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Depistaggi, tangenti, viaggi esotici e fiumi di denaro. Ecco come si sarebbero arricchiti avvocati e magistrati

martedì 6 Febbraio 2018

Avvocati, magistrati, giornalisti, docenti universitari, imprenditori e professionisti. Sono molti i colletti bianchi coinvolti nell’operazione, coordinata dalle procure di Roma e Messina, che ha alzato il velo su una rete di potenti che avrebbe orientato diversi procedimenti amministrativi e inchieste penali, per incrementare i propri conti correnti e il proprio potere praticamente su tutta Italia. A beneficiarne sarebbero state aziende e clienti di un noto avvocato, Piero Amara, 48enne di Augusta, in provincia di Siracusa, ritenuto la mente dell’organizzazione.

Il legale, che avrebbe avuto fra i propri clienti aziende di mezza Europa, sarebbe stato consigliere di diversi giudici amministrativi del Tar, del Consiglio di Stato e del Cga. Oggi all’alba, l’ordinanza restrittiva eseguita dalla Guardia di finanza, che ha fatto finire agli arresti domiciliari una ventina di persone, fra cui un magistrato, Giancarlo Longo, fino a pochi mesi fa pubblico ministero alla procura siracusana, da qualche tempo trasferito dal Csm a Napoli per motivi disciplinari. La sua figura è fra le principali dell’inchiesta, finita al centro delle indagini a seguito di un esposto firmato da otto suoi colleghi della procura di Siracusa. Il suo coinvolgimento sarebbe stato suffragato anche dalle registrazioni di alcune telecamere nascoste piazzate nel suo ufficio. Peraltro, il magistrato avrebbe avuto notizia delle microspie e si sarebbe attivato per neutralizzarle.

Oltre all’avvocato Amara, domiciliari anche per un altro legale, Giuseppe Calafiore, che però 24 ore prima del blitz ha lasciato l’Italia diretto a Dubai. Coinvolti nell’inchiesta pure il docente universitario Vincenzo Naso, professore alla Sapienza di Roma, il giornalista siracusano Giuseppe Guastella, il dirigente regionale Mauro Verace, l’ex presidente del Consiglio di Stato Riccardo Virgilio e una sfilza di altri colletti bianchi: Alessandro Ferraro, Davide Venezia, Fabrizio Centofanti, Gianluca De Micheli, Francesco Perricone, Salvatore Maria Pace, Sebastiano Miano. Fra gli arrestati anche l’imprenditore Enzo Bigotti, già coinvolto nel caso Consip.

Le accuse sono, a vario titolo, di associazione per delinquere, falso, intralcio alla giustizia e corruzione e riguarderebbero episodi degli ultimi cinque anni.

Stando alle indagini, gli avvocati Amara e Calafiore avrebbero versato fiumi di denaro al magistrato, quasi novantamila euro, oltre a vacanze pagate a Dubai per lui e per i familiari e un capodanno a Caserta. In cambio Longo avrebbe creato fascicoli “specchio”, che il magistrato si sarebbe auto assegnato per monitorare indagini di competenza di altri suoi colleghi che interessavano ad Amara e Calafiore e inquinare, così, vari procedimenti penali. Tra queste inchieste, ve ne sarebbe una avviata dai pm della procura di Milano nei confronti dell’amministratore dell’Eni Claudio De Scalzi. Fra i difensori dell’Eni ci sarebbe stato proprio l’avvocato Amara, che insieme a Massimo Mantovani, ex responsabile dell’ufficio legale (e oggi dirigente) di Eni, avrebbe organizzato un presunto depistaggio per condizionare le inchieste milanesi, mediante l’intermediazione di un amico del legale, Alessandro Ferraro, che nell’estate 2016 aveva denunciato di essere rimasto vittima di un tentativo di sequestro, finalizzato a realizzare un complotto internazionale per uccidere De Scalzi.

In realtà non ci sarebbe stato alcun complotto, ma per gli investigatori si sarebbe trattato di un piano ordito dallo stesso Amara per ottenere informazioni. Lo proverebbe anche il fatto che il pm che avviò l’inchiesta per il finto tentato sequestro di persona era stato proprio Giancarlo Longo. Il ruolo del magistrato avrebbe consentito a diverse aziende e clienti di Amara di aggiudicarsi importanti procedimenti amministrativi.

I pm evidenziano anche il presunto ruolo dell’allora presidente del Consiglio di Stato Virgilio, che avrebbe accolto le istanze di due società, seguite dagli avvocati Calafiore e Amara, in cambio – sostengono i magistrati – di 751 mila euro transitati su un conto svizzero. Indagato anche il consigliere di Stato, Nicola Russo, estensore di molte sentenze firmate da Virgilio. 

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