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Ars: la replica dell’assessore Armao al M5s

giovedì 14 Giugno 2018
Armao

L’Ars delle polemiche senza fine, sui migranti da accogliere e le proteste dei 5stelle all’indirizzo del presidente maltese Marie Louise Coleiro Preca, ha trovato il modo per rinviare, la trattazione della mini –finanziaria, il collegato alla legge di stabilità regionale approvata ad aprile.

Il vicepresidente della Regione Gaetano Armao, ha risposto alle polemiche, sollevate dal M5s, di seguito viene riportata integralmente:

Le considerazioni dell’onorevole Giancarlo Cancelleri e dell’onorevole Valentina Zafarana richiedono una replica puntuale, ovviamente scevra da ogni questione di ordine personale verso i parlamentari presenti.

È vero, ho definito, in una riunione privata tra militanti – lo si evince da un filmato abusivamente registrato, e disinvoltamente propalato da parte dell’onorevole Cancelleri – che il “grillismo” sarebbe un “cancro”, inteso ovviamente quale processo degenerativo, per la nostra cagionevole democrazia.

Una considerazione che ho fatto in termini impersonali, in una riunione politica chiusa tra adepti, volta a rafforzare l’agone elettorale in un piccolo centro della Provincia di Palermo. Farne oggi una questione: dapprima di fronte all’opinione pubblica, e poi in sede parlamentare, attiene alla personale responsabilità e corrisponde ad uno stile di far politica del quale non posso che prendere atto per rispondere con la dovuta precisione.

Una premessa é necessaria: la mia é un’analisi, fatta in campagna elettorale, ma che attiene alla morfologia ed al metodo della proposta politica che non riguarda i parlamentari regionali che conosco ed in gran parte stimo – me ne darete atti nei rapporti interpersonali intrattenuti -, né tanto meno gli elettori, anche se, a me pare, attratti da promesse irrealizzabili e raccolti dalla protesta. Quindi il retorico appello a porgere le scuse ai cittadini – dei quali mi ritengo come Voi e non meno di voi servitore e che pertanto considererei del tutto naturale – non può esser raccolto.

Un sistema elettorale trasforma voti in seggi, può conferire legittimazione a movimenti dalla mutevole e sovente cangiante proposta programmatica, ma non conferisce per ciò stesso valore democratico a proposte ed atteggiamenti contrastanti con la Costituzione ed i fondamenti della civiltà.

Per suffragare la portata – da qui il mio riferimento alla natura “degenerativa” – di alcune proposte potrei far riferimento:

– allo scomposto attacco al Presidente della Repubblica, per il quale si é addirittura richiesta la messa in stato di accusa per attentato alla Costituzione (reato per il quale é prevista una pena sino a 12 anni di reclusione) di fronte a piazze plaudenti ed a social media che hanno espresso critiche inaccettabili, salvo poi esser seguito da imbarazzate scuse;

– alla tesi di inserimento del vincolo di mandato con l’intento di modificare la rappresentanza indipendente, siccome disegnata dai padri costituenti, che lascia liberi i rappresentanti di interpretare la volontà degli elettori, non di eseguirla;

– alle proposte in materia di giustizia che rischiano di colpire alle fondamenta lo Stato di diritto;

– alle forme organizzative autocratiche di un movimento con metodi di selezione della classe dirigente a dir poco discutibili;

– alla fedeltà dei rappresentanti del popolo a società lucrative private sulla base di accordi vincolanti assunti prima della partecipazione alle competizioni elettorali;

– e per parlare dei lavori di questo Parlamento sull’ultima legge di stabilità alle pratiche di filibustering mediante la presentazione di emendamenti soppressivi sulla gran parte delle disposizioni proposte dal Governo e dalla Commissione bilancio, pur quando si trattava di norme condivise o addirittura accolte, proprio di chi “non sa quel che vuole, ma lo vuole subito”, per non parlare della vicenda di ieri che ha visto il grave sgarbo istituzionale al Presidente della Repubblica di Malta sulla quale gli aggettivi, anche i più marcati, risultano non cogliere le segno del più grave biasimo opportunamente espresso dal Presidente dell’Assemblea.

Ma sono vicende alle quali, sebbene siano da sole fortemente preoccupanti, non intendo affidare una valenza che pur potrebbe esser risolutiva per persone che ispirano la propria azione politica ai valori della democrazia e del pluralismo. È ad una vicenda simbolica che voglio invece far riferimento per suffragare ulteriormente le deduzioni che ho tratto. Poiché questa evidenzia la grave alterazione che sta alla base del “populismo giustizialista” che Voi predicate e praticate, incompatibile con la cultura politica liberal-democratica.

Per questa linea di pensiero – che ispira la mia azione – la politica é organizzazione della speranza e della solidarietà, responsabilità di delineare un futuro fondato sui valori di libertà, tolleranza, progresso, eguaglianza sostanziale, il populismo é invece – almeno sin qui ha dimostrato di essere – soltanto mobilitazione della disperazione, raccolta dei peggiori conati di avversione e livore sociale e culturale. Mi trovo pertanto ad indugiare su una vicenda che mi ha personalmente riguardato – me lo consentano il Presidente e gli onorevoli parlamentari – proprio perché evidenzia gli effetti del populismo giustizialista e non per spirito di revascismo dal quale ho l’obbligo di rifuggire.

Qualche mese fa apparve su alcuni quotidiani regionali la notizia che nell’ambito di un’inchiesta giudiziaria un imprenditore era stato sottoposto alla misura cautelare della restrizione della libertà. Dal provvedimento del GIP di Agrigento si evinceva che, da avvocato dell’interessato (ed ovviamente ben prima dell’assunzione della carica che mi onoro oggi di rivestire), ero stato sottoposto ad intercettazione il cui contenuto veniva riportato nella relativa ordinanza (nonostante le norme lo precludesse) e negli articoli ricordati. Secondo le deduzioni accusatorie – pur se attraverso atti formali di diffida e richieste all’amministrazione che avevo prodotto – avrei contribuito a svolgere non meglio qualificate “pressioni e tutoraggi” per l’ottenimento di un pur legittimo provvedimento ampliativo.

Si trattava di un’inaccettabile ricostruzione che cedeva alla commistione tra il noto ruolo professionale svolto alla luce del sole nello studio legale fondato nel 1881, e quello di assessore e vicepresidente assunto successivamente alla conclusione di tale attività. Ciò ho peraltro avuto modo di chiarire sin da subito ai media, producendo anche un‘esposto al competente ordine degli avvocati, con richiesta di trasmissione degli atti al CSM. Ebbene Lei ed il suo capogruppo, sulla scorta di una semplice notizia di stampa avete richiesto che mi dovessi astenere dalla trattazione di rilevanti questioni relative al mio ufficio, addirittura prospettando le dimissioni dall’incarico di Assessore e Vicepresidente (Repubblica-Palermo, 24.3.2018).

Ebbene debbo informarVi che giusta ordinanza dell’1 giugno scorso (due giorni prima dell’incontro abusivamente videofilmato) il Tribunale di Palermo – Sezione per il riesame dei provvedimenti cautelari personali e reali, non solo ha annullato gli abnormi provvedimenti cautelari, ma ha ritenuto del tutto inesistenti e comunque non provate le presunte pressioni esercitate da chicchessia, siccome prospettate in sede accusatoria.

Quel che é accaduto, come noto, investe molti nostri concittadini, e purtroppo per l’ennesima volta per me ha avuto un’eco mediatico, ma sopratutto lesti e disinvolti utilizzatori delle notizie per mero opportunismo politico. A Voi, ed attraverso i maggiori esponenti regionali, è bastata un’abnorme menzione in un provvedimento giudiziale mai letto, ed oggi demolito, ma richiamato frammentariamente da un giornale, per contestare la correttezza di un componente del governo, prospettandone addirittura le dimissioni.

Se questa è la Vostra idea di giustizia, se questa è l’idea del confronto tra opposizione e governo allora ci troviamo al cospetto della vulnerazione degli elementari fondamenti della giustizia. Questo é il giustizialismo populista che ritengo pericoloso, che per dirla con Einaudi fa entrare la politica nella giustizia, facendo uscire la giustizia dalla finestra.

Un giustizialismo analogo a quello per anni praticato da chi predicava la legalità e l’antimafia di comodo per turpi finalità che stanno emergendo, e contro il quale mi mi sono opposto in passato ricevendo reazioni all’esame dell’autorità giudiziaria ed al quale mi opporrò, e con me tanti altri tra i parlamentari, con tutte le mie forze dentro e fuori la vita politica.

La giustizia sommaria, politica, apodittica che proprio per questo è metagiudiziaria, per la quale garantismo, presunzione di innocenza, separazione dei poteri, sono tutte imposture divenute il rifugio dei peggiori mascalzoni, comprova una forma di disprezzo per chi la pensa diversamente, sopratutto se riveste cariche istituzionali, diviene forma di brutale avversione, incompatibile con il civile confronto.

Giovanni Falcone ammoniva, di fronte al dilagare di certo giustizialismo che ebbe l’ardire di puntare il dito anche contro la sua opera, che «bisogna stare attenti a non confondere la politica con la giustizia penale. In questo modo, l’Italia, pretesa culla del diritto, rischia di diventarne la tomba». Altro che cambiamento onorevoli Cancelleri e Zafarana questa é involuzione, negazione dei valori di civiltà in spregio delle più elementari garanzie del cittadino.

Facile da parte Vostra utilizzare la parola cambiamento. Agevole evocare mutamenti che invece nascondo pericolose regressioni (ecco la degenerazione cui facevo riferimento) dalle conquiste che la tradizione liberal-democratica ha reso immutabili per la nostra società. Il cambiamento senza valori é solo lotta per il potere. Compito di una forza politica democratica che vuol innovare é contemperare questioni del potere con quelle dei valori. Obiettivo di una forza autocratica, e pertanto degenerativa, é invece la conquista del potere senza, ed in taluni casi anche contro, i principi di libertà e di tolleranza.

A chi predica il cambiamento purché sia – bonne à tout faire – dico che assenza di valori ed incompetenza non sono le doti migliori per realizzarlo pur se é necessario. E che si può anche cambiare in peggio, ma vedremo…. Non si tratta di invocare l’epistocrazia, come fa Brennan o paventare l’avvento della mediocrazia evocata da Alain Deneault, ma di confidare nella straordinaria forza della democrazia rappresentativa.

Auspico per chi governa il Paese, per il collega giurista professore Conte, adesso Presidente del Consiglio, ogni successo, purché coincida con gli interessi dei siciliani. Ed anche su questo ho raccolto le Sue censure apodittiche onorevole Cancelleri. Le considerazioni che ho riservato al programma enunciato del c.d. “cambiamento” non erano – ne potevano essere – afferenti la persona del Presidente, anche per la semplice circostanza di non poter che salutare positivamente l’idea del ricorso per la guida del Governo ad un docente universitario ed avvocato, esterno al Parlamento, quale sono anche io.

Sono invece tesi programmatiche prive di adeguata considerazione per il Sud e per la Sicilia che mi hanno indotto a formulare alcuni rilievi poi ripresi dal dibattito politico e che vedo, con piacere, oggi ribaditi nella riunione dei Presidenti delle Regioni del sud . Ma come tanti, pur vigilando nell’interesse dei siciliani, auspico di esser ben presto smentito su questo e sulle precedenti considerazioni circa la degenerazione che pavento. Anni di formazione ai valori della democrazia e della libertà fanno concepire la politica come perseguimento del bene comune coniugato all’inveramento dei valori democratici, spero che dal confronto ricondotto su alvei di correttezza possano costruirsi le basi per il rilancio della nostra democrazia. Uno degli insegnamenti di Confucio ci dice che un vero errore sta nel commettere un errore e non correggersi.

Quel che é accaduto sia da monito per tutti al fine di scongiurare nuovi errori e lavorare, nel confronto leale, nell’esclusivo interesse dei siciliani“.

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