Nella nota del 27 aprile, il Ministero dell’Ambiente chiarisce che le Riserve della Biosfera del programma MAB non introducono vincoli assimilabili alle aree protette tradizionali, ma si basano su un equilibrio tra tutela e sviluppo. Allo stesso tempo, sottolinea che l’esito della candidatura è “strettamente legato al pieno coinvolgimento degli stakeholder”. Il documento ministeriale evidenzia inoltre che le attività portuali potrebbero essere compatibili se inserite nella “transition area”, pur rimandando a ulteriori valutazioni.
Il nodo: mancato coinvolgimento del porto
Secondo Panfalone, il punto di partenza è un errore procedurale grave: “Abbiamo contestato che il comitato promotore non ha coinvolto gli operatori pubblici e privati del porto, ovvero autorità portuale, autorità marittima e tutto il sistema del cluster portuale. Le procedure del programma MAB prevedono il coinvolgimento degli operatori del territorio. Se metti dentro il porto, non puoi andare avanti senza il consenso di quest’ultimo”. La stessa nota ministeriale, sostiene, riconoscerebbe questo limite: “Il Ministero dice chiaramente che per andare a buon fine serve il coinvolgimento degli stakeholder. Questo significa che il comitato promotore ha sbagliato”.
“Compatibilità? Solo teorica”
Sul piano del merito, la posizione è ancora più netta. Il Ministero parla di possibile compatibilità tra porto e riserva, ma per Panfalone si tratta di un’impostazione fragile: “Usa molti condizionali come ‘potrebbe’, ‘in linea generale’. Non dà certezze. Dire che non ci sono vincoli non è vero. I vincoli esistono eccome, soprattutto a livello procedurale. E sono proprio quelli che incidono sugli investimenti”. Nel documento firmato da 17 sigle del cluster portuale, la preoccupazione è concreta e l’ingresso in un sito MAB potrebbe limitare sviluppo e operatività del porto. “Parliamo di dragaggi, nuove banchine, infrastrutture. Tutto verrebbe rallentato da procedure più complesse. L’imprenditore ha bisogno di tempi certi, non di vincoli indiretti”, spiega Panfalone. E aggiunge: “Non esiste un precedente. Non c’è nessun porto commerciale inserito in un sito MAB. Si tratterebbe di un vero e proprio salto nel buio”. Durissimo è infatti il giudizio sul percorso che ha portato alla candidatura: “Chi ha immaginato questa procedura è un dilettante o è in mala fede. Non puoi arrivare a questo punto senza aver coinvolto prima gli operatori”. Una critica che si estende anche agli enti promotori: “Una camera di commercio dovrebbe conoscere il tessuto industriale. Qui sembra esserci una disconnessione totale dalla realtà”.
Un progetto “già morto”
La conclusione secondo Gaspare Panfalone è drastica: “Il progetto è già bocciato. Senza il consenso del cluster non si va da nessuna parte. È un difetto di forma che blocca tutto”. Secondo quest’ultimo, infatti, il mancato coinvolgimento iniziale rende l’intero iter insostenibile: “Se il cluster dice no, la procedura non può andare avanti. Non siamo anti-ambientalisti. La riserva è un patrimonio della comunità, non di un gruppo”. L’apertura è a un percorso diverso: “Serve una vera politica che metta insieme porto, saline e territorio. Tutela ambientale e sviluppo economico devono convivere, ma alla luce del sole e con il rispetto reciproco”. Una linea che, secondo Panfalone, dovrebbe partire proprio dal fallimento di questa candidatura: “Questo errore enorme può diventare l’occasione per costruire un progetto serio, condiviso e sostenibile”.


