I numeri del RUNTS: l’identikit degli Enti del Terzo Settore in Italia
Il panorama delle organizzazioni private italiane con finalità sociali attraversa una fase di profonda strutturazione. I dati più recenti estratti dal Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS), aggiornati al 4 maggio 2026 dal Non profit Data Hub di Italia non profit e incrociati con le rilevazioni demografiche Istat, quantificano in 144.290 gli Enti del Terzo Settore (ETS) regolarmente iscritti e attivi sul territorio nazionale.
La distinzione terminologica è il punto di partenza per comprendere la fisionomia del comparto. Mentre l’universo del “non profit” accoglie genericamente qualsiasi realtà privata priva di scopi di lucro (compresi partiti politici, sindacati o associazioni sportive dilettantistiche), gli ETS costituiscono un perimetro normativo più ristretto e definito dal Decreto Legislativo 117/2017 (Codice del Terzo Settore). Ne sono esclusi per legge gli enti pubblici, le formazioni politiche, i sindacati, l’associazionismo di categoria e le fondazioni bancarie.
Anatomia del Registro: le sette anime degli ETS
Per comprendere l’architettura del RUNTS, è necessario analizzare le specifiche categorie giuridiche e operative che lo compongono. La riforma del Terzo Settore ha superato la frammentazione dei vecchi registri frammentati, catalogando gli enti in sette sezioni distinte.
Ciascuna di esse risponde a requisiti stringenti sul piano della governance, del reclutamento del personale e delle finalità civiche o solidaristiche perseguite.
Le categorie a base associativa e volontaria
Le prime due sezioni rappresentano la spina dorsale numerica del registro e si fondano sulla partecipazione attiva dei cittadini:
- Organizzazioni di Volontariato (ODV): Questa categoria si caratterizza per una spiccata vocazione all’assistenza sociale, ai servizi sanitari e alla tutela dei diritti nei confronti di soggetti terzi. La legge impone che l’attività sia svolta in modalità prevalentemente gratuita dai volontari iscritti. Il ricorso a lavoratori subordinati o autonomi è rigidamente limitato: è ammesso solo se necessario al regolare funzionamento o per qualificare l’attività, e il numero dei dipendenti non può mai superare il 50% del numero dei volontari. Inoltre, i lavoratori retribuiti non possono ricoprire la qualifica di soci.
- Associazioni di Promozione Sociale (APS): A differenza delle ODV, le APS nascono storicamente per svolgere attività e servizi orientati in prima battuta ai propri associati o ai loro familiari, pur potendo estendere i propri interventi a terzi. Operano principalmente nei settori della cultura, dell’arte, del turismo sociale e delle attività ricreative. La flessibilità organizzativa è superiore rispetto alle ODV: il limite per il lavoro retribuito è fissato entro il 50% dei volontari attivi o, in alternativa, entro il 5% del totale degli associati. Questa caratteristica permette alle APS di strutturarsi in modo più professionale e capillare.
Le forme strutturate, imprenditoriali e di coordinamento
Le restanti sezioni accolgono enti con finalità erogative, modelli di business sociale o strutture di secondo livello:
- Imprese Sociali (incluse le Cooperative Sociali): Rappresentano la componente economica e imprenditoriale del registro. Svolgono un’attività d’impresa stabile e principale incentrata sulla produzione o sullo scambio di beni e servizi di interesse generale. Le cooperative sociali (regolate dalla Legge 381/1991) acquisiscono di diritto la qualifica di impresa sociale e si dividono in cooperative di tipo A (servizi socio-sanitari ed educativi) e di tipo B (inserimento lavorativo di persone svantaggiate). Questa sezione è l’unica all’interno degli ETS in cui è concessa, entro limiti tassativi e quote minoritarie, una parziale distribuzione degli utili ai soci.
- Enti Filantropici: Costituiti principalmente in forma di fondazione o associazione riconosciuta, questi enti hanno come scopo esclusivo l’erogazione di denaro, beni o servizi a sostegno di categorie svantaggiate o di altri ETS. Finanziano la propria attività raccogliendo donazioni, lasciti testamentari o gestendo rendite patrimoniali stabili.
- Società di Mutuo Soccorso (SOMS): Rappresentano una forma storica di solidarietà nata nell’Ottocento per l’assistenza reciproca tra lavoratori. Oggi, integrate nel Codice del Terzo Settore, gestiscono principalmente prestazioni sanitarie integrative, sussidi in caso di malattia o inabilità al lavoro e forme di aiuto economico familiare per i propri soci. Non possono svolgere attività d’impresa.
- Reti Associative: Sono organismi di secondo livello che coordinano e associano almeno 100 enti (o 20 se presenti in almeno cinque regioni). Svolgono funzioni di rappresentanza istituzionale, monitoraggio, assistenza tecnica e formazione per gli ETS aderenti, fungendo da raccordo con i decisori pubblici.
- Altri Enti del Terzo Settore: Questa sezione a carattere residuale accoglie tutte le organizzazioni private (comprese le associazioni non riconosciute e le fondazioni) che scelgono di iscriversi al RUNTS accettandone gli obblighi di trasparenza, ma che non si riconoscono o non possiedono i requisiti specifici per rientrare in una delle sei sezioni precedenti.
Le tipologie e la concentrazione territoriale
La composizione interna degli ETS rivela una forte polarizzazione interna. Quasi la metà delle realtà iscritte appartiene alla categoria delle Associazioni di Promozione Sociale (APS), seguita dalle Organizzazioni di Volontariato (ODV).
Le tipologie e la concentrazione territoriale La composizione interna degli ETS rivela una forte polarizzazione interna. Quasi la metà delle realtà iscritte appartiene alla categoria delle Associazioni di Promozione Sociale (APS), seguita dalle Organizzazioni di Volontariato (ODV).
| Tipologia di ETS | Percentuale sul totale |
| APS (Associazioni di Promozione Sociale) | 47,1% |
| ODV (Organizzazioni di Volontariato) | 26,6% |
| Imprese Sociali (incluse cooperative sociali) | 15,1% |
| Altri ETS | 10,7% |
| Enti Filantropici | 0,4% |
| Società di Mutuo Soccorso (SOMS) | 0,1% |
Sotto il profilo della ripartizione geografica, le macroaree mostrano un assetto relativamente bilanciato tra Nord e aree del Centro-Sud, sebbene i valori assoluti rimangano più consistenti nelle zone a maggior densità abitativa:
- Nord-Ovest: 26,64%
- Centro: 22,09%
- Sud: 21,61%
- Nord-Est: 21,29%
- Isole: 10,37%
Oltre il 39% degli enti si concentra in quattro regioni: Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna e Toscana. Tuttavia, analizzando il rapporto tra numero di enti e residenti (densità associativa calcolata su 10.000 abitanti), emergono dinamiche differenti radicate nel capitale sociale territoriale.
Il Trentino-Alto Adige/Südtirol registra l’indice più elevato a livello nazionale con 45,1 enti ogni 10.000 abitanti, seguito dall’Umbria (35,9), dal Molise (34,2) e dalla Basilicata (33,1).
Modelli giuridici: la prevalenza dell’autonomia imperfetta
La struttura interna del settore manifesta una netta prevalenza del modello associativo. Le associazioni rappresentano l’80,5% del totale degli iscritti (pari a 116.514 enti), distanziando significativamente le società cooperative (13,5%, ossia 19.609 realtà) e le fondazioni (3,3%, pari a 4.747 enti).
Un elemento strutturale rilevante riguarda la configurazione giuridica del patrimonio: 8 ETS su 10 operano in regime di autonomia patrimoniale imperfetta.

Oltre il 77% degli enti inseriti nel RUNTS è privo di personalità giuridica. Nelle associazioni non riconosciute, questo implica che i soggetti che agiscono in nome e per conto dell’ente – tipicamente i membri del consiglio direttivo – rispondono personalmente e solidalmente con il proprio patrimonio delle obbligazioni contratte.
Sebbene il Codice del Terzo Settore abbia introdotto una procedura semplificata per ottenere la personalità giuridica (e la conseguente autonomia patrimoniale perfetta) tramite l’iscrizione stessa al registro nazionale, i dati indicano che tale facoltà rimane scarsamente impiegata dalla maggioranza delle organizzazioni.
La mappa delle attività: i settori di intervento e il presidio dei bisogni
Un elemento cruciale che emerge dall’analisi dell’Atlante del Terzo Settore riguarda la specializzazione operativa degli enti iscritti al RUNTS.
La Riforma ha definito un perimetro chiaro individuando ben 26 attività di interesse generale (regolate dall’articolo 5 del Codice del Terzo Settore). I dati aggiornati a maggio 2026 evidenziano una forte concentrazione attorno ad alcuni macro-settori storici, ma mostrano anche l’emergere di nuovi ambiti di intervento legati alle trasformazioni del tessuto sociale.
A livello nazionale, la ripartizione degli ambiti di attività ricalca fedelmente la natura giuridica e la composizione interna del registro, dove le Associazioni di Promozione Sociale (APS) e le Organizzazioni di Volontariato (ODV) detengono la maggioranza assoluta delle quote.
Cultura, arte e ricreazione: Si conferma in assoluto il settore più presidiato, trainato dalla presenza capillare delle APS. Questo ambito raccoglie le attività di valorizzazione culturale, i circoli ricreativi, la gestione di spazi espositivi e le iniziative di socialità territoriale.
Assistenza sociale e socio-sanitaria: Rappresenta il vero pilastro dei servizi alla persona. In questo comparto operano in modo integrato sia le ODV (centrate sul supporto volontario, il trasporto sanitario e l’aiuto alimentare) sia le Imprese Sociali e le Cooperative di tipo A, che gestiscono servizi complessi come l’assistenza domiciliare, i centri diurni e le strutture residenziali per anziani o disabili.
Educazione, istruzione e formazione professionale: È un ambito presidiato con forza sia dalle Reti Associative (il 46% di esse lo inserisce tra le proprie attività principali) sia da enti locali che si occupano di contrasto alla povertà educativa, supporto scolastico e formazione per l’inserimento lavorativo.
E in Sicilia? L’evoluzione tra transizione burocratica e nuove tendenze
All’interno delle dinamiche nazionali tracciate dall’Atlante del Terzo Settore, la macroarea delle Isole rappresenta il 10,37% dell’intero contingente italiano degli ETS. All’interno di questo panorama, la Sicilia costituisce la realtà numericamente più significativa del Mezzogiorno insulare.
L’analisi del territorio siciliano rivela un comparto che ha superato la quota dei 9.800 enti complessivi registrati, posizionandosi stabilmente a ridosso delle grandi regioni del Centro-Nord per valori assoluti, pur presentando specificità strutturali, storiche e amministrative uniche.
I numeri e la ripartizione interna delle qualifiche
La composizione delle realtà iscritte al RUNTS in Sicilia ricalca parzialmente la polarizzazione nazionale, ma evidenzia una marcata incidenza del settore della cooperazione e dell’impresa sociale rispetto alla media di altre regioni.
Mentre a livello nazionale le APS detengono la maggioranza assoluta sfiorando il 47%, in Sicilia il quadro si presenta più frammentato, con un peso specifico rilevante delle Organizzazioni di Volontariato (ODV) e delle Imprese Sociali (incluse le storiche reti di cooperative sociali attive nei servizi di welfare territoriale):
- Le Associazioni di Promozione Sociale (APS): Rappresentano la quota maggioritaria degli enti, fortemente concentrate nei poli urbani di Palermo e Catania e attive principalmente nei comparti della promozione culturale, artistica e ricreativa.
- Le Organizzazioni di Volontariato (ODV): Mantengono un presidio storico e capillare, in particolare nelle province minori e nelle aree interne, dove sopperiscono a carenze strutturali nei servizi di assistenza sociale e di presidio sanitario.
- Le Imprese e Cooperative Sociali: Mostrano un’incidenza percentuale sul totale regionale superiore rispetto ai contesti del Nord-Est, configurandosi come i principali datori di lavoro del comparto non profit isolano, legati alla gestione di servizi alla persona e all’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati.
Il caso amministrativo della trasmigrazione
Il passaggio dai vecchi registri regionali delle ODV e delle APS al sistema centralizzato del RUNTS ha rappresentato per la Sicilia un passaggio cruciale. Tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025, gli uffici dell’Assessorato regionale della Famiglia, delle politiche sociali e del lavoro hanno completato le procedure di verifica sugli adeguamenti statutari richiesti dalla Riforma (Decreto Legislativo 117/2017) per gli enti “trasmigrati” d’ufficio.
La rigidità dei termini ha inizialmente determinato la cancellazione dal RUNTS di 843 associazioni siciliane, un dato che ha rappresentato un caso isolato per proporzioni a livello nazionale. Di questi enti, 602 erano risultati completamente silenti alle note e alle circolari di adeguamento diffuse dall’amministrazione.
La potenziale perdita di questo patrimonio associativo ha spinto l’istituzione regionale e le reti di rappresentanza (come i Centri di Servizio per il Volontariato – CSV e le centrali cooperative) a una revisione delle procedure.
Attraverso la sospensione temporanea dei decreti di cancellazione e l’attivazione di canali di supporto e sportelli di consulenza:
- ● 1.928 enti su un totale di 2.573 che necessitavano di regolarizzazione hanno presentato la corretta documentazione, completando l’iscrizione definitiva.
- 198 associazioni precedentemente escluse sono state riammesse a seguito dell’integrazione degli atti statutari.
- 645 realtà sono rimaste definitivamente escluse dal perimetro del RUNTS per mancato adeguamento o cessata attività.
I vertici dell’Assessorato regionale hanno evidenziato come l’attività di controllo e di successivo riallineamento si sia resa essenziale non solo per garantire la trasparenza pubblica del registro, ma anche per tutelare la legalità all’interno di un settore che gestisce servizi essenziali per le fasce più deboli della popolazione.
Densità associativa e la configurazione patrimoniale
A fronte di regioni come il Trentino-Alto Adige che registrano 45,1 enti ogni 10.000 abitanti, la Sicilia si colloca al di sotto della media nazionale per densità relativa, pur compensando con ampi numeri assoluti dovuti alla dimensione demografica (oltre 9.800 ETS su circa 4,8 milioni di abitanti).
Questo indica un tessuto in cui l’associazionismo tende a concentrarsi in strutture più grandi o attorno ai capoluoghi di provincia, lasciando scoperti alcuni territori interni dove la presenza del Terzo Settore è meno densa ma assume un valore di presidio civile fondamentale.
La mancata richiesta della personalità giuridica – che pure il RUNTS permette di ottenere in via semplificata con la dimostrazione di un patrimonio minimo di 15.000 euro per le associazioni – espone i direttivi delle realtà locali alla responsabilità personale e solidale per le obbligazioni dell’ente.
Questo fattore è identificato dagli osservatori locali come uno dei principali elementi di freno al ricambio generazionale della leadership associativa nell’isola.
Una questione che avevamo già trattato precedentemente in un articolo dedicato all’indagine nazionale “Verso una nuova leadership del Terzo settore”, realizzata da Percorsi di Secondo Welfare e dall’Università Milano-Bicocca per Acri, che aveva scattato una fotografia netta: solo il 7,1% degli Enti è guidato da under 35.
Facendo emergere tuttavia, che dove i giovani prendono il timone, emergono segnali di profonda trasformazione: modelli di governance più inclusivi, parità di genere e una visione della cultura come motore di rigenerazione urbana.
Nuove tendenze: l’emergere delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER)
I registri più recenti del RUNTS Sicilia evidenziano una tendenza evolutiva specifica legata alla diversificazione delle attività di interesse generale.
Accanto ai settori tradizionali dell’assistenza, della cultura e dello sport sociale, la Sicilia si sta caratterizzando per la nascita e l’iscrizione al registro di Comunità Energetiche Rinnovabili costituite in forma di ETS (principalmente come APS o Fondazioni).

Realtà registrate nelle province di Catania (Belpasso, Caltagirone, Mineo, Misterbianco, Paternò), Palermo (Montemaggiore Belsito, Palermo) e Ragusa (Ispica, Vittoria) dimostrano come lo strumento giuridico del Terzo Settore venga progressivamente utilizzato nell’isola anche per intercettare i fondi per la transizione ecologica e per il contrasto alla povertà energetica, estendendo il raggio d’azione del non profit locale verso l’amministrazione condivisa dei beni comuni e delle risorse energetiche territoriali.
La governance delle Reti Associative
Le Reti Associative svolgono compiti di coordinamento, supporto istituzionale e rappresentanza delle realtà territoriali. All’interno del RUNTS si contano 67 organizzazioni registrate con questa specifica qualifica.
Le loro quattro principali aree di intervento a livello nazionale sono:
- Attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale (presidiata dal 59% delle reti)
- Servizi strumentali agli Enti del Terzo Settore (49%)
- Educazione, istruzione e formazione professionale (46%)
- Promozione e tutela dei diritti umani, civili, sociali e politici (41%)
L’analisi dei dati evidenzia una netta asimmetria tra la base operativa del settore e i vertici di queste strutture di coordinamento.
La governance delle Reti Associative è composta per l’86,6% da uomini, con un’età media di 59,5 anni. Questo quadro demografico segnala una distanza generazionale e di genere rispetto a un tessuto sociale che, nei livelli operativi e nel comparto del volontariato, fa registrare una presenza diffusa di donne e di nuovi inserimenti giovanili.
La specificità dei settori in Sicilia: primato dell’assistenza e dei servizi socio-sanitari
Quando si sposta l’analisi sul territorio siciliano e sui suoi oltre 9.800 enti iscritti, la geografia dei settori di attività mostra scostamenti significativi rispetto alla media nazionale, riflettendo le urgenze economiche e le caratteristiche del welfare locale.
In Sicilia, l’area dell’assistenza sociale e dei servizi socio-sanitari assume un peso specifico superiore rispetto alla media del Centro-Nord. La presenza rilevante di cooperative sociali sul totale degli ETS dell’isola (con un’incidenza che incide direttamente sulla quota del 15,1% di imprese sociali a livello generale) si traduce in un presidio massiccio dei servizi legati alle vulnerabilità. Le realtà siciliane sono fortemente impegnate nella gestione dei servizi di inclusione, nel supporto alle famiglie a basso reddito e nella gestione di beni confiscati alla criminalità organizzata riconvertiti a fini sociali.
Un altro settore particolarmente vivo nell’isola è quello della tutela ambientale e della valorizzazione del patrimonio culturale e del turismo sociale. Molte APS e ODV locali operano per colmare le difficoltà di gestione dei siti minori o per attivare percorsi di turismo inclusivo e sostenibile, trasformando la ricchezza culturale del territorio in un’opportunità di coesione sociale e di occupazione giovanile.
I dati più recenti evidenziano infine una crescita degli enti siciliani che dichiarano di operare nel settore della tutela dei diritti civili e del contrasto alle povertà, incluse quelle educative e digitali.
La nascita delle Comunità Energetiche Rinnovabili in forma di ETS nelle province di Catania, Palermo e Ragusa si inserisce esattamente in questa tendenza: unire l’attività di tutela ambientale con il contrasto concreto alla povertà energetica che colpisce le fasce più svantaggiate della popolazione isolana.
FONTE DATI: Non profit Data Hub
Nota Metodologica del rapporto
I dati presentati in questa infografica provengono dal DataHub di Italia non profit i cui dati sono stati aggiornati al 4 maggio 2026.
I dati sulla governance delle Reti Associative sono elaborati da Italia non profit su fonte RUNTS. L
a definizione di Ente del Terzo Settore fa riferimento al Codice del Terzo Settore (d.lgs. 117/2017).
I dati sulla popolazione provengono da ISTAT. LINK: Demo, demografia in cifre



