“Il Comune di Tusa e i suoi cittadini hanno il diritto di sapere come vengono spesi un milione e mezzo di euro di fondi pubblici destinati al Teatro di Alesa”. Questa è la denuncia del sindaco di Tusa, Angelo Tudisca, che ha inviato una nota alle principali istituzioni nazionali e regionali (CLICCA QUI) contestando il diniego di accesso agli atti opposto dalla Soprintendenza di Messina sui lavori in corso nel sito archeologico.
L’accesso agli atti negato
Tudisca rivendica il ruolo determinante del Comune nella scoperta del sito. “Tutto questo è stato fatto con fondi del Comune di Tusa, dell’Università francese e dello Stato francese. Il Comune ha sostenuto le spese per ospitare gli studenti e i professori francesi, ha pagato ogni anno la pulizia del sito e i mezzi meccanici utilizzati negli scavi. Prima dell’arrivo del finanziamento regionale, il Comune è stato il principale finanziatore insieme allo Stato francese”. Successivamente è arrivato il finanziamento regionale da un milione e mezzo di euro, assegnato alla Soprintendenza di Messina per la realizzazione dei lavori.
“Noi siamo interessati ai lavori che si svolgono, ma ci rendiamo conto che non ci viene data la possibilità di vedere quali interventi vengono realizzati e come vengono eseguiti”.
Il sindaco racconta di essersi recato personalmente nell’area archeologica. “Sono andato al teatro, ho persino pagato il biglietto d’ingresso e ho constatato che i lavori procedono molto a rilento. Riteniamo, o quantomeno presupponiamo, che quanto previsto nella perizia finanziata dalla Regione non stia seguendo il percorso programmato”.
Da qui la decisione di chiedere formalmente l’accesso agli atti. “Trenta giorni dopo la richiesta ci è stato negato. Così il sindaco e i cittadini di Tusa non possono sapere come vengono spesi un milione e mezzo di euro destinati al Teatro di Alesa”.
Tudisca sottolinea di non formulare accuse, ma di porre interrogativi sulla gestione dell’intervento. “Non comprendo quale sia il motivo per cui la Soprintendenza sostiene che il Comune non abbia interesse a conoscere questi lavori, trattandosi di un sito archeologico sul quale il Comune ha investito per anni risorse economiche e impegno”.
I dubbi sull’avanzamento dei lavori e l’esclusione degli archeologi

Secondo il primo cittadino, lo stato di avanzamento dell’opera non sarebbe soddisfacente. “Siamo circa al 40% dei lavori e, di fatto, oggi si vede molto poco. Se fosse stata seguita la perizia originaria, con l’utilizzo anche di mezzi meccanici, si sarebbe potuto ottenere un avanzamento maggiore. Però queste sono mie presupposizioni, perché non mi viene consentito di vedere gli atti”.
Tudisca evidenzia inoltre l’esclusione dalla direzione dei lavori della professoressa Michela Costanzi dell’Università di Amiens, tra le archeologhe che hanno contribuito alla scoperta del teatro. “In un primo momento era stata inserita nella direzione dei lavori, poi, quando i fondi sono stati assegnati alla Soprintendenza, è stata esclusa. Chi ha trovato il teatro è stato estromesso dalla direzione dei lavori”.
L’appello alla Regione
Con la lettera inviata alle istituzioni, il sindaco chiede un intervento dell’assessorato regionali ai Beni culturali. “Mi aspetto che l’assessore regionale possa fare chiarezza, esercitando le funzioni di indirizzo e vigilanza che il suo mandato gli impone, magari convocando una conferenza di servizi con tutte le parti coinvolte. Mi sono riservato anche di segnalare gli atti alla Procura della Repubblica, perché ritengo che sia giusto che il sindaco e i cittadini del Comune nel quale si trova il sito archeologico sappiano come vengono spesi questi soldi pubblici”.
Il sindaco ribadisce infine la richiesta di maggiore trasparenza nella gestione dei lavori e delle risorse pubbliche destinate al Teatro. “Si è arrivati a questo risultato grazie agli investimenti del Comune e dei cittadini di Tusa. Ogni anno abbiamo destinato tra i 15 e i 20 mila euro al sito archeologico per ospitare gli studenti e sostenere gli scavi. Per questo oggi non comprendiamo perché, nel momento in cui si raccolgono i frutti di quel lavoro, si vogliano nascondere le carte”.



