Condividi
I Pesci

Quanta Cura dietro un Acquario

domenica 14 Giugno 2026

Carissimi,

in questi nostri appuntamenti abbiamo spesso osservato, ognuno dal proprio punto di vista, i cambiamenti che attraversano la nostra città, cercando di distinguere ciò che appartiene alla naturale evoluzione dei tempi da ciò che invece continua a riproporsi come un vecchio difetto mai corretto.

Le città cambiano, così come cambiano i costumi, le abitudini e perfino il nostro modo di interpretare gli spazi nei quali viviamo. Tuttavia, ogni cambiamento porta con sé inevitabili contraddizioni.

Pensiamo ai cantieri, ad esempio.

Per anni abbiamo denunciato carenze strutturali, ritardi, opere mai realizzate e infrastrutture mancanti. Poi, quando finalmente arrivano i lavori necessari a colmare quei vuoti antichi, scopriamo improvvisamente di non possedere più la virtù più difficile: la pazienza.

Naturalmente non sempre la colpa è del cittadino. Spesso ciò che manca non è l’opera, ma il racconto dell’opera. Prima dei proclami servirebbe l’informazione, perché nessuno ama svegliarsi una mattina e scoprire che la propria quotidianità è stata modificata da decisioni prese sopra la propria testa.

Non è una questione di libertà, parola forse troppo grande, ma di partecipazione.

La stessa sensazione si è avuta davanti ai grandi eventi che hanno attraversato la città. Matrimoni internazionali, feste di magnati, celebrazioni milionarie che, bisogna riconoscerlo, non hanno pesato sulle casse pubbliche e anzi hanno portato risorse, visibilità e movimento economico.

Eppure qualcosa ha disturbato. Non l’evento in sé, ma quella sottile percezione di essere spettatori davanti a un vetro. Da una parte chi vive la scena, dall’altra chi la osserva.

E il problema non è la ricchezza, perché la ricchezza quando è costruita con talento e capacità merita rispetto. Il problema nasce quando qualcuno comincia a credere che quel vetro rappresenti una naturale divisione tra chi deve essere guardato e chi deve limitarsi a guardare.

Strana cosa, soprattutto in un Paese che con un referendum decise di essere Repubblica, lasciando i titoli nobiliari ai libri di storia, alle targhe sui palazzi e, al massimo, ai nomi dei dolci.

Viviamo invece il tempo dell’apparire.

Un tempo nel quale sembra quasi che non sia più importante essere fotografati, ma fotografarsi, possibilmente accanto a qualcuno che certifichi la nostra presenza.

“Io c’ero”. La frase simbolo della modernità.

Una volta il potere vero aveva quasi pudore di mostrarsi. Chi comandava davvero parlava poco, appariva meno, preferiva i corridoi silenziosi ai riflettori, perché sapeva che l’eccessiva esposizione spesso consuma più di quanto rafforzi.

Oggi invece sembra esistere una strana corsa alla figurina.

Ogni incontro deve diventare immagine, ogni presenza deve diventare prova, ogni stretta di mano deve essere conservata come un francobollo raro dentro un album immaginario.

Come se alla fine della vita qualcuno dovesse controllare la raccolta e dire:

“Complimenti, album completato”.

Ma se esistono le figurine deve esistere anche qualcuno che possiede l’album, qualcuno che decide quali immagini inserire, quali conservare e quali invece lasciare fuori.

Ed eccoci al grande acquario.

Dentro nuotano pesci colorati, eleganti, illuminati dalle luci artificiali. Si muovono tra alghe di plastica, ricevono il mangime, si mostrano fieri davanti a tutti quelli che stanno dall’altra parte del vetro.

Fuori, la gente osserva. E qualcuno inevitabilmente si domanda: “Perché loro dentro e io fuori?”

Quale misteriosa legge naturale stabilisce chi deve nuotare nell’acquario e chi deve soltanto battere le mani?

La risposta spesso non sta nel merito, ma nell’appartenenza.

Per entrare nell’acquario bisogna attraversare cerchi concentrici, dimostrare affidabilità, presenza costante e soprattutto una certa predisposizione a non disturbare troppo l’acqua.

Perché il pesce che crea troppe onde raramente resta nell’acquario.

La cosa curiosa è che periodicamente l’acqua viene cambiata. Arrivano nuovi pesci, nuovi colori, nuove promesse. Alcuni resistono, molti spariscono, altri vengono sostituiti.

Ma lo spettacolo, stranamente, resta sempre uguale. Cambiano i protagonisti, raramente cambia il copione.

Poi passa il tempo e, come sempre, arriva il momento delle spiegazioni. Per fortuna nella storia esiste sempre qualcuno venuto prima al quale attribuire colpe, ritardi e fallimenti.

È il grande vantaggio della memoria corta.

Chi arriva trova sempre qualcuno da accusare e chi va via lascia sempre qualcuno che accuserà lui.

Così il giro continua. Finché avremo la fortuna della democrazia, arriverà sempre un altro giro di giostra, un’altra possibilità, un altro cambio d’acqua nell’acquario.

Ma forse la vera rivoluzione sarebbe smettere di scegliere i pesci più colorati e cominciare a scegliere quelli capaci davvero di nuotare.

Perché una comunità cresce quando compete sulla qualità, sulle idee e sui contenuti.

Non quando il suo unico obiettivo diventa conquistare un posto migliore davanti al vetro.

Un abbraccio, Epruno.

Condividi
ilSiciliaNews24

Riforma della dirigenza, Abbate: “Presentati 26 emendamenti, evitare che la riforma si blocchi” CLICCA PER IL VIDEO

Il presidente della I Commissione Ignazio Abbate ha deciso di allungare i tempi per la presentazione degli emendamenti, fissando il nuovo limite a martedì 16 giugno

BarSicilia

Maria Terranova a Bar Sicilia: “Termini Imerese modello per il campo largo. Candidata alle regionali? Continuo a fare la sindaca” CLICCA PER IL VIDEO

Ospite di Bar Sicilia la regina delle preferenze in quest’ultime elezioni amministrative, la sindaca di Termini Imerese Maria Terranova

La Buona Salute

La Buona Salute 63° puntata: Ortopedia oncologica

La 63^ puntata de La Buona Salute è dedicata all’oncologia ortopedica. Abbiamo visitato l’Ospedale Giglio di Cefalù, oggi punto di riferimento nazionale

Oltre il Castello

Castelli di Sicilia: 19 ‘mini guide’ per la sfida del turismo di prossimità CLICCA PER IL VIDEO

Vi abbiamo accompagnato tra le stanze di 19 splendidi Castelli di Sicilia alla scoperta delle bellezze dei territori siciliani. Un viaggio indimenticabile attraverso la storia, la cultura, l’enogastronomia e l’economia locale, raccontata dai protagonisti di queste realtà straordinarie.

ilSicilia.it