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Prima puntata

Turismo in Sicilia, aumentano le presenze ma le infrastrutture restano l’handicap dell’Isola

martedì 2 Giugno 2026
turisti turismo

Aumentano le presenze, ma non le entrate. Se da un lato la Sicilia viene percepita sempre più come una meta esclusiva del Mediterraneo, soprattutto dagli stranieri, dall’altro il settore turistico dell’Isola continua ad avere un impatto contenuto sulla crescita dell’economia regionale.

Con un patrimonio artistico, paesaggistico ed enogastronomico conosciuto in tutto il mondo, la Sicilia è la quarta regione italiana per numero di siti Unesco, una caratteristica che ha alimentato nel tempo la convinzione che la regione possa “vivere solo di turismo”. Un ritornello che ormai è diventato ridondante, visti gli ultimi dati Istat:  il comparto turistico siciliano genera appena il 4,2% del Pil regionale e il 4,8% di quello nazionale.

I dati

Secondo le ultime rilevazioni, nel 2025 gli arrivi sono cresciuti del 4,2% rispetto al 2024, mentre le presenze – che hanno superato quota 23 milioni – hanno registrato un incremento dell’1,2%.

A trainare questo trend positivo sono soprattutto i turisti stranieri. È come se la Sicilia, da tradizionale meta delle “vacanze all’italiana”, si fosse progressivamente trasformata in una destinazione sempre più internazionale e multiculturale.

Legame tra storia e turismo 

Con 1.755.617 presenze registrate nel 2024, la Germania si conferma il primo mercato estero per il turismo in Sicilia. Numeri in costante crescita, favoriti anche dall’attivazione di nuovi collegamenti dall’aeroporto di Trapani Birgi verso Baden-Baden, Düsseldorf e Saarbrücken.

Tra dominazioni, influenze culturali, artisti e poeti, il legame tra la Sicilia e la Germania affonda le sue radici nei secoli. Una figura che ha contribuito a rafforzare questo legame è quella di Johann Wolfgang von Goethe, scrittore che occupa un posto speciale tanto nell’immaginario siciliano quanto in quello tedesco.

Profondamente affascinato dall’Isola, Goethe descrisse più volte i paesaggi e le meraviglie della Sicilia, contribuendo alla costruzione di quell’immagine fatta di bellezze naturali e patrimonio culturale che ancora oggi continua ad attrarre migliaia di visitatori tedeschi. Lo confermano i dati, che mostrano come i visitatori tedeschi contribuiscano in modo significativo alla distribuzione dei flussi durante l’anno, aiutando a contrastare la forte stagionalità che caratterizza il settore turistico siciliano. 

Un fenomeno che continua a generare elevati livelli di affollamento nei mesi estivi e lunghi periodi di rallentamento nel resto dell’anno, con ripercussioni anche sulle attività economiche legate al settore.

Proprio per questo, la destagionalizzazione rappresenta una delle priorità dell’Assessorato regionale al Turismo. “La nostra sfida principale è superare la logica dell’alta stagione legata ai soli mesi estivi, puntando a distribuire i flussi turistici lungo tutto l’anno”, ha dichiarato a ilSicilia.it l’assessore Elvira Amata. “L’obiettivo primario – ha aggiunto – resta arricchire l’offerta turistica regionale, diversificandola, così da intercettare nuovi target e accrescere l’attrattività della destinazione anche nelle aree tradizionalmente meno interessate dai grandi flussi turistici”.

Al secondo posto per numero di presenze in Sicilia si colloca la Francia, con 1.749.328 soggiorni. Anche in questo caso Sicilia e Francia condividono un lungo percorso culturale che attraversa lingua, tradizioni e gastronomia. Molti termini del dialetto siciliano derivano infatti dal francese e non mancano punti di contatto anche sul piano enogastronomico: che si chiamino “babbaluci” o “escargot”, si parla sempre di lumache di terra. Anche in questo caso, la letteratura francese ha contribuito a costruire un’immagine “idilliaca” della Sicilia nell’immaginario collettivo europeo. Tra questi proprio Guy de Maupassant è stato una delle figure chiave della letteratura francese che contribuì a diffondere l’idea di una Sicilia da “cartolina”, sospesa tra paesaggi incontaminati, storia millenaria ed eccellenze agroalimentari.

L’effetto Hollywood in Sicilia

Poco sotto i francesi si collocano gli americani che, secondo i dati Istat, nel 2024 hanno registrato 1.236.107 presenze. Numeri che riflettono quello che può essere definito l’ “effetto Hollywood” che ha colpito negli ultimi anni l’Isola. Eventi internazionali, sfilate, produzioni cinematografiche e la crescente attenzione mediatica hanno trasformato la Sicilia in una destinazione sempre più ricercata dal turismo internazionale.

Non è escluso che un ruolo determinante sia stato svolto dalla serie televisiva The White Lotus, che ha contribuito a rafforzare l’immagine della Sicilia come meta del turismo di lusso. Lo stesso Washington Post ha parlato di “White Lotus Effect”, evidenziando come l’Isola sia entrata sempre più nei radar dei turisti americani di fascia alta.

Un fenomeno che ha certamente favorito la crescita del segmento luxury. Gli americani rappresentano infatti una delle categorie di visitatori con la più elevata capacità di spesa, interessati a esperienze autentiche, ma, allo stesso tempo, legate a servizi “high cost”. Una crescita che però rischia di rimanere di nicchia. Diverse città siciliane hanno attirato importanti investitori nell’hotelleria di fascia alta, tra queste  Noto, Siracusa, Taormina, Sciacca e Isole Eolie, diventando mete super richieste dal turismo internazionale di lusso. Tuttavia, molti di questi hotel finiscono per trasformarsi quasi in vere proprie “Isole nelle Isole”: il turista alto spendente spesso sceglie di trascorrere l’intera vacanza all’interno del complesso alberghiero, ususfruendo dei pacchetti previsti dalla struttura e limitando così il contatto con il territorio circostante. Una scelta che permette al turista di evitare possibili criticità, quali rallentamenti dovuti ai trasporti o infrastrutture limitate, ma ne viene meno la ricchezza del territorio. E’ proprio qui che emerge una delle principali contraddizioni del turismo siciliano: cresce l’attratività dell’Isola, con l’aumento degli arrivi, delle presenze e delle strutture ricettive – comprese quelle di fascia alta – ma il valore economico prodotto da questi flussi non riesce ancora a tradursi in una crescita per la regione. Una questione che, oggi più che mai, torna sul tavolo del dibattito pubblico. 

Come far vivere la Sicilia solo di turismo?

Perché la crescita dei flussi turistici non si traduce ancora in un aumento del valore economico per il territorio siciliano? “Il turismo in Sicilia cresce nei numeri, ma spesso resta un turismo con una spesa pro capite bassa. Il luxury esiste, ma è ancora concentrato in poche realtà come Taormina”, osserva Dario Pistorio, presidente della Federazione Italiana Pubblici Esercizi Sicilia.

Dario Pistorio

Per Pistorio, una delle principali cause di questa situazione è rappresentata dalle carenze infrastrutturali, che continuano a incidere sulla competitività dell’Isola: “Un turista che arriva a Catania e vuole raggiungere alcune aree della Sicilia affronta ancora spostamenti troppo lunghi e complessi, per non parlare del fatto che alcune aree interne sono completamente isolate”, sottolinea. Da qui la necessità di puntare non solo sull’incremento delle presenze, ma anche sulla qualità dell’offerta: “Per trasformare davvero il turismo in economia stabile bisogna alzare la qualità dell’offerta e investire maggiormente nella formazione del personale”, conclude Pistorio.

 

Francesco Randone

Sulla stessa scia anche Francesco Randone, vicepresidente di Federalberghi Palermo. Randone sottolinea che nonostante la fase di crescita vi sono alcuni “limiti strutturali” che frenano lo sviluppo economico del comparto. Tra questi, la mancanza di “figure lavorative professionali di livello”, oltre all’assenza di infrastrutture e servizi che “i turisti sarebbero ben disposti a pagare”. Secondo Randone, la Sicilia fatica ad attrarre una clientela di fascia media e medio-alta spendente non soltanto per i problemi legati alla mobilità, ma anche per una gestione degli investimenti che, a suo giudizio, non ha prodotto negli anni i miglioramenti necessari. “Negli ultimi 25 anni cosa si è realizzato per dare ulteriore qualità al comparto con i fondi europei? Credo che sia sotto gli occhi di tutti che se si va in altre destinazioni europee in 25 anni hanno cambiato la qualità del loro servizio creando viabilità, acquedotti, fognature, potenziando pulizia, asfalto, verde e quant’altro. Noi siamo rimasti praticamente con il 95% dei punti di debolezza che avevamo 25 anni fa, se non sono addirittura aumentati per via dell’aumento dei posti letto extra ricettivi”, conclude.

Elvira Amata

Sul tema interviene anche l’assessore regionale al Turismo Elvira Amata, che rivendica l’impegno della Regione nel rafforzamento dell’offerta: “La nostra programmazione ha una connotazione fortemente integrata e complementare volta a profilare un’offerta turistica il più possibile completa, ove ogni segmento trova espressa declinazione. In questo senso anche il segmento del luxury ricopre un ruolo di primaria importanza”. Sul tema della formazione professionale, l’assessore spiega che l’amministrazione sta lavorando “in piena sinergia” con Assessorato regionale della formazione con “l’obiettivo di individuare e formare ulteriori figure professionali da destinare proprio a questo segmento”.

Poi sposta il focus sul nodo delle infrastrutture come elemento cardine per la competitività della Sicilia: “Il salto di qualità della destinazione turistica non può più prescindere da un dato di fatto assolutamente ineludibile: la rete infrastrutturale e dei trasporti. Tra attrattività e mobilità esiste un legame di rilevante reciprocità”. Per l’assessore, la “sfida decisiva” è quella di garantire al visitatore di raggiungere le diverse destinazioni “in modo rapido, semplice e sostenibile” per rispondere alle “aspettative del viaggiatore moderno”.

Turismo nazionale e domestico: il ruolo degli italiani

Un altro dato essenziale per comprendere la salute del comparto turistico dell’Isola è l’andamento dei flussi turistici nazionali e domestici. Nel 2024 si registra un forte calo delle presenze italiane in Sicilia: con una diminuzione del 6,3% e poco meno di 10 milioni di presenze, il mercato nazionale continua a caratterizzarsi per una forte concentrazione nei mesi estivi e durante i periodi festivi, generando picchi stagionali e lunghi periodi di minore affluenza nel resto dell’anno che si traduce in occupazione precaria.

Lombardia, Lazio, Piemonte, Veneto, Campania ed Emilia-Romagna restano le principali regioni di provenienza dei visitatori italiani.

Il segmento che invece continua a generare maggiore valore per il comparto turistico dell’Isola è il turismo domestico. Viaggiare alla scoperta dell’Isola continua ad essere una delle scelte preferite dei siciliani.

Tuttavia, il vero nodo è rappresentato dalla capacità di spesa dei siciliani, inferiore rispetto a quella dei turisti stranieri. Se da un lato il turismo domestico genera una presenza costante di flussi turistici durante tutto l’anno, dall’altro genera una spesa contenuta, con effetti diretti sul valore economico complessivo prodotto dal settore. Ne derivano quindi ricavi inferiori e una minore possibilità di creare un’economia stabile.

 

 

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