Sebbene l’aura di mistero che circondi sia le origini che lo stesso nome della città di Alcamo sia ancora fitta e quasi impenetrabile, non lasciando spazio a nitide risposte, di certo c’è che il nome attuale “Alcamo” per l’appunto sembri possa derivare dall’arabo “al-qamah” ovvero “terra fertile”. Pur restando la sua etimologia ancora dibattuta, il territorio alcamese già tra IX e X secolo era riconosciuto come prospero e i secoli a venire a ragion veduta raccontarono gli straordinari frutti di questa fertilità. Frutti che hanno preso le sembianze di acini d’uva bianca capaci di regalare un vino profumato e intenso dal color bianco paglierino noto al mondo intero come “Bianco d’Alcamo DOC”. Prima di addentrarci nei vitigni che arricchiscono questa radiosa provincia di Trapani, è bene fare un passo indietro nel tempo per raccontare un po’ della storia di Alcamo e della sua evoluzione.
Origini ed evoluzione di Alcamo
Alcamo affonda le sue radici nell’antico insediamento greco di Longuro sorto sul monte Bonifato e si sviluppò come centro abitato tra il IX e il X secolo durante la dominazione araba. Nel corso dei secoli Alcamo passò sotto il dominio normanno, svevo, aragonese e spagnolo, consolidando il proprio ruolo economico e culturale nella Sicilia occidentale. La città è inoltre legata alla figura di Ciullo d’Alcamo, autore del celebre “Rosa fresca aulentissima”, considerato uno dei primi testi della letteratura italiana in volgare. “Longuro” tra l’altro si pensa possa essere stato il primitivo nome della città di Alcamo. La storia documentata della città inizia però nel 1154, quando il geografo arabo Idrisi descrisse un prospero casale con mercato e moschee nei pressi del Castello di Calatubo. Dopo la dominazione araba, le rivolte del XIII secolo e la deportazione della popolazione musulmana voluta da Federico II favorirono la nascita dell’attuale centro abitato ai piedi del monte, sotto il controllo della famiglia Ventimiglia. Nel corso del Trecento Alcamo fu ricostruita e ripopolata da coloni provenienti da diverse città italiane, diventando rapidamente un importante centro agricolo, commerciale e artigianale. Nel Cinquecento la città fu cinta da mura e dotata di quattro porte monumentali, mentre la presenza di una fiorente comunità ebraica e di figure come il poeta Sebastiano Bagolino testimonia il vivace clima culturale dell’epoca. Con il titolo di città, ottenuto nel 1631, Alcamo consolidò il proprio ruolo nella Sicilia occidentale, arricchendosi di chiese, palazzi e opere d’arte che ancora oggi raccontano una storia segnata dall’incontro di culture e dominazioni diverse.
Approfondimenti sul bianco d’Alcamo DOC
Il Bianco d’Alcamo è uno dei vini simbolo della Sicilia occidentale e in particolare della provincia di Trapani. La sua prima presentazione ufficiale risale al 1856, in occasione dell’Esposizione Universale di Parigi, mentre nel 1972 ha ottenuto il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata (DOC). La produzione interessa le colline di Alcamo e di numerosi comuni della provincia di Trapani, tra cui Calatafimi Segesta, Castellammare del Golfo, Salemi, Vita, Salaparuta, Gibellina, Santa Ninfa e Buseto Palizzolo. Ottenuto prevalentemente da uve Catarratto Bianco, con l’apporto di Inzolia, Grillo e Grecanico, si distingue per il colore giallo paglierino, i delicati profumi fruttati e la piacevole freschezza. Il naturale equilibrio zuccherino delle uve permette di ottenere un vino armonico, generalmente di almeno 11,5% di gradazione alcolica, particolarmente apprezzato in abbinamento con piatti a base di pesce e frutti di mare. Il Bianco d’Alcamo DOC grazie all’elegante connubio tra il fresco delicato e la leggera sapidità del suo mosto, è particolarmente adatto alla cucina di mare siciliana e mediterranea. Tradizionalmente accompagna preparazioni in cui la mineralità e l’acidità del vino esaltano la delicatezza del pesce senza coprirne i sapori. “Alcamo” dunque è città del vino e città d’arte, una meta da visitare gustando magari del buon cous cous e sorseggiando un calice di bianco d’Alcamo doc, con il castello dei conti di Modica, il centro storico ricco di palazzi, chiese e opere d’arte è uno dei centri più rinomati della provincia trapanese e della Sicilia intera per storia, cultura e tradizioni. La sua posizione alle pendici del monte Bonifato, considerato il “tetto della Sicilia occidentale”, sul quale si trova la Riserva Bosco d’Alcamo, ne fa inoltre uno dei più suggestivi comuni per gli incantevoli panorami sospesi appunto tra cielo e mare.





