Si parla di lavoro, anche se la misura dell’incentivo all’occupazione in Sicilia è rimasta praticamente al palo. Sembra che il provvedimento approvato nella scorsa Finanziaria non stia ricevendo la giusta attenzione da parte delle imprese dell’Isola. In che senso?
Il contributo del 10% non è appetibile per gli imprenditore, preferendo piuttosto incentivi statali a quelli regionali. La misure contenuta negli articoli 1, 2 e 3 mette a disposizione 218 milioni di euro messi a disposizione dell’Irfis per la gestione dei bandi e della consequenziale erogazione del contributo.
Si tratta di incentivi a sostegno delle assunzioni a tempo indeterminato, per promuovere la stabilità occupazionale e stimolare la competitività del sistema produttivo regionale, riconoscendo ai datori di lavoro un contributo a fondo perduto parametrato al costo del personale. Per il triennio 2026-2028 il contributo è riconosciuto in una misura non superiore al 10 per cento del costo annuale del personale a carico dell’azienda per i lavoratori assunti.
Una domanda si pone parte della politica siciliana. Queste risorse che fine faranno? Forse la norma dovrà essere oggetto di una modifica o si preferisce stornarle per altre misure? Una misura economica fortemente voluta e sostenuta dal governo regionale, quando allora la delega al lavoro era nelle mani del presidente Renato Schifani, e dall’assessore all’Economia Alessandro Dagnino.
Quale migliore occasione se non quella offerta dalla variazione di bilancio che in questo momento si trova nelle Commissioni parlamentari per l’esame delle varie norme.
In questa fase ci sarebbe la possibilità di modificare la norma sugli incentivi per renderla maggiormente appetibile agli occhi delle aziende che vorrebbero assumere personale, oppure destinare quelle risorse non utilizzabili ad altri provvedimenti necessari che potrebbero essere approvati da qui ai prossimi giorni.
Molti deputati del centrodestra auspicano un vertice di maggioranza quanto prima per discutere sul da farsi e sulla linea da tenere sulla discussione degli emendamenti aggiuntivi e non solo. Sulla possibilità di utilizzare risorse messe a disposizione dalla ultima legge di stabilità che non stanno avendo riscontro positivo. Eppure questa variazione di bilancio vale circa 525 milioni di euro, da qualche parte dovranno saltare fuori delle opportunità.



