Le giornate si stanno progressivamente allungando e la luce del sole rimane con noi più a lungo: è il segnale chiaro che la primavera è alle porte. Come accade ogni anno, arriva il momento di regolare gli orologi per il passaggio all’ora legale.
Nella notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo 2026, si effettuerà il cambio, le lancette degli orologi dovranno essere spostate avanti di un’ora, dalle 2:00 alle 3:00. Questo significa che si dormirà sessanta minuti in meno, ma in compenso si guadagnerà un’ora di luce naturale in più durante le serate.
Si tratta di un rituale che coinvolge milioni di persone in diversi paesi del mondo, due volte all’anno, dal passaggio all’ora legale in primavera a quello inverso in autunno, per adattarsi all’alternanza tra ora solare e ora legale.
Questa pratica, nata con l’intento di valorizzare al massimo la luce del giorno e contenere i consumi di energia, continua a dividere l’opinione pubblica tra chi la considera ancora utile e chi invece ne chiede da tempo l’eliminazione.
Il concetto di spostare l’orario per sfruttare meglio la luce solare ha radici lontane, ma la sua versione moderna risale al Settecento. Nel 1784 Benjamin Franklin, in un articolo satirico apparso sul Journal de Paris, fece notare con ironia come i parigini sprecassero inutilmente le ore di luce mattutine restando a letto. Suggerì, in tono provocatorio, tasse sulle finestre, razionamento delle candele e campane pubbliche all’alba per costringere la gente a svegliarsi prima.
L’idea fu ripresa seriamente solo alla fine dell’Ottocento dall’entomologo neozelandese George Vernon Hudson, che nel 1895 propose di avanzare le lancette di due ore in estate per avere più tempo da dedicare alle sue ricerche sugli insetti. Pochi anni dopo, nel 1907, l’inglese William Willett rilanciò con forza il tema pubblicando il pamphlet “Waste of Daylight” (Spreco della luce del giorno). Willett stimò che ogni anno si buttassero via ingenti somme per l’illuminazione artificiale e fece pressioni sul Parlamento britannico affinché adottasse il suo progetto.
La proposta non passò subito, ma gettò le basi per l’introduzione durante la Prima Guerra Mondiale. Nel 1916 la Germania decise di adottare l’ora legale per risparmiare carbone, seguita rapidamente dal Regno Unito e da altri Stati europei. L’Italia la introdusse nello stesso anno, anche se poi il sistema fu sospeso e riattivato più volte, fino a diventare definitivo nel 1966.
Da quel momento l’ora legale si è diffusa in molti paesi, pur restando al centro di discussioni accese. Alcuni Stati hanno addirittura scelto di abbandonarla del tutto, optando per un orario fisso.
Il principale argomento a favore dell’ora legale è il risparmio energetico, con le serate più luminose si riduce il ricorso all’illuminazione artificiale. Tuttavia, nell’era moderna, caratterizzata dall’uso massiccio di climatizzatori, computer e altri apparecchi elettrici, questo beneficio si è notevolmente ridimensionato.
Sul fronte opposto ci sono gli effetti sul benessere umano. Il cambio d’ora può provocare temporanei disturbi del sonno, cali di attenzione, maggiore irritabilità e stress, soprattutto nei primi giorni di adattamento. Diverse ricerche hanno inoltre segnalato un lieve aumento di incidenti stradali e di problemi cardiovascolari nelle ore immediatamente successive al passaggio.
Negli ultimi anni il tema è tornato più volte all’attenzione delle istituzioni europee. Il Parlamento Europeo ha discusso l’ipotesi di eliminare il doppio cambio annuale, lasciando però libertà ai singoli Stati di scegliere se mantenere tutto l’anno l’ora solare o quella legale.
Paesi come Russia e Turchia, già dal 2016, hanno già optato per un orario stabile.
Con loro la Cina, che ha abbandonato l’ora legale nel 1991 e oggi adotta un unico orario nazionale, quello di Pechino. Una scelta che privilegia uniformità e semplicità amministrativa. Anche il Paraguay ha deciso di dire basta al cambio dell’ora, abolendolo nel 2025 dopo anni di dibattito pubblico. Il Canada ha avuto la stessa sorte dopo l’ultimo cambio dell’8 marzo 2026, ha stabilito che l’orario resterà fisso tutto l’anno, sostenuta da un consenso popolare schiacciante. A queste realtà si aggiungono Paesi come Argentina e India e gran parte del continente africano, che hanno abbandonato da tempo l’alternanza stagionale. Dal 2025 anche l’Ucraina ha scelto di non cambiare più l’ora, allineandosi a un trend ormai consolidato.
Perchè questi paesi l’hanno abolita? Le motivazioni sono molteplici e spesso intrecciate. La prima riguarda la salute, numerosi studi hanno evidenziato come il cambio dell’ora possa aumentare lo stress, disturbare il sonno e incidederebbe negativamente anche sulla concentrazione.
Un secondo fattore, come abbiamo detto, è l’efficacia energetica, che oggi appare molto più limitata rispetto al passato. Con l’evoluzione delle tecnologie e dei consumi, il risparmio ottenuto spostando le lancette è considerato marginale. Infine, pesa la volontà dei cittadini. In molte regioni, come in British Columbia, la popolazione ha espresso chiaramente la preferenza per un orario stabile, spingendo i governi ad accontentare a questa richiesta.
In Italia ancora il confronto rimane vivo, c’è chi spinge per rendere permanente l’ora legale, ritenendola più vantaggiosa per il risparmio energetico e per la qualità della vita quotidiana, soprattutto nelle regioni meridionali.
Mentre si attende una decisione definitiva a livello nazionale ed europeo, il prossimo spostamento delle lancette ci offre l’occasione per riflettere su quanto questa antica abitudine sia ancora realmente necessaria nella società contemporanea.
Che siate tra chi apprezza le serate più lunghe o tra chi preferirebbe evitare il fastidio del cambio, l’ora legale sta per tornare: preparate gli orologi!





