“Dobbiamo costruire un ecosistema virtuoso, fatto di sinergie reali tra istituzioni, professionisti e volontariato. Il benessere animale coinvolge direttamente i veterinari, le strutture sanitarie, i Comuni e le forze di polizia municipale, ma anche le associazioni, fondamentali nel colmare quel vuoto tra le necessità reali e i tempi spesso lenti della burocrazia”. A dichiararlo è Fabrizio Ferrandelli, assessore al Benessere animale del Comune di Palermo, intervenuto pubblicamente sul tema della tutela e della gestione degli animali all’Ordine dei Medici il quale ha ricordato l’attività svolta dal nucleo specializzato del Comune, che opera sul territorio in collaborazione con i cinofili e il gruppo ippomontato.
“Purtroppo Palermo non è ancora immune da fenomeni come le corse clandestine o l’abusivismo professionale. Per questo abbiamo creato un nucleo operativo con un approccio scientifico e disciplinato. Lo scorso anno, ad esempio, abbiamo emesso un’ordinanza basata su dati concreti che ha permesso di effettuare, per la prima volta in quarant’anni, dieci sequestri di carrozze turistiche abusive”.
L’assessore ha evidenziato l’importanza delle segnalazioni da parte dei cittadini, che devono poter contare su risposte rapide ed efficaci. “Quando una persona denuncia un maltrattamento, si espone in prima persona. È nostro dovere fare in modo che quella denuncia trovi un riscontro concreto sul territorio. Solo così possiamo rafforzare la fiducia nel sistema. Fondamentale è anche la prevenzione. Spesso interveniamo quando il problema è già esploso. Invece dobbiamo lavorare sulla prevenzione culturale, soprattutto nelle scuole e nei quartieri più fragili, promuovendo la sterilizzazione, la microchippatura e l’adozione consapevole”.
Ferrandelli, ha inoltre evidenziato l’importanza della microchippatura che deve essere vista non come una sanzione ma come strumento di controllo e prevenzione e anche in questo contesto: “La collaborazione con l’ASP e con il dottor Francavilla ci ha permesso di portare avanti campagne efficaci. Oggi a Palermo il vero problema non è più il randagismo, ma gli abbandoni. Gli animali che arrivano nelle nostre strutture sono per lo più cuccioli indesiderati o cani lasciati da chi non era preparato ad accudirli. Avere un animale non è un gioco: è un impegno verso un essere vivente e senziente”.
Attualmente, nelle strutture comunali arrivano ogni anno circa 1.200 animali.
“Abbiamo 40 cuccioli abbandonati già ora e la situazione peggiorerà in estate. Fortunatamente, anche grazie all’aiuto delle associazioni, siamo riusciti a promuovere molte adozioni. Ma dobbiamo fare di più. Il nostro obiettivo non è tenere gli animali nei canili: è riportarli in famiglia. Per questo stiamo lavorando a una convenzione con i veterinari privati per offrire sterilizzazioni agevolate alle famiglie con ISEE basso“.
L’assessore ha anche sottolineato l’importanza di garantire che le strutture pubbliche siano luoghi dignitosi, non sovraffollati e qualificati. “Dobbiamo evitare che i canili pubblici diventino essi stessi luoghi di maltrattamento. La nostra missione etica e politica è restituire gli animali a un ambiente affettivo, non chiuderli in gabbia. Non demonizzo le strutture private, ma il nostro compito è far adottare gli animali, non trasferirli altrove”.
“I risultati parlano chiaro. Grazie alla collaborazione tra Comune, ASP e associazioni, siamo riusciti a far adottare circa 600 animali in un anno. Questo ha prodotto anche un risparmio notevole per la collettività: 600 animali per 4,50 euro al giorno, per 365 giorni, significa quasi un milione di euro risparmiati. Su un ciclo di vita medio, parliamo di oltre 10 milioni di euro. Capisco che questa inversione di marcia possa aver disturbato alcuni, ma noi andiamo avanti”.
Ferrandelli ha concluso sottolineando le criticità che ancora persistono, soprattutto nei casi di sequestro: “Quando interveniamo in situazioni di degrado, possiamo trovarci davanti anche 10 o 12 cani. Dove li portiamo? Chi li gestisce durante il procedimento giudiziario? Qui entrano in gioco ancora una volta le associazioni. Serve una rete forte e ben organizzata, perché il benessere animale non è solo una questione di buona amministrazione, ma una responsabilità collettiva che riguarda tutti noi”.