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FASD Day

Alcol in gravidanza, rischio ancora sottovalutato: Asp Palermo rafforza prevenzione e formazione

mercoledì 9 Settembre 2026

Zero alcol in gravidanza, ma soprattutto più informazione prima ancora del concepimento, nelle scuole, nei consultori, nei servizi sanitari e perfino nei luoghi della movida.

È la strategia che l’Azienda Sanitaria Provinciale (ASP) di Palermo sta portando avanti per prevenire i Disturbi dello Spettro Feto-Alcolico (FASD), mettendo insieme formazione degli operatori, sensibilizzazione dei giovani e coinvolgimento degli esercenti.

L’iniziativa ha preso il via ieri, 8 settembre 2026, nel centro storico di Palermo ed è proseguita oggi, 9 settembre, a Villa delle Ginestre in occasione della Giornata mondiale di sensibilizzazione sui Disturbi dello Spettro Feto-Alcolico. La ricorrenza richiama ogni anno l’attenzione sui danni che l’esposizione prenatale all’alcol può provocare sullo sviluppo del feto e sulla necessità di evitarne completamente il consumo durante la gravidanza.

Al centro delle attività c’è “Mamme Dieci Alcol Zero! – Prevenzione dei Disturbi dello Spettro Feto-Alcolico e della Sindrome Feto-Alcolica”, progetto dell’ASP di Palermo nato nell’ambito della programmazione aziendale della prevenzione e rivolto alla popolazione in età fertile, ai giovani e agli operatori sanitari.

Dai locali ai servizi

Nel centro storico, professionisti sanitari e associazioni hanno incontrato cittadini e giovani attraverso momenti informativi, quiz, ascolto e mocktail analcolici. L’iniziativa, organizzata insieme a LIFE and LIFE ETS e agli specialisti dell’Associazione Italiana Disordini da Esposizione Fetale ad Alcol e/o Droghe, ha accompagnato la campagna “Un solo drink è già troppo”.

A Villa delle Ginestre, invece, il focus si è spostato sulla formazione, con una giornata dedicata all’identificazione precoce del consumo di alcol, al counselling motivazionale breve e ai rischi dell’esposizione prenatale. Il confronto ha coinvolto i professionisti dei diversi servizi chiamati a intercettare le donne prima e durante la gravidanza.

“L’ASP di Palermo è in prima linea su un tema che riguarda direttamente gli stili di vita e la salute dei bambini che nasceranno. Anche quantità di alcol che un adulto può considerare modeste possono avere conseguenze importanti sul feto e aumentare il rischio di aborto. Per questo dobbiamo lavorare sulla donna, ma anche su tutto ciò che le sta intorno, dal personale sanitario agli esercenti, dalle famiglie alla scuola. Le attività nei consultori, gli interventi nelle scuole e la collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale fanno parte di un lavoro più ampio che punta a promuovere salute e a intervenire sui determinanti che la condizionano”,  ha dichiarato il direttore generale dell’ASP Alberto Firenze.

“La giornata di oggi completa un mosaico di iniziative che l’Azienda porta avanti sul fronte della prevenzione primaria e secondaria. Quanto accaduto recentemente con la bambina morta per difterite ci ricorda quanto sia necessario alzare ancora l’asticella. Al Sud diversi indicatori, dall’adesione agli screening ad altri aspetti della prevenzione, restano più bassi. Ringrazio il personale per lo sforzo che sta mettendo in campo. Educazione alla salute e formazione devono accompagnare anche il nuovo paradigma della sanità territoriale previsto dal Decreto ministeriale 77. Con Case di comunità, Ospedali di comunità e una rete nella quale i consultori avranno un ruolo sempre più importante”, ha aggiunto.

“Quella di oggi prosegue una linea che abbiamo già tracciato. Se vogliamo promuovere salute dobbiamo uscire dai luoghi tradizionali della sanità e andare dove le persone vivono, si incontrano e trascorrono il proprio tempo. Ieri siamo entrati in un luogo della socialità dove parlare di alcol poteva sembrare difficile e invece abbiamo trovato attenzione. È questa la direzione che dobbiamo seguire”, ha proseguito Antonino Levita, direttore sanitario dell’Azienda.

“La stessa logica deve guidare la costruzione della nuova assistenza territoriale. Immaginiamo Case di comunità che vadano oltre la semplice erogazione di prestazioni e diventino realmente luoghi della comunità. Capaci di offrire orientamento, sostegno sanitario, sociale e psicologico. La proattività significa proprio questo. Non aspettare sempre che sia il cittadino a cercare il servizio, ma creare occasioni per intercettarlo prima”, ha sottolineato il direttore sanitario.

Un rischio ancora sottovalutato

È su questo bisogno di anticipare l’intervento che si inserisce il lavoro del Dipartimento Salute Mentale, Dipendenze Patologiche e Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, diretto da Maurizio Montalbano.

“Quando abbiamo cominciato a lavorare sul progetto, due o tre anni fa, pensavo che evitare completamente l’alcol durante la gravidanza fosse ormai un comportamento quasi scontato. Approfondendo il fenomeno abbiamo capito che non era così. Esiste ancora una distanza importante tra ciò che sappiamo sui possibili danni e la percezione che ne ha la popolazione, soprattutto quando si parla di consumi occasionali”, ha spiegato Montalbano.

“È un percorso culturale che in parte ricorda quello affrontato con il fumo. Anche in quel caso comportamenti considerati normali hanno richiesto anni di informazione per cambiare. Per i Disturbi dello Spettro Feto-Alcolico dobbiamo fare lo stesso lavoro. Consultori, ginecologie, servizi sanitari e luoghi frequentati dai giovani devono contribuire a far arrivare un messaggio semplice prima ancora che inizi una gravidanza”, ha ribadito.

Il problema, infatti, non riguarda esclusivamente la dipendenza. L’Istituto Superiore di Sanità sottolinea che non esiste una quantità di alcol che possa considerarsi sicura durante la gravidanza. Nell’indagine nazionale 2025 sulla sorveglianza dei bambini da 0 a 2 anni, il 7,4% delle madri ha dichiarato di aver consumato alcol in gravidanza una o due volte al mese, l’1,1% tre o quattro volte al mese e lo 0,4% almeno due volte alla settimana. Il dato risulta in diminuzione rispetto alla rilevazione del 2022, ma conferma la presenza del comportamento anche tra donne che non presentano alcuna dipendenza da alcol.

L’obiettivo è zero

Su questa distinzione si concentra il progetto dell’Unità Operativa Complessa (UOC) Dipendenze Patologiche, diretta da Giampaolo Spinnato.

“Il problema non riguarda soltanto le persone con una dipendenza. Durante la gravidanza il consumo di alcol va azzerato, perché non esiste una dose che possiamo indicare come sicura per il nascituro. Stiamo formando gli operatori affinché una donna possa ricevere questa informazione in qualsiasi punto del servizio sanitario entri in contatto. Lavoriamo nei consultori e nei corsi preparto, ma vogliamo arrivare ancora prima, incontrando i ragazzi e le ragazze nelle scuole. La prevenzione deve cominciare quando la gravidanza non è ancora un progetto immediato. Abbiamo coinvolto anche gli esercenti perché incontrano quotidianamente le persone che consumano bevande alcoliche e alcuni hanno già aderito mettendo a disposizione materiali informativi. Anche loro possono diventare parte di una rete di tutela della salute collettiva”, ha osservato Spinnato.

A testimoniare l’importanza attribuita alla giornata anche la presenza del Dipartimento per le Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico (DASOE) dell’Assessorato regionale della Salute, guidato da Giacomo Scalzo, in un percorso che punta a rafforzare il raccordo tra Regione, Aziende sanitarie, servizi territoriali e comunità.

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