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La seduta a Sala d'Ercole

Cracolici presenta la relazione della Commissione Antimafia: “La Sicilia è peggiorata, dobbiamo ripartire da zero” CLICCA PER IL VIDEO

martedì 28 Luglio 2026

La Sicilia è peggiorata e non c’è consapevolezza, cresce l’indifferenza“. Così ha esordito in aula il presidente della Commissione Antimafia Antonello Cracolici, che ha illustrato la relazione annuale sull’attività svolta nel 2025, a circa venti giorni dalla presentazione del documento in conferenza stampa (CLICCA QUI).

Dalle carceri all’immagine politica

Punto principale dell’intervento del presidente Cracolici i numeri sempre più crescenti riguardanti il traffico di stupefacenti. “I siciliani e la politica – ha dichiarato il deputato del Partito Democratico – non hanno contezza della dimensione del fenomeno mafioso e delle sue vittime. O se ne prende atto o si rischia che si allarghi ancora di più. E’ anche per questo che è cresciuto così tanto il traffico di stupefacenti“.

Un caso che ci ha sconvolto sono le armi e la quantità di armi che gira in Sicilia, che stanno diventando sempre di più uno status symbol tra le nuove generazioni“. Poi un passaggio anche sull’audizione a Roma in Commissione Antimafia del procuratore De Lucia. “Le carceri sono una groviera. Il problema non sono solo i telefoni. L’abbiamo potuto constatare anche noi“. Cracolici ha posto un focus sulle gravi condizioni in cui versa il Pagliarelli di Palermo, dove l’acqua che scorre dai rubinetti è marrone e non è potabile, generando un sistema piramidale all’interno della struttura e di ricatto. “Il tema della condizione carceraria è inutile che il ministro si sdegni, è grave che non sappia“.

Stiamo dando l’immagine peggiore che la politica possa dare“. Ha proseguito Cracolici, che ha aggiunto: “Se hanno superato il limite della vergogna significa che è abbastanza diffuso, tanto da superare i limiti morali. Ognuno fa quello che vuole. E’ una relazione di una preoccupazione politica e istituzionale. Dobbiamo mettere mano ai controlli. I casi di corruzione sono talmente diffusi a macchia di leopardo che diventa quasi necessario ripartire da zero“.

Le principali indagini

Uno dei filoni di indagine principali è stato certamente quello relativo alle problematiche relative al tema dei beni confiscati. Intrapreso già nel 2023 e proseguito durante il 2024, la Commissione ha deciso di continuare a battere la pista con la mappatura dei beni e ponendo un focus sulle difficoltà inerenti alla loro gestione e alle relative procedure.

Poi è stata la volta dell’analisi sull’affidamento del servizio regionale di elisoccorso. L’inchiesta, avviata dopo la doppia segnalazione della deputata di Forza Italia Margherita La Rocca, ha fatto emergere alcune criticità nell’assegnazione degli incarichi e nel sistema regionale di prevenzione della corruzione. Al termine dell’indagine la Commissione ha chiesto al governo Schifani di “destinare, con la massima tempestività, unità di personale adeguate, sia sotto il profilo del numero che delle competenze”, di “avviare, con la massima tempestività, una riforma del sistema di prevenzione della corruzione” e, infine, di “garantire la concreta attuazione del principio di rotazione” negli incarichi pubblici.

Poi il caso Mondello, che ha aperto il dibattito sul rischio di infiltrazioni mafiose nella gestione di beni demaniali in concessione e nato su segnalazione del leader di Controcorrente  Ismaele La Vardera sulla gestione del lido da parte della Società Mondello Immobiliare Italo Belga Spa. Il leader di Controcorrente denunciava “un quadro fortemente preoccupante sulla gestione effettiva del lido e sulla trasparenza dei rapporti tra soggetti privati e patrimonio demaniale regionale”, rilevando possibili profili di “incoerenza con la normativa antimafia che intende prevenire qualunque forma di infiltrazione, controllo indiretto o condizionamento da parte di soggetti legati, anche solo per vincoli parentali e ambientali, a contesti mafiosi”, si legge nella relazione. Dopo aver audito La Vardera, l’inchiesta della Commissione si è conclusa con la richiesta di revoca della concessione demaniale alla Mondello Immobiliare Italo Belga Spa e con il rafforzamento delle verifiche da parte della Regione anche sugli altri concessionari di beni demaniali.

Dal racket al ritorno dei boss

Come si apprende dalla relazione Cosa Nostra, seppur “acefala e tesa costantemente alla ricostituzione della cupola” continua a infiltrarsi nell’economia “sana” del territorio, a riciclare capitali illeciti e a modificare le proprie strategie criminali pur di mantenere il controllo. Un dato confermato dal persistente fenomeno del racket delle estorsioni. Secondo la Commissione, infatti, tale pratica vede “l’approvvigionamento di risorse economiche” passare in secondo piano rispetto a un utilizzo volto “ad affermare il controllo del territorio”. Ciò significa che il “pizzo”, oggi, assume un valore “simbolico”: un modo per la mafia di riaffermare il proprio potere più che di riempire le casse dell’organizzazione criminale. Le somme richieste possono essere anche modeste, ma commercianti e imprenditori si vedono costretti a riconoscere l’autorità dell’organizzazione mafiosa, confermandone presenza e influenza.

Da qui, si scoperchia il vaso di Pandora. All’aumento dei casi di racket corrisponde un crollo delle denunce, risultando “scarsissime, quasi nulle”. Difatti gli inquirenti “si imbattono in fenomeni di racket solo nell’ambito di altre indagini e non per via di denunce dirette ad opera delle vittime”. Anzi, molto spesso commercianti e imprenditori si trovano davanti a un bivio: denunciare oppure essere accusati di complicità.

Tra gli altri dossier affrontati dalla Commissione nel corso del 2025 figurano anche alcuni temi particolarmente delicati, che nel corso di quest’anno hanno assunto un rilievo ancora maggiore. Già nel 2025 la Commissione aveva acceso i riflettori sulla diffusa detenzione di armi da guerra nelle province siciliane con “fini dimostrativi e intimidatori”. Un fenomeno che torna oggi di stretta attualità alla luce delle numerose denunce per traffico e detenzione di armi e dei diversi episodi di sparatorie con kalashnikov che hanno interessato, ad esempio, il capoluogo siciliano.

C’è poi la diffusione sempre più capillare del crack. Se nel precedente ciclo di audizioni il fenomeno riguardava prevalentemente Palermo e Catania, oggi la droga ha ormai raggiunto molte altre aree dell’Isola. La principale fonte di guadagno della mafia resta il traffico degli stupefacenti, settore nel quale l’organizzazione criminale siciliana consolida rapporti con altre realtà criminali, in particolare con la ‘Ndrangheta, ma anche con altri gruppi operanti all’estero, favorendo il riciclaggio di capitali illeciti e l’espansione verso nuovi mercati.

Tra gli elementi che destano maggiore preoccupazione vi è ritorno in libertà di alcuni boss condannati tra gli anni Novanta e Duemila, che hanno completato il corso della loro pena. La Commissione evidenzia come molti di loro siano riusciti a reinserirsi all’interno dell’organizzazione, mantenendo e, in alcuni casi, ampliando le proprie reti di relazioni con esponenti dell’economia e delle istituzioni. A questo si aggiunge anche il fenomeno dei cellulari introdotti illecitamente all’interno dei penitenziari, consentendo ai boss “di continuare ad esercitare il proprio ruolo di comando anche dal carcere”, si legge nella relazione. Su questo punto la Commissione avanza la richiesta di “un urgente rafforzamento delle misure volte ad arginare questo grave e preoccupante fenomeno”.

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