Ma quando prenderà forma il Consiglio delle Autonomie locali in Sicilia? E’ questa la domanda che ormai da anni si pongono i Comuni dell’Isola e le associazioni di rappresentanza. Un quesito che negli ultimi giorni ha assunto una nota non più di sconforto bensì di speranza.
La settimana ormai conclusa si è aperta con una buona notizia per gli Enti siciliani, con la presentazione tra i banchi della giunta regionale del disegno di legge per “l’istituzione del Consiglio delle Autonomie locali (Cal) della Regione Siciliana”. Insomma, il lavoro non mancherà per il neoassessore Elisa Ingala, nominata nel tardo pomeriggio di giovedì da presidente della Regione Renato Schifani, che termina così il suo incarico ad interim dopo circa sei mesi. Tra le problematiche croniche degli Enti locali, l’esponente della giunta in quota Mpa, commercialista e già assessore comunale a Caltanissetta, che giurerà mercoledì 6 maggio a Sala d’Ercole, dovrà anche partire con il piede giusto, avviando le dovute interlocuzioni e i necessari confronti con i rappresentati dei Comuni. Il ddl non è ancora calendarizzato, ma approderà ben presto nella Commissione di competenza, la I Commissione Affari Istituzionali, presieduta da Ignazio Abbate.
Cos’è il Cal
Il Consiglio delle Autonomie locali è stato introdotto nell’ordinamento italiano nel 2001, con un’apposita legge per intervenire e modificare l’articolo 123 della Costituzione, prevedendo così all’interno dello Statuto di ogni Regione il Cal “quale organo di consultazione fra la Regione e gli Enti locali“.
Non si tratta certamente né di un esperimento o di un’improvvisazione. La Lombardia, in tal senso, può definirsi pioniere, con la sua nascita che risale alla fine degli anni ’80. Nel 2000 la larga diffusione, ma avvenuta a macchia di leopardo. La maggior parte delle Regioni iniziano ad allinearsi solo intorno al 2011, come Campania, Molise, Liguria, Piemonte o Trentino-Alto Adige. E la Sicilia? A circa 25 anni di distanza l’istituzione del Consiglio non si è mai realizzata. Nel 2021, durante il governo Musumeci, ci aveva provato l’Asael, l’Associazione siciliana amministratori Enti Locali, presentando un disegno di legge a Palazzo dei Normanni, ma l’iniziativa non andò in porto.
Tutte le Regioni hanno rivisto così la propria scala istituzionale, ma con diverse peculiarità. Non esiste infatti una struttura unica nazionale. Ogni Regione attraverso il proprio statuto e le proprie leggi regola composizione nomina ed elezione dei membri del Cal, il cui compito è quello di assicurare che le decisioni regionali tengano conto delle esigenze del territorio, rafforzandone il principio di sussidiarietà. Solitamente è composto da sindaci di Comuni capoluogo, presidenti di Provincia e rappresentanti eletti dai Comuni, garantendo una rappresentanza territoriale. Il Cal garantisce la partecipazione di Comuni e Province ai processi decisionali regionali, esprimendo pareri obbligatori su leggi, bilanci e piani di programmazione socio-economica, con la possibilità di formulare proposte e osservazioni alla giunta e al consiglio regionale, facilitando così il raccordo tra i vari livelli di governo territoriale (CLICCA QUI).
Il ddl a breve all’Ars
Il disegno di legge si divide in due parti, una relativa alla disciplina del Consiglio della Autonomie locali della Regione e l’altra alle modalità di esercizio delle funzioni, del raccordo e della collaborazione. Una volta approvata la norma, il Consiglio delle Autonomie locali avrà durata coincidente con quella della legislatura e sarà composto da: 18 componenti di diritto, i presidenti delle tre associazioni maggiormente rappresentative degli enti locali, i sindaci dei nove Comuni capoluogo di provincia e i presidenti dei sei Liberi Consorzi comunali; 9 componenti elettivi, uno per ciascuna Città Metropolitana e uno per ciascun Libero Consorzio; 3 membri designati dall’Anci, un sindaco in rappresentanza delle Isole minori e due dei Comuni montani.
L’iniziativa scaturisce dalla collaborazione e dall’accoglimento delle istanze di Anci Sicilia e delle altre associazioni rappresentative degli Enti locali ed è finalizzata a rafforzare il coinvolgimento nei processi decisionali regionali “assicurando una partecipazione qualificata e strutturata dei territori alla formazione delle politiche pubbliche regionali“. Un rapporto, quello, tra Regione e Autonomie locali, come si apprende tra le righe del ddl “delineato in maniera incisiva, ancorché ancora generica, dallo Statuto speciale quasi ottant’anni fa, non può che svilupparsi in modo coerente con l’evolversi dei principi costituzionali che hanno trovato espressione nel bilanciamento tra valori ed istanze unitari ed autonomistici che si ricava dalle disposizioni dell’articolo 5 e dall’intero Titolo V della Costituzione“.
La Sicilia, in tal senso, si adeguerà come le altre Regioni ad autonomia speciali, dove i Cal non sono disciplinati all’interno dei rispettivi statuti aventi rango costituzionale, ma in leggi ordinarie, come per l’appunto in Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Valle d’Aosta. Storia diversa invece per il Trentino Alto Adige dove la norma disciplina le modalità di collaborazione alla formazione delle leggi regionali dei Consigli delle Autonomie locali delle Province autonome di Trento e di Bolzano, che ne hanno previsto l’istituzione con legge provinciale.
L’obiettivo, quindi, è quello di introdurre in Sicilia una forma organizzativa stabile di raccordo tra la Regione e gli Enti locali, con l’obiettivo di rafforzare il coinvolgimento “nei processi decisionali regionali, assicurando una partecipazione qualificata e maggiormente rappresentativa dei territori alla formazione delle politiche pubbliche riguardanti le autonomie locali, con particolare riferimento agli atti normativi e amministrativi che incidono sull’assetto organizzativo, sulle funzioni e sulle risorse destinate alle autonomie locali. Con l’istituzione anche nell’ordinamento regionale siciliano del Consiglio delle autonomie locali si ritiene che si possano attuare i principi di autonomia, sussidiarietà, adeguatezza e leale collaborazione tra i diversi livelli di governo in forma più incisiva ed adeguata rispetto agli organismi di raccordo previsti dalla vigente legislazione“. Con l’entrata in funzione del nuovo organismo, la Conferenza permanente Regione-Autonomie locali cesserà le proprie attività e le relative funzioni saranno assorbite nel quadro delle competenze più ampie attribuite al Cal.




