Le priorità dell’agenda di governo sono chiare: approvare i due ddl omnibus, strascichi della Finanziaria, dare il via libera a riforme tanto attese e ormai da mesi in stand by a Sala d’Ercole e abolire il voto segreto. I piani per il 2026, sulla carta, appaiono abbastanza chiari tra i corridoi di Palazzo dei Normanni, nonostante il futuro del centrodestra, nelle condizioni attuali, sia indecifrabile.
La legge di Stabilità ha permesso di mettere in luce tutti limiti di una coalizione che fatica a trovare il giusto equilibrio. Capricci e rivendicazioni che hanno creato scompiglio tra gli alleati, alimentando le voci di un possibile rimpasto in giunta o persino il suo azzeramento. Uno scenario reso ancora più imprevedibile dalla nascita del nuovo intergruppo all’Ars annunciato dal leader di Sud chiama Nord Cateno De Luca e che molti deputati, non solo tra le fila della Democrazia Cristiana, starebbero osservando con parecchia curiosità. In vista, non è da escludere, uno stravolgimento degli equilibri tra i banchi dell’Assemblea regionale (CLICCA QUI). Un intervento, qualunque esso sia, si materializzerà a gennaio e proprio l’abolizione dello scrutinio segreto indicherebbe un segnale come pochi in precedenza.
L’ultima Manovra approvata può essere definita come quella delle riscritture. Un modo al quanto ironico per riassumere le fitte interlocuzioni verificatosi tra maggioranza e opposizione, con l’obiettivo di dimostrare un’apertura quanto più inclusiva verso tutte le proposte, nel tentativo di scongiurare la paura del voto segreto. Un timore palpabile anche all’interno della squadra di governo del presidente della Regione Renato Schifani, con gli assessori spesso in prima linea per fare scudo alle misure contenute nel testo, ponendo in primo piano la piena e totale disponibilità al dialogo e al confronto. Un gesto quasi disperato, considerando i precedenti dell’ultima variazione di bilancio, molto vicini ad una vera e propria disfatta. Il testo, questa volta, è stato dimezzato dagli accantonamenti, ma le vittime del voto segreto non sono mancate: i due scivoloni durante l’esame degli emendamenti al ddl Bilancio, la bocciatura degli articoli 18, gli interventi per la prevenzione degli incendi nei parchi archeologici, e 19, il fondo per la prevenzione degli incendi boschivi.
E così il tema torna a rimbalzare tra le cronache ed anche il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno in occasione della tradizionale cerimonia degli auguri di fine anno con i cronisti, svolta nella sede di Catania dell’Assemblea, si è lasciato andare sull’argomento: “Il problema non è tanto il voto segreto che se si vuole abolire per maggiore trasparenza va bene, ma è il regolamento parlamentare, là dove consente ai deputati di intervenire per dichiarazioni su ogni norma. Qual è allora la mia proposta? Che nella votazione di una legge a un certo punto non si può intervenire, la dichiarazione di voto va fatta solo alla fine. Così com’è il regolamento parlamentare è uno scempio, va modificato. Durante la manovra finanziaria ci sono state sedute con sei ore di chiacchere, con dichiarazioni di voto strumentali, servite solo a rallentare e a esasperare i toni per i capricci di qualcuno era pensabile allungare i tempi per portarci magari all’esercizio provvisorio?“.
Ma come si procederà nelle prossime settimane, una volta archiviate le feste natalizie?
Una proposta, in realtà, esiste già. A fine ottobre fu la Democrazia Cristiana a depositare un disegno di legge che prevede “l’abolizione del voto segreto per materie non concernenti i princìpi e i diritti di libertà delle persone“. Una linea chiara non c’è ancora, ma sul tavolo ci sarebbero anche altre ipotesi. Quella maggiormente accreditata e sicuramente anche più veloce e immediata da portare avanti è l’allineamento con la disciplina nazionale. L’articolo 113 del Regolamento del Senato, infatti, prevede lo scrutinio segreto per “le votazioni comunque riguardanti persone e le elezioni mediante schede“. Su richiesta dei senatori, il voto segreto può essere messo in atto per “le deliberazioni che incidono sui rapporti civili ed etico-sociali di cui agli articoli 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 24, 25, 26, 27, 29, 30, 31 e 32, secondo comma, della Costituzione; le deliberazioni che concernono le modificazioni al Regolamento del Senato“. In nessun caso invece “è consentita la votazione a scrutinio segreto allorché il Senato sia chiamato a deliberare sui disegni di legge di approvazione di bilanci e di consuntivi, su disposizioni e relativi emendamenti in materia tributaria o contributiva, nonché su disposizioni di qualunque disegno di legge e relativi emendamenti che comportino aumenti di spesa o diminuzioni di entrate, indichino i mezzi con cui farvi fronte, o comunque approvino appostazioni di bilancio“. Nel caso in cui quest’ultime disposizioni siano comprese in articoli o emendamenti attinenti alle materie prima citate “esse sono sottoposte a votazione separata a scrutinio palese“.
L’approdo a Sala d’Ercole non sarà certamente uno schiocco di dita. Il primo step dovrà essere incarnato dalla Commissione Regolamento, una delle tre Commissioni Istituzionali, guidata dal presidente dell’Assemblea Gaetano Galvagno, ma ami convocata nel corso di questa legislatura. Una volta incassato il primo disco verde, dovrà essere l’aula, così come previsto dall’articolo 39 del regolamento interno, a deliberare a maggioranza assoluta dei suoi componenti, dunque anche con voto segreto se richiesto (CLICCA QUI).
I franchi tiratori sono alla finestra, ma bloccarli risolverà i mal di pancia del centrodestra?




