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L'intervista

Barbagallo: “Meloni non vede, non sente e non parla su quanto succede in Sicilia. Primarie primo metodo di scelta”

giovedì 26 Marzo 2026
Anthony Barbagallo

Il cielo è sempre più blu in quel di Roma per il campo largo. Il trionfo del “no” al referendum sulla giustizia ha donato nuova linfa al centrosinistra, che adesso ha una nuova sfida e un compito ancora più arduo: trasformare la risposta negativa degli elettori in consensi alla urne in occasione dei prossimi appuntamenti elettorali. E anche in Sicilia sarà così. Ne è consapevole anche il segretario regionale del Partito Democratico Anthony Barbagallo. Deputato nazionale alla Camera, l’esponente dem respira l’aria romana. “C’è entusiasmo, abbiamo rivisto giornate migliori che non vedevamo da un po’“: ha raccontato ai microfoni de ilSicilia.it, senza però nascondersi e ammettendo che adesso i giochi iniziano a farsi duri. La palla passa nelle mani della coalizione progressista, chiamata a costruire un’alternativa solida. Tanta attenzione sarà rivolta all’Isola, dove i soggetti politici sono tanti, variegati e il puzzle da comporre non è semplice. La strada intrapresa, ad oggi, però, appare quella giusta.

Partiamo dal referendum e in particolar modo sul voto in Sicilia, dove il risultato fa più rumore, considerando il governo a guida centrodestra. Vi aspettavate un consenso così ampio per il ‘no’?

Negli ultimi giorni la sensazione era di una marea che cresceva, perché i fronti aperti di criticità del governo iniziavano a essere molteplici. Gli scandali che hanno travolto il governo Schifani, l’appiattimento del centrodestra su Trump, il costo della vita in costante aumento e il peggiorare dei servizi e della sanità. Sono state tutte questioni che hanno pesato. Oltre questo c’è stata anche un’evidente inadeguatezza e una tracotanza insopportabile da parte del fronte del ‘sì’ nella gestione della campagna referendaria. Il video di Bartolozzi fatto a Catania ha avuto un eco internazionale. Così come l’arroganza che ha caratterizzato una serie di dichiarazioni a partire dall’appello al voto clientelare. La gente questa volta era veramente stufa e ha dato un segnale netto“.

Dopo il referendum sono arrivate le dimissioni di Bartolozzi, Delmastro e Santanché. Come vi muoverete adesso?

Le riflessioni sono tardive. I buoi sono scappati già. E’ chiaro che Meloni si deve assumere una responsabilità politica, non la può delegare ad altri. La stessa cosa per Nordio. La sensazione è che questo referendum è stato ed è un punto di svolta sulla percezione anche dell’operato del governo. Quando siamo partiti nella campagna referendaria mesi fa, la gente voleva capire cosa conteneva la riforma. Io ricordo le prime giornate, le prime domande degli elettori. La gente voleva sapere come mai il centrodestra non aveva accolto nessun dei nostri suggerimenti. Hanno varato una riforma così importante da soli, andando avanti come bulldozer e sono finiti contro un muro. E badate non parlo solo delle osservazioni delle opposizioni, stesso trattamento è stato riservato ad ogni possibile interlocutore. Ma oltre ad aver capito nel merito i motivi per votare no, negli ultimi giorni c’è stata una spinta contro il governo, contro la destra: Meloni, Schifani, Lagalla, Trantino. Ho avuto questa sensazione netta via via che ci si avvicinava al voto. Si aspettava l’appuntamento referendario anche per mandare un messaggio chiaro di insoddisfazione e sfiducia verso il governo. Anche quello regionale. Così si spiegano i risultati nell’Isola. Oggi la sfida per il centrosinistra, per il fronte del ‘no’, è quello di far diventare un voto contro un voto a favore. Un voto per costruire. C’è molta rabbia in molti di quei ‘no’ segnati sulle schede. La rabbia delle periferie abbandonate, dei giovani costretti a scegliere tra lavori sottopagati o emigrazione, di chi vede la sanità merce di scambio per affari illeciti mentre aspetta da mesi una visita specialistica. Noi dobbiamo costruire un progetto, un’identità chiara in Sicilia, un modello di riscatto per trasformare quei ‘no’ più numerosi dei voti ottenuti da Schifani in qualcosa che restituisca una speranza. Abbiamo il compito di dare un contenuto programmatico, di definire una visione per la nostra terra, oggi più che mai. Non possiamo farlo da soli come PD e neppure solo come coalizione di partiti. Dobbiamo cedere sovranità e trovare il modo di rendere protagonisti le reti, le associazioni, gli uomini e le donne che sono stati protagonisti di questa vittoria straordinaria“.

Queste dimissioni sono state ricordate in conferenza stampa dal Movimento 5 Stelle, che ha mandato un messaggio alla premier Meloni chiedendo di intervenire allo stesso modo anche in Sicilia. Cosa ne pensa il Partito Democratico?

Meloni in Sicilia, non è la prima volta che lo dico, non vede, non sente, non parla. Lei fa finta che non accade nulla. Idem sugli innumerevoli scandali del centrodestra, non soltanto in Fratelli d’Italia. Le notizie di oggi che riguardano la coppia Iacolino-Tamajo sono imbarazzanti. Nessun componente della giunta ha sentito il dovere di presentarsi all’Ars e giustificarsi rispetto a queste accuse precise. Il caso Cuffaro apripista del metodo del consenso. Galvagno e l’assessora Amata con pesanti accuse. Ma non sono per niente fiducioso sul fatto che Meloni intervenga e sia in grado, peraltro, anche di intervenire se lo volesse. Non lo fa nel suo partito figuriamoci negli altri partiti della coalizione. Due pesi e due misure anche nel caso Santanchè. Lei si e i siciliani no. Il centrodestra siciliano è il peggior centrodestra che c’è nel Paese: quello più spregiudicato nella costruzione del consenso, incurante dei guai giudizi che investono tutti i componenti della giunta e tutti i leader di partito, continua ad andare avanti con disinvoltura alimentando gli stessi metodi. In vista di queste elezione amministrativa ne stiamo vedendo di tutti i colori e mancano ancora dei mesi. Noi lo diciamo da tempo che Meloni dovrebbe intervenire, ma francamente come dicevo, non sono molto fiducioso sul fatto che ciò accada. Ma Meloni non vede, non sente, non parla neanche a proposito di quello che sta accadendo a Sigonella. Devono essere i giornalisti a dirci che mentre la presidente del consiglio ci rassicura dalla base di Sigonella partono droni direttamente impegnati in operazioni di guerra?“.

Fonti dalla Presidenza della Regione smentiscono possibili influenze dell’esito del referendum sul governo regionale. Qualora dovessero esserci delle dimissioni da parte del presidente Schifani, il campo progressista sarebbe già pronto ad eventuali elezioni?

La novità di queste giornate, da questo punto di vista, è la dichiarazione di Conte, disponibile a correre per le primarie. E’ chiaro che questa dichiarazione fa fare un passo avanti decisivo alla coalizione, segna un passaggio oramai irreversibile che premia lo sforzo della nostra segretaria. Se ci saranno primarie a livello nazionale è probabile che la stessa cosa faremo in Sicilia, anche in caso di fine traumatica della legislatura in Ars. Le primarie sono per il Partito Democratico il primo metodo di scelta, quindi non avremmo difficoltà. Poi vedremo: primarie a turno unico o a doppio turno, lo valuteremo insieme con gli alleati, sia per quanto riguarda le regole, ma anche per quanto riguarda il perimetro“.

Parlando di primarie. Per la prossima settimana Ismaele La Vardera ha indetto una conferenza stampa annunciando che presenterà il logo della sua lista e anche tre assessori. Pensa che stia correndo un po’ troppo senza considerare le interlocuzioni con gli altri partiti del campo largo?

Con gli altri segretari regionali, compreso La Vardera, ci vedremo nel pomeriggio per fare il punto in vista delle elezioni amministrative. Nei Comuni più popolosi andiamo insieme al voto: Messina, Agrigento, Augusta, Marsala, Termini Imerese, Barcellona e Carini. Il campo progressista compatto è un grande patrimonio. I risultati delle regionali e delle amministrative in Italia, dove al voto siamo andati tutti insieme, rappresentano un buon viatico a cui si aggiunge l’iniezione di entusiasmo che è arrivato dalla vittoria del ‘no’. Certamente nella coalizione di centrosinistra ogni partito ha le sue caratteristiche e le sue peculiarità. Secondo me è una ricchezza. Il Partito Democratico ha una storia, una tradizione e una forza derivante da una grande rete di eccellenti amministratori. Il Movimento 5 Stelle ha una vocazione più movimentista. La Vardera utilizza dei metodi più smart e dei linguaggi di comunicazione che sono diversi rispetto agli altri. Saremo vincenti se avremo la pazienza e la capacità di saperci confrontare e di alimentare il dialogo. E’ questa la sfida che ci attende. Lo sforzo maggiore che dobbiamo fare è quello di costruire una coalizione che sia credibile dando seguito al consenso della vittoria referendaria. Quei voti sono un patrimonio significativo e, ripeto, sono di più di quelli ottenuti da Schifani nel 2022. Dico credibile perché i siciliani ci voteranno se dimostreremo che garantiremo discontinuità nei metodi rispetto al centrodestra. Significa che quando vinceremo i manager non saranno scelti per amicizia o perché hanno la tessera di partito, ma selezioneremo i migliori che possano far risollevare le sorti della sanità in Sicilia, perché è veramente all’anno zero. Un metodo di governo che riesca a destinare le risorse che ci sono non per mance e mancette all’Ars, con tutto lo squallore che ha contraddistinto questa legislatura, ma sulle vere esigenze dei siciliani per garantire lo sviluppo, il bene comune, la lotta alle diseguaglianze, la difesa del territorio e interventi reali per ricostruire una Sicilia che deve abbandonare gli ultimi posti delle classifiche in Europa sul lavoro e la qualità della vita soprattutto investendo sui settori strategici”.

“Siamo la Regione con più siti Unesco al mondo con la Toscana. In questo momento per il governo regionale i Parchi archeologici sono poltronifici o stipendifici. Se vinciamo dobbiamo scegliere i migliori direttori dei Parchi archeologici. Non mi stancherò mai di dire che Morgantina nell’ultimo anno ha perso il 40% dei biglietti, quel direttore se ne dovrebbe andare a casa. Che ne vogliamo fare del Parco di Taormina, di Siracusa, della Valle dei templi? Dovremmo nominare i migliori manager che ci sono sulla piazza per guidare i gioielli che abbiamo in Sicilia. Questo non vale solo per i Parchi archeologici, vale anche per i siti Unesco. L’Etna è un parco ridotto con una decina di unità di personale nonostante sia uno dei siti più desiderati al mondo. E’ questo il modo con cui valorizziamo il turismo? La vicenda della Italo-Belga nasconde il metodo con cui il centrodestra agisce. Noi abbiamo le migliori spiagge, ma per anni sono state oggetto di divieto di balneazione perché, ancora in questo momento, nella costa ionica le fogne scaricano a mare e i sindaci non sono stati ancora messi nelle condizioni di fare i procedimenti d’urgenza per evitare che questo accada. Ci serve garantire credibilità su queste grandi cose che poi non sono aspetti trascendentali. Significa saper investire sulle priorità della Sicilia che sono evidenti. Significa non sperperare le opportunità come con la scandalosa e vergognosa gestione di Agrigento Capitale della cultura. Una figuraccia internazionale. E soprattutto c’è il tema della legalità, che per il Partito Democratico è la priorità assoluta. Troppe connivenze, affari, commistioni. L’idea di questi anni è di una Regione che è diventata permeabilissima alla criminalità organizzata, ai faccendieri, ai traffichini. Dobbiamo garantire un governo della Regione autorevole e impermeabile di fronte a questi sistemi di infiltrazione. Ricordiamo che siamo la Regione con più Comuni sciolti per mafia e sul sistema di costruzione del consenso serve ereggere un muro invalicabile. Questi sono gli argomenti su cui costruiamo la credibilità della coalizione. Se saremo retti da questo punto di vista, inflessibili, mettendo questi paletti, sono convinto che i siciliani e le siciliane ci premieranno“.

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