La Sicilia supera di oltre 63 milioni di euro il limite programmato per la spesa farmaceutica nei primi tre mesi del 2026, nonostante il miglioramento dell’incidenza complessiva rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A pesare maggiormente sui conti regionali sono gli acquisti diretti di medicinali. La farmaceutica convenzionata, invece, registra un aumento dei costi pur rimanendo entro il proprio tetto. È quanto emerge dal monitoraggio dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA), relativo al periodo gennaio-marzo 2026, che analizza l’andamento della spesa nazionale e regionale e verifica il rispetto dei limiti previsti per il Servizio sanitario nazionale.
Nel primo trimestre dell’anno, la spesa farmaceutica siciliana considerata ai fini della verifica dei tetti ammonta a 506,39 milioni di euro, contro 443,35 milioni di risorse programmate. Una differenza di 63,04 milioni che porta l’incidenza sul finanziamento sanitario regionale al 17,88%, oltre la soglia complessiva del 15,65%. Rispetto allo stesso periodo del 2025, quando l’indicatore raggiungeva il 18,90%, la Regione registra comunque una riduzione di 1,02 punti percentuali.
Nel confronto nazionale, la Sicilia occupa il 16° posto su 21 territori per incidenza della spesa farmaceutica complessiva sul finanziamento sanitario. La graduatoria AIFA vede ai primi posti Sardegna (22,85%), Campania (21,64%) e Calabria (21,25%), mentre la media nazionale si attesta al 19,26%. Nel complesso, nei primi tre mesi del 2026, AIFA registra in Italia una spesa farmaceutica di 6,78 miliardi di euro, contro 5,51 miliardi programmati, con uno sforamento di circa 1,27 miliardi. Gli acquisti diretti, al netto dei gas medicinali, superano il tetto di 1,35 miliardi di euro. La farmaceutica convenzionata mantiene un avanzo di 81,6 milioni.
Acquisti diretti
A incidere maggiormente sullo squilibrio siciliano sono i medicinali destinati agli ospedali e alla distribuzione diretta ai pazienti. Una componente che nel primo trimestre assorbe risorse superiori a quelle programmate. Al netto dei gas medicinali, gli acquisti diretti raggiungono 308,25 milioni di euro, contro un limite di 243,63 milioni. Lo sforamento ammonta a 64,62 milioni, con un’incidenza del 10,88% sul finanziamento sanitario regionale, rispetto alla soglia dell’8,60%. Il confronto con il 2025 mostra comunque un miglioramento, con una riduzione di 1,29 punti percentuali, che porta la Regione anche al di sotto della media nazionale del 12,45%. Un andamento positivo che, tuttavia, non elimina lo squilibrio tra spesa effettiva e risorse programmate.
Tra gli acquisti diretti figurano anche i medicinali innovativi e gli antibiotici classificati come “reserve“, quest’ultimi utilizzati per contrastare le infezioni causate da batteri multiresistenti. Per entrambe le categorie sono previsti fondi dedicati e le relative spese non concorrono al calcolo del tetto ordinario. In Sicilia, gli importi ammontano rispettivamente a 9,64 milioni e 3,69 milioni di euro, per un totale di 13,33 milioni. La spesa pro capite per gli antibiotici “reserve” raggiunge 0,80 euro, il doppio della media nazionale, mentre quella per i farmaci innovativi si ferma a 2,10 euro, contro i 2,30 euro italiani. Per quanto riguarda i gas medicinali, la Regione spende 7,64 milioni di euro contro un limite di 5,67 milioni, accumulando un’eccedenza di 1,97 milioni. L’incidenza raggiunge così lo 0,27%, oltre il tetto dello 0,20%.
Sommando questa componente agli altri acquisti diretti, la spesa regionale supera i 315 milioni di euro, mentre il margine positivo della farmaceutica convenzionata compensa soltanto una parte dello sforamento.
Farmacie e cittadini
Diversa la situazione dei medicinali erogati attraverso le farmacie territoriali, dove i costi aumentano nonostante una lieve riduzione delle ricette. Nei primi tre mesi del 2026, la spesa netta convenzionata siciliana sale a 183,20 milioni di euro, contro 167,88 milioni nello stesso periodo del 2025, con un incremento di 15,32 milioni, pari al 9,1%. Nello stesso intervallo, le prescrizioni passano da 13,54 a 13,44 milioni, segnando una diminuzione dello 0,7%. Le dosi giornaliere dispensate, invece, crescono del 2%. Due andamenti che mostrano come l’aumento della spesa non corrisponda a una crescita del numero delle ricette.
Nonostante questo incremento, la farmaceutica convenzionata rimane entro il proprio limite. Considerando i pay-back delle aziende farmaceutiche e il ticket fisso regionale, la spesa ammonta a 190,51 milioni di euro, a fronte di 194,05 milioni disponibili. Il margine positivo è di 3,55 milioni, con un’incidenza del 6,72%, inferiore alla soglia del 6,85%. Rispetto al 6,46% del primo trimestre 2025, tuttavia, il peso della convenzionata sul finanziamento sanitario cresce di 0,26 punti percentuali e supera anche la media italiana del 6,62%.
Sul versante dei cittadini, il rapporto registra invece una riduzione della compartecipazione alla spesa per i medicinali. Tra gennaio e marzo 2026, i siciliani versano 39,59 milioni di euro, contro 40,27 milioni nello stesso trimestre dell’anno precedente, con una diminuzione dell’1,7%. La parte più consistente, pari a 26,58 milioni, deriva dalla differenza tra il prezzo del farmaco acquistato e quello di riferimento rimborsato dal Servizio sanitario nazionale. Altri 13,01 milioni riguardano il ticket fisso regionale, che aumenta dello 0,4% rispetto al 2025. La quota legata alla differenza di prezzo, invece, diminuisce del 2,7% e rappresenta il 67,1% della compartecipazione complessiva.




