La Commissione Statuto entra nel vivo. Dopo mesi di stop, la Commissione, orfana dell’ormai ex presidente Michele Mancuso, ha ripreso le sue attività. L’obiettivo? Far coincidere gli 80 anni dello Statuto siciliano con un profondo e atteso rinnovamento. Non si tratta di un processo immediato, ma certamente un piccolo passo incoraggiante dopo gli appelli delle settimane precedenti, lanciati in occasione dell’importante anniversario.
Come già spiegato, i percorsi saranno due, distinti, separati e paralleli (CLICCA QUI). Da un lato c’è il ddl bipartisan a prima firma del capogruppo di Fratelli d’Italia Giorgio Assenza e del deputato del Partito Democratico Dario Safina. Un cammino articolo per il quale è stato condiviso un ciclo di audizioni. La scorsa settimana è stato il turno di Giacomo D’Amico, ordinario di Diritto Costituzionale presso l’Università degli Studi di Messina e assistente di studio presso la Corte Costituzionale. Oggi è previsto Roberto Di Maria, ordinario di Diritto Costituzionale presso l’Università degli Studi di Enna Kore.
A Sala d’Ercole, però, potrebbe ben presto sbarcare un altro ddl. La Commissione, guidata dal vicepresidente vicario Giuseppe Lombardo (Sud chiama Nord), è riuscita a trovare un’unità sul testo della legge statutaria, norme che riguardano da vicino il governo, come la disciplina sulla nomina degli assessori, prendendo come modello base e di partenza quattro proposte, avanzate tra il 2023 e lo scorso febbraio, a prima firma del capogruppo di FdI Assenza, del governo regionale e del gruppo parlamentare di Sud chiama Nord. A queste si aggiungono ulteriori previsioni volte a implementare il ruolo di indirizzo, informazione e controllo dell’Assemblea nei confronti del governo regionale, con riguardo a settori essenzialmente tecnici, ma di fondamentale importanza nei rapporti tra lo Stato e la Regione.
Il termine per la presentazione degli emendamenti è stato già fissato a mercoledì 8 luglio. Una volta superato l’ostacolo in aula, il testo dovrà incassare anche il via libera del Parlamento nazionale. Da qui la possibilità di essere sottoposto a refetendum confermativo. Lo strumento, impiegato per la revisione delle leggi costituzionali e che non prevede quorum, potrà essere indetto qualora non ottenga in seconda votazione la maggioranza dei due terzi dei membri di ciascuna Camera. In questo caso, la legge può essere sottoposta a referendum se, entro 3 mesi dalla sua pubblicazione, ne fanno richiesta 500.000 elettori, 5 Consigli regionali o 1/5 dei membri di una Camera.
Ma vediamo da vicino i temi sotto la lente d’ingrandimento.
Si parte con le novità relative al giuramento degli assessori. La proposta prevede la possibilità di adottare fin da subito atti di ordinaria amministrazione, cioè quelli volti a garantire la continuità dell’azione amministrativa, sia quelli del proprio assessorato sia quelli che di loro competenza quali componenti della giunta.
Sempre in materia di assessori, oltre al termine massimo dei trenta giorni previsti per la nomina, viene introdotta una sanzione ai danni del presidente della Regione, prevedendo una decurtazione dell’indennità. Inoltre, la giunta potrà deliberare al solo fine di fronteggiare emergenze o per adottare atti imposti dalla Costituzione, dallo Statuto speciale o dalla legge. Ritornano così in mente i circa sei mesi di vuoto per gli assessorati alla Famiglia e agli Enti locali dopo l’estromissione dei due deputati della DC, Nuccia Albano, poi rientrata, e Andrea Messina, con le deleghe gestite ad interim dal presidente Schifani.
Secondo le nuove disposizioni previste nel ddl, il presidente della Regione potrà essere punito nel medesimo modo per la mancata presentazione della relazione annuale. Altro tema tornato alla ribalta, dopo le denunce del capogruppo di Sud chiama Nord Cateno De Luca nelle ultime sedute d’aula.
Il disegno di legge entra anche nel merito delle attività dell’Assemblea. È prevista, infatti, l’estensione del termine a sessanta giorni per esprimere il parere sugli schemi di norme di attivazione predisposti dal governo regionale prima della trasmissione alla Commissione paritetica. Il termine più lungo è giustificato dalla complessità dell’iter che richiederebbe, si legge tra le righe della relazione “necessariamente l’istruttoria della commissione parlamentare competente e poi l’esame e l’espressione del parere da parte dell’aula. Allo stesso tempo si specifica che decorso il predetto termine, senza che l’Assemblea abbia espresso il proprio parere, il governo della regione può ugualmente trasmettere gli schemi di norme di attuazione alla Commissione paritetica in modo da esplicitare che la scelta dell’Assemblea di non esprimersi non osta alla prosecuzione dell’iter di approvazione delle norme di attuazione“. È inoltre introdotto che il governo regionale “condivida con l’Assemblea, nell’ambito della funzione di indirizzo, informazione e controllo esercitata da quest’ultima nei riguardi del medesimo governo regionale, le proprie politiche in termini di attuazione dello Statuto speciale“.
Il ddl mira anche ad implementare gli obblighi informativi del governo regionale nei riguardi dell’Assemblea con riferimento a profili di cruciale importanza per l’attività politico-amministrativa della Regione.
Secondo le nuove disposizioni il presidente della Regione dovrà relazionare annualmente all’Assemblea lo stato del contenzioso costituzionale che riguarda la Regione Siciliana, indicando eventuali interventi normativi correttivi. Il testo affronta così anche il problema, registratosi in passato, delle mancate costituzioni in giudizio della Regione davanti alla Corte costituzionale, prevedendo che il governo comunichi tempestivamente all’Assemblea quando non intende costituirsi in giudizio, anche in relazione a singole disposizioni. Ricevuta la comunicazione l’Assemblea o la Commissione competente, quella che ha istruito il disegno di legge, potranno eventualmente adottare nei riguardi del Governo regionale gli atti di indirizzo che riterranno opportuni.



