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“Geppetto e Geppetto”: in scena dubbi e desideri di una coppia omosessuale

lunedì 13 Novembre 2017
Quietly

Tindaro Granata è autore, regista e interprete di “Geppetto e Geppetto“, originale e discusso testo, in scena al teatro Biondo di Palermo, sala Strehler, dal 15 al 19 novembre.

Al centro dello spettacolo, co-prodotto da Teatro Stabile di Genova, Festival delle Colline Torinesi e Proxima Res, è il tema della procreazione assistita da parte di una coppia omosessuale.

Insieme a Granata, saranno in scena Alessia Bellotto, Angelo Di Genio, Carlo Guasconi, Paolo Li Volsi, Lucia Rea, Roberta Rosignoli; l’allestimento è di Margherita Baldoni, le luci e i suoni di Cristiano Cramerotti, i movimenti di scena di Micaela Sapienza.

«Geppetto e Geppetto – spiega Tindaro Granata – è nato dalla mia fantasia e dai dubbi della gente che ho incontrato per strada, parlando di figli nati da omosessuali».

Come è stato osservato dalla critica: «Non è uno spettacolo-manifesto, evita ogni sorta di posizioni preconcette o forzature dimostrative. Vuole solo far riflettere, e in questo senso va dritto allo scopo. Cerca di smontare ogni morale precostituita, sia quella conservatrice che quella ritenuta “progressista”».

Protagonisti della vicenda sono Tony e Luca, interpretati da Paolo Li Volsi e Tindaro Granata, che dopo anni di convivenza desiderano diventare padri. Come Geppetto nella favola di Collodi, i due “danno” vita al proprio figlio Matteo (Angelo Di Genio) con la pratica della procreazione G.P.A. (Gestazione per Altri).

I primi anni di vita del bimbo sono pieni di gioia e di spensieratezza, fino quando la morte di uno dei papà induce Matteo, ormai adulto, a chiedere all’altro le ragioni per le quali lo hanno fatto nascere in una famiglia “diversa” e perché lo hanno voluto “a tutti i costi”.

Tindaro Granata, che si è imposto nel giro di pochi anni come una delle voci più libere e intense della scena italiana, affronta un controverso tema di grande attualità senza retorica e senza difendere in modo preconcetto una posizione o l’altra.

Ci tiene semmai a precisare soprattutto che «questo testo è stato scritto dopo aver incontrato, discusso e ragionato, nei bar vicino casa e alla stazione Centrale di Milano, insieme a persone alle quali ho rubato pensieri, dubbi, certezze, paure, stereotipi, dolcezze, comprensioni, rabbia, tolleranza, disinformazione, odio e amore e tante frasi e tante parole».

In epoca di oscurantismi di ritorno, di bigottismi esasperati, di caccia alle streghe del “gender”, di Family Day e stepchild adoption, il lavoro di Granata e del suo gruppo di attori arriva come una boccata d’aria fresca, come un gioco, profondissimo, per affrontare simili argomenti.

Ma la piéce non ha, e non vuole avere, tensioni ideologiche: è una storia di affetti e desideri, di rapporti complessi, di perdite e lutti, di fallimenti e dolori, di padri e di figli che si amano e si detestano, come in ogni famiglia.

Tanti, infine, i riconoscimenti ottenuti dal debutto: il “Premio Hystrio Twister 2017” e il “Premio Nazionale Franco Enriquez 2017”; Tindaro Granata ha ottenuto il “Premio Ubu 2016” nella sezione “Miglior progetto o Novità drammaturgica”; Angelo Di Genio ha vinto il “Premio ANCT 2016” per l’interpretazione di Matteo.

 

  • foto di scena di Patrizia Lanna

 

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