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Sentenza capovolta. Assolto Mannina, voleva scalzare il Prefetto della legalità

lunedì 12 Dicembre 2016

Anni di indagini evaporate in una nuvola grigia. La notizia è stringata, ma nasconde fiumi di inchiostro raccolti in atti giudiziari: la Corte d’Appello di Palermo ha assolto Vincenzo Mannina, imprenditore trapanese accusato di associazione mafiosa. “Il fatto non sussiste” è stato il sigillo al termine di un processo fiume che oggi ha decretato anche la restituzione dei beni confiscati dagli inquirenti. Si tratta del terzo giudizio di appello, dopo due annullamenti con rinvio della Cassazione (annullamenti proposti dal procuratore generale). Mannina era accusato di aver fatto parte della ”famiglia” mafiosa di Trapani, capeggiata dall’allora boss Francesco Pace e nell’ambito del procedimento penale i giudici di secondo grado avevano, finora, confermato la confisca dell’azienda ereditata dal padre (procedimento, questo, indipendente dalle misure di prevenzione). In primo grado aveva riportato una condanna a 6 anni e 8 mesi, ridotta a 6 anni e 3 mesi nel primo giudizio di secondo grado ma la Cassazione a dicembre 2015 aveva rimandato indietro alla Corte di Appello la prima sentenza di condanna individuando la necessità di circoscrivere meglio il reato contestato.

catturaMannina era accusato di associazione mafiosa, mentre per la Cassazione si configurava il concorso esterno. La Corte di Appello aveva invece confermato condanna e reato di associazione mafiosa, poi nuovamente annullati con rinvio dalla Cassazione. Ad arrestarlo nel 2007 erano stati gli agenti della Squadra Mobile nell’ambito dell’inchiesta «Progetto mafia e appalti Trapani», su richiesta dei sostituti della Dda Gabriele Paci e Andrea Tarondo che avevano sviluppato i dati emersi da un’altra indagine, quella che nel 2005 aveva portato all’arresto di Francesco Pace, 65 anni, «reggente» di Cosa nostra a Trapani, e di altre 11 persone. L’imprenditore – secondo gli inquirenti – aveva tentato di impossessarsi, per conto di Cosa Nostra, della Calcestruzzi Ericina, azienda confiscata al boss di Trapani Vincenzo Virga ma il tentativo fallì per l’intuito del prefetto dell’epoca Fulvio Sodano che dopo fu trasferito ad Agrigento. La vicenda è rientrata marginalmente nel processo al senatore Tonino D’Alì (assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa) per essersi adoperato nel trasferimento del prefetto.

Dall’inchiesta era emerso un profilo dell’imprenditore letteralmente trasversale. Nelle sue aziende, ad esempio, ricopriva delle cariche sociali l’allora sindaco di Erice, Ignazio Sanges e nel gennaio 2003 Marzio Bresciani e Francesco Bianco, allora presidente e direttore dell’associazione della sede trapanese di Confindustria, si erano rivolti al prefetto Sodano con la proposta di conferire il titolo di Cavaliere del Lavoro all’imprenditore Vito Mannina e in quell’occasione avevano anche accennato all’interesse del figlio, Vincenzo, per l’acquisto della Calcestruzzi Ericina. “Mannina per me era l’autista del Pace – ha detto il collaboratore di giustizia Nino Birrittella, ex patron del Trapani calcio arrestato con Pace nel 2005 – mi comunicava, di presenza o per telefono, le indicazioni del Pace per gli incontri riservati: nelle telefonate il Mannina, riferendosi al Pace, lo appellava “il ragioniere Poma”.

L’operazione non convinse Sodano che bloccò la cordata di imprenditori. A Mannina, secondo la ricostruzione degli inquirenti, in seguito al sequestro della Calcestruzzi sarebbe stato affidato il delicato compito d’imporre alle imprese l’approvvigionamento di calcestruzzo presso la Sicilcalcestruzzi di Paceco, società controllata dal boss, e presso il suo impianto della Mannina Vito srl. Una scelta che avrebbe permesso di coprire una buona parte del territorio trapanese. Ma non solo. Il nome dell’imprenditore infatti è entrato anche nell’inchiesta sugli Act’s trapanesi della Louis Vuitton Cup del 2007. La prima “Grande Opera” individuata dall’allora Governo Berlusconi è stata rifornita anche dagli inerti di Mannina. Adesso, dopo anni di processi, giunge l’assoluzione definitiva.

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