La settimana a Palazzo dei Normanni si apre all’insegna delle polemiche. Non si tratta certo di una novità pronta a spezzare la quotidianità dell’Assemblea regionale, ma anche in questo caso, come di consueto i tempi stringono. Questa volta a rubare la scena è l’apertura al terzo mandato per i sindaci. I primi cittadini, sostenuti da Anci Sicilia e forti della sentenza della Corte Costituzionale, hanno alzato la voce, risollevando un caso che sembrava sepolto con la disfatta del ddl Enti locali, testo proviene dalla stesura del disegno di legge 738, con norme ordinamentali della Finanziaria 2025 (CLICCA QUI). Un appello accolto trasversalmente dai deputati regionali che siedono a Sala d’Ercole.
La decisione in capigruppo
Fumata bianca in conferenza dei capigruppo.
Dalla riunione, convocata alle ore 15:00 dal presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, è stato stabilito che l’allineamento con l’ordinamento nazionale in materia di terzo mandato consecutivo per i sindaci siciliani avverrà attraverso un disegno di legge apposito. Al termine dell’incontro è stata convocata la I Commissione Affari Istituzionali dal presidente Ignazio Abbate per depositare il testo, che verrà votato martedì 10 marzo. Nella stessa giornata il ddl sarà incardinato in aula e sarà dato il via alla discussione generale. La scadenza per la presentazione degli emendamenti è prevista per il giorno seguente, mercoledì 11 marzo alle ore 12. Nel pomeriggio Sala d’Ercole si riunirà per la votazione.
Le ipotesi
Seppur la grande condivisione a mezzo stampa, in realtà, alcune forze politiche avrebbero mostrato forti resistenze. L’allineamento nazionale con il recepimento della norma sul terzo mandato non sarà così semplice.
Due sono le ipotesi in campo. La prima riguarda la possibilità di portare a Sala d’Ercole un apposito disegno di legge, già depositato dalla Lega e dal suo capogruppo Salvo Geraci. La seconda è quella di preparare e presentare un emendamento al disegno di legge n. 1030/A, lo stralcio approvato in I Commissione Affari Istituzionali, presieduta da Ignazio Abbate, pronto ad approdare in aula, contenete gli ordinamenti scartati dall’ultima Finanziaria (CLICCA QUI).
Per scoprire quale via verrà intrapresa bisognerà attendere la capigruppo prevista per le ore 15:00 e che sarà preceduta alle ore 14:00 dall’incontro di Forza Italia.
Un ritorno a Sala d’Ercole
Non si tratterebbe di un esordio assoluto per la norma. Come già detto prima, all’interno del ddl Enti locali, approvato con estrema fatica in aula a metà febbraio, l’apertura al terzo mandato dei sindaci era presente all’interno dell’articolato. In tal senso, il limite dei due mandati sarebbe rimasto nei Comuni con popolazione superiore a 15mila abitanti. La possibilità di estendere i mandati a tre consecutivi sarebbe stata estesa ai Comuni con popolazione compresa tra i 5mila e i 15mila abitanti. Nessun limite invece nei Comuni con popolazione inferiore a 5mila abitanti.
Il terzo mandato rappresentava una delle tre norme, contenute all’interno del disegno di legge, utili per allineare la Sicilia alle altre Regioni italiane, insieme al consigliere supplente e alla rappresentanza di genere al 40% nelle giunte comunali. Quest’ultima è stata alla fine l’unica sopravvissuta. Le altre due sono crollate sotto i colpi dei franchi tiratori. Attimi di fuoco tra i banchi di Sala d’Ercole ricordati anche dal presidente Galvagno: “Auspico davvero che, così come avvenuto in occasione del voto sulla parità di genere nelle amministrazioni comunali, che in Aula non venga richiesto il voto segreto per trincerarsi ma si proceda con voto palese mettendoci la faccia“. Un messaggio diretto che non lascia spazio alle interpretazioni.
La sentenza della Corte Costituzionale
A far riemergere il tema con prepotenza sono stati Paolo Amenta e Mario Emanuele Alvano, presidente e segretario di Anci Sicilia, sbandierando la sentenza n. 16/2026 della Corte Costituzionale, depositata il 19 febbraio 2026, che indica la norma regionale come incostituzionale, ribadendo “che restrizioni al diritto di elettorato passivo non possono essere introdotte con scelte regionali difformi e prive di specifiche giustificazioni, perché incidono su diritti politici fondamentali e alterano l’equilibrio democratico“. Amente e Alvano hanno così “trasmesso una richiesta formale al presidente della Regione siciliana e al presidente dell’Assemblea regionale siciliana, affinché si intervenga immediatamente sulla disciplina dei limiti di mandato dei sindaci, adeguandola ai principi dell’ordinamento nazionale“. L’ordinamento vigente, l’articolo 3 della legge regionale n. 7/1992, prevede il tetto massimo dei tre mandati consecutivi nei Comuni sotto i 5mila abitanti e il limite dei due mandati nei Comuni con popolazione compresa tra i 5mila e i 15mila abitanti.
I tempi stringono. In primavera saranno chiamati al voto oltre 60 Comuni siciliani. Alcuni di questi sono direttamente chiamati in causa e qualora tutto dovesse filare per il verso giusto importanti novità potrebbero riguardare circa un sesto dei primi cittadini uscenti, il cui futuro resta in bilico in attesa di una nuova risposta da parte di Sala d’Ercole.





