Stallo in Consiglio Comunale sul piano triennale delle opere pubbliche 2026-28 di Palermo. La maratona serale del Consiglio Comunale si è conclusa con un finale già chiaro dalla sessione mattutina della seduta. Via libera alla seconda variazione di bilancio, seppur con un colpo di coda polemico finale. Niente da fare, neppure per il prelievo, sul libro mastro delle infrastrutture palermitane. A chiudere il cerchio sull’aula è stata la scelta intrapresa dal capogruppo di Fratelli d’Italia Giuseppe Milazzo. Quest’ultimo ha infatti chiamato i suoi fuori dall’aula, facendo venire meno il numero legale. Se ne riparlerà alla prossima seduta. Sempre che ci sia l’accordo.
Via libera alla seconda variazione di bilancio
A voler guardare il bicchiere mezzo pieno, il centrodestra è riuscito a portare a casa la seconda variazione di bilancio. Un atto tecnico autobilanciante proposto dall’assessore Brigida Alaimo che andava approvato entro il 30 settembre. Quest’ultimo muove risorse per circa 180.000 euro, interamente da destinare a progetti vincitori del bando di democrazia partecipata emesso nei mesi scorsi. Una procedura che non ha convinto l’esponente del PD Mariangela Di Gangi.
La rappresentante Dem, riaccendendo i riflettori sulla denuncia politica mossa qualche mese prima insieme alla collega di Oso-Controcorrente Giulia Argiroffi, ha chiesto un intervento in limine mortis del sindaco Roberto Lagalla al fine di predisporre un emendamento tecnico “necessario a salvare i fondi, rendendoli disponibili eventualmente per i progetti a scorrimento della graduatoria. Altrimenti il rischio è che vadano definitivamente persi“. Contestato, in particolare, il metodo e i criteri che hanno portato all’assegnazione dei fondi. Ma nonostante una lunga sospensione, l’aula si è determinata a favore della delibera. Diciannove i favorevoli, con cinque voti contrari.
La polemica sollevata con l’ordine del giorno, la difesa dell’assessore Rini
Voto preceduto da una nota polemica. Dalle opposizioni è infatti arrivato un colpo di coda tramutato in un ordine del giorno diretto a impegnare il sindaco e l’Amministrazione ad approfondire ed eventualmente revocare un finanziamento da 14.330 euro destinato a favore del progetto “Cartoline Sonore”. Manifestazione organizzata a sostegno delle attività proposte dall’associazione”Amici della Musica”, avente sede a quanto affermano i sottoscrittori dell’atto nel comune di Ventimiglia di Sicilia. Città nella quale l’assessore alla Cultura Antonio Rini ha ricoperto l’incarico di sindaco. “Da verifiche ed evidenze emerse sull’associazione – sostenevano i firmatari dell’ordine del giorno -, risulterebbe la presumibile presenza di soggetti legati da stretti vincoli di parentela con l’assessore Antonio Rini“.
Accusa dalla quale l’esponente di Fratelli d’Italia si è difeso in aula. “Posso dire in maniera categorica che queste sono affermazione false, destituite di ogni fondamento – ha affermato Antonio Rini -. Mi dispiace che colleghi possano dire cose del genere. Siccome quando una persona dice la verità, vado oltre. Mio padre è stato per 30 anni direttore di questa banda. Per questo gli è stato dato un titolo onorifico alla carriera. Ma non centra nulla con la compagine sociale ed amministrativa dell’associazione. Lo dico in maniera categorica. Capisco la democrazia, ma infangare o gettare dubbi su questioni così delicate non credo sia giusto“.
Niente da fare per il piano triennale, resta il nodo emendamenti
Se si vuole guardare invece il bicchiere mezzo vuoto invece, la coalizione a sostegno del sindaco Roberto Lagalla non ha trovato nemmeno la forza di prelevare il piano triennale delle opere pubbliche 2026-28. Il libro mastro degli interventi infrastrutturali del Comune di Palermo. Uno di quegli atti programmatici su cui si gioca la vera partita politica. Ed è proprio quel match interno alla maggioranza che sta provocando l’impasse visto in aula. Uno stallo nervoso, spesso sfociato in aula in urla e strepiti vari. Qualcuno manifesto, come quelli fatti dal capogruppo di FdI Giuseppe Milazzo, altri più silenti. Ma solo perchè fatti off-records.
Da quanto riferiscono fonti d’aula, il motivo del contendere restano una serie di emendamenti fatti da esponenti di maggioranza che puntano ad inserire interventi territoriali dai contorni non ben definiti oppure troppo specifici. Uno di questi ad esempio punterebbe ad inserire, all’interno dell’elenco annuale 2026 (quello che conta nell’immediato), la demolizione dell’ecomostro di via Tiro a Segno. Obiettivo che, seppur apprezzabile in quanto eliminerebbe un pugno in un occhio architettonico decennale, è stato preso ad esempio da altri esponenti della maggioranza e da alcuni delle opposizioni per fare delle proprie proposte al momento non condivise. Quali di queste riusciranno a trovare la via dell’approvazione potrà dirlo solo l’esito della dialettica politica fra i principali attori d’aula.



