“La scarcerazione dei nostri assistiti, Jooma Laamami Tarek, Jarkess Mohannad, Ahmad Ali Farah, Adb Al Monsiff, Assayd Mohamed, è avvenuta per decisione della Corte di appello di Messina, che ha ritenuto ammissibili le istanze di revisione della sentenza di condanna presentate nel loro interesse. In tale frangente la Corte, ritenendo le nuove prove addotte dalle difese decisive, ha ritenuto di accogliere l’istanza di sospensione dell’esecuzione della pena presentata unitamente alla richiesta di revisione in attesa della celebrazione del processo”. Lo dicono gli avvocati Antonio Pecoraro, Cinzia Pecoraro, Serena Romano, Stefania Moscardi contestando la presunta correlazione tra il rilascio degli attivisti della Flotilla trattenuti in Libia e la liberazione dei calciatori libici condannati in Italia per la cosiddetta strage di Ferragosto.
“Tale risultato è il frutto di anni di lavoro e della difficoltosissima ricerca di nuove prove e si inserisce nella cornice di un procedimento giudiziario di revisione del giudicato e non in una trattativa diplomatica, come ipotizzato da alcuni organi di stampa – aggiungono i legali – Le notizie di una presunta correlazione tra la vicenda giudiziaria dei nostri assistiti e la liberazione degli attivisti della Flotilla sono frutto di una ricostruzione errata e del tutto destituita di fondamento della vicenda. In data odierna, peraltro, analogo provvedimento è stato assunto nei confronti di Beddat Isham, cittadino marocchino. Il provvedimento di scarcerazione dei nostri assistiti è un atto di giustizia che arriva dopo una battaglia legale durata undici anni per rimediare a quello che riteniamo un grave errore di giudizio”.




