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Turismo, l’appello di Uftaa: “Puntare sul 2021, non ha senso investire su questa stagione”

lunedì 1 Giugno 2020

“La riapertura delle frontiere non può cambiare la situazione nell’immediato. Vale per la Sicilia e per l’Italia nella sua interezza. La stagione turistica a cui bisogna guardare è quella del 2021, ogni sforzo economico, promozionale o strategico che verrà fatto per questa estate avrà poco senso”.

Lo ha dichiarato il presidente emerito di Uftaa (United Federation of Travel Agents’ Associations, la federazione mondiale degli agenti di viaggio), Mario Bevacqua.

“La Grecia – spiega Bevacqua – ha annunciato che riaprirà a 29 Paesi escludendo in un primo momento, invece, l’Italia e pochi giorni fa anche la Danimarca ha chiuso le sue porte – afferma Bevacqua -. Sono segnali eloquenti del momento di estrema difficoltà a cui stiamo andando incontro. Al di là della riapertura progressiva delle frontiere, servirà del tempo e non sarà semplice riprendere i rapporti con i nostri clienti e partner esteri. Il Governo italiano non si sta muovendo come dovrebbe. La crisi non riguarda solo l’emergenza del “domani mattina”, non possiamo risollevarci se non c’è una visione strategica e se non si tracciano delle prospettive chiave, Tutto passa da una programmazione futura che ad oggi non c’è. Siamo in colpevole ritardo sul 2021. La politica è in stato confusionale, fa annunci, poi li smentisce e li rimette in circolazione. L’incertezza crea scoramento e disaffezione da parte di buona parte della nostra abituale clientela, che legge, si informa e non vede nel nostro Paese un quadro ideale di serenità. La vacanza è relax, ma la gente ha ancora paura e l’Italia non sta trasmettendo questo senso di rassicurazione”.

“La realtà odierna è un disastro ed è un vero peccato perché soprattutto la Sicilia potrebbe essere il cuore pulsante, una delle mete principali, per la ripartenza del turismo in Italia. Qui da noi il contagio Covid è ormai a quota zero, abbiamo luoghi meravigliosi, ammirati in tutto il mondo, ma altri rischiano di superarci sul tempo ancora una volta. L’ipotesi del turismo di prossimità non è un’opportunità che può aiutare l’economia, non può dare nulla di significativo a quest’isola. Non si possono risollevare in questo modo le sorti di una crisi che rischia di diventare una disfatta”.

“I numeri ci confermano che sino al 30 giugno non ci sono prenotazioni e anche il ponte, dal 29 maggio al 2 giugno, poteva iniziare a muovere qualcosina almeno in termini di timidi segnali positivi e invece andrà deserto. Il 97% degli hotel è rimasto chiuso ormai da marzo ad ora, come evidenziato da Federalberghi, e in tanti sino a fine giugno attenderanno l’evoluzione della crisi. Si potrà recuperare qualcosa a luglio e agosto ma non sarà abbastanza per compensare le perdite complessive della stagione. C’è poi il dramma di migliaia di lavoratori stagionali abbandonati. I 172 miliardi che dovrebbero arrivare dall’UE dovranno prima essere approvati dal Parlamento europeo, li vedremo nel nostro Paese forse nel 2021 o nel 2022″.

“Per dare una svolta al turismo in Sicilia – continua Bevacqua – c’è bisogno di una legge regionale sul turismo che possa sanare le anomalie, una volta per tutte. Bisogna iniziare subito a programmare il futuro. Occorre individuare i mercati da intercettare per recuperare la nostra clientela: non basta un’azione promozionale “urbi e orbi”. La necessità è quella di identificare i mercati per poi andare a sollecitarli e convincerli a tornare qui. Le compagnie aree fino al 15 giugno non hanno programmato e i voli riprenderanno a luglio ma non aspettiamoci che tutto torni d’incanto come prima. Siamo di fronte ad un sistema in stato di angoscia e per far diventare quest’angoscia un clima di fiducia è necessaria una pianificazione a 360 gradi. Se vogliamo risalire la china bisogna stabilire oggi quello che si vuole fare. La Sicilia può farcela ma bisogna cambiare passo”. 

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