Condividi

Il culto di Venere Ericina e la prostituzione sacra nell’antichità

lunedì 6 Aprile 2020

Sull’estrema punta occidentale della Sicilia svetta una montagna, che sovrasta sulla città di Trapani, le saline e le isole Egadi, il monte Erice. Le sue origini sono strettamente legate al santuario dedicato al culto di Venere (Afrodite per i greci), dove veniva praticata la prostituzione sacra.

I legami tra la Dea ed Erice hanno radici plurimillenarie e affondano nel Mito. Secondo un racconto, Venere avrebbe portato in salvo le tre figlie del troiano Fenodamante e la maggiore fra queste Egesta si sarebbe unita con il fiume Crimiso, che per l’occasione si sarebbe trasformato in un cane, da cui nacque Ergeste, fondatore di Segesta. Le tre sorelle in segno di riconoscenza a Venere le dedicarono, in cima al monte, un tempio. Ma secondo un’altra leggenda, Erice sarebbe stata fondata da Eryx, re de gli Elimi, figlio di Bute e della dea Venere, concepito sulle sponde di Lylibeo. Eryx, quindi, avrebbe fatto costruire, in onore della madre, un tempio sulla vetta del monte.

Al di là del mito, non ci sono dubbi che il culto di Venere Ericina abbia origini orientali, dove la prostituzione sacra veniva praticata da tempi antichissimi. Ricordiamo che in molte religioni antiche il sesso e le orge come rituale sacro erano parecchio diffusi, costituendo una vera e propria istituzione socio-religiosa. Si venne così a formare la figura della prostituta sacra, la quale poteva vivere stabilmente nel tempio rimanendo al servizio della divinità a cui era legata. Le fonti, scritte e archeologiche, ci tracciano l’ambito geografico nel quale si diffuse tale pratica, comprendente un’area che andava dall’India al bacino mediterraneo. Tante le popolazioni fra le quali veniva praticato questo genere di prostituzione come Sumeri, Armeni, Babilonesi, Ciprioti, Fenici, Lidi, Egizi, Greci ed Etruschi.

Tra le più importanti divinità a cui era legata questa pratica ricordiamo Inanna, Isthar, Anhait, Artarte, Afrodite e Venere: si tratta, molto probabilmente, della stessa divinità chiamata in modo differente in base alla popolazione che ne osservava il culto, così come uguale era la funzione sacrale: sprigionare le forze erotiche-sessuali e soprattutto il potere della fecondazione. Ed era proprio quest’ultima la funzione prioritaria delle prostitute sacre, raccogliere e sacralizzare queste potentissime forze che connotano la vita umana.

Le sacerdotesse che si prostituivano sacralmente in favore della divinità, solitamente, godevano di buona reputazione sociale in quanto esercitavano funzioni religiose e i santuari che le ospitavano erano incredibilmente ricchi. Poiché, spesso, questi templi erano ubicati in posiziona strategica sulle rotte commerciali, erano soprattutto frequentati da mercanti, marinai e viaggiatori e non era raro, che per via delle loro ricchezze, venissero attaccati e saccheggiati da popolazioni nemiche.

Al di là di queste considerazioni di carattere generale, nel corso del tempo, il culto di Venere Ericina assunse delle proprie specifiche connotazioni, diventando uno dei santuari più frequentati della Sicilia, il cui eco si diffuse nel Mediterraneo. Sicani ed Elimi onoravano il tempio di Venere ericina con offerte e sacrifici, in seguito anche i cartaginesi furono molto devoti alla dea, per non parlare dei romani che pensando di essere i diretti discendenti di Venere, tributarono al santuario ericino i più grandi onori. Una legge del senato romano, secondo Diodoro Siculo, stabiliva che ben 17 città siciliane dovevano versare un’offerta in oro al Tempio del monte, il cui culto arrivò fino a Roma dove furono eretti due templi in onore della Dea ericina. Polibio sottolinea la grande rilevanza del Tempio di Venere di Erice, divenuto, addirittura, il santuario più importante della Sicilia.

Il Tempio era orientato sull’asse nord-est/sud-ovest, come tutti i templi d’Oriente ed era all’aperto, costellato da alberi, altari, colonne e un pozzo sacro, sopravvissuto fino ad oggi al trascorrere del tempo, dove, secondo il mito, si immergeva Venere con le sue sacerdotesse per dei bagni purificatori.

La prostituzione sacra ad Erice era praticata dalle Jerodule, su cui gravava l’obbligo di unirsi sessualmente ad ogni viaggiatore che scalasse il monte e che offriva dei doni alla Dea. Qui la prostituzione sacra non veniva praticata per piacere, per necessità o per denaro, infatti, anche se è vero che “le servitrici della Dea” venivano pagate, è pur vero che il denaro e i doni non andavano personalmente alla sacerdotessa ma erano destinati al tesoro del Tempio. Quindi i rapporti sessuali intrattenuti avevano l’obiettivo d’innalzare le sacerdotesse a Venere e di vivificarne la sua predisposizione procreatrice: non è infatti un caso che gli accoppiamenti avvenissero all’aperto in modo tale che la brezza notturna, apportatrice di fecondità, spargesse i residui organici delle unioni sessuali nei campi circostanti.

Le Jerodule, in quanto “servitrici della dea”, non potevano innamorarsi e non potevano neppure provare sentimenti umani. Ma per quale motivo le sacerdotesse ericine venivano chiamate Jerodule. Ierodula è il nome con cui veniva conosciuta in tutto l’Oriente la dea Isthar, divinità diffusa tra i Sumeri, e vuol dire prostituta, alla quale venivano dedicati riti sessuali sacri.

Tra le funzioni più rilevanti delle Ierodule vi era anche quella di mantenere accesa e viva la fiamma dell’ara, usata come segnale di avvertimento e di richiamo per i naviganti, infatti, la Venere di Erice veniva anche detta Euploia, cioè protettrice della buona navigazione.

Come abbiamo visto, il culto di Venere Ericina ebbe origini orientali, dove era radicata e diffusa la prostituzione sacerdotale sacra, espandendosi, successivamente, con diverse varianti per il bacino del Mediterraneo, giungendo sino ad Erice. Qui, il culto di Venere assunse caratteristiche peculiari e la prostituzione delle sacerdotesse acquisì proprie connotazioni. Il Tempio di Erice divenne, nel corso del tempo, il santuario dell’antichità più importante della Sicilia, il cui culto si estese fino a Roma e il cui mito conquistò il Mediterraneo.

Questo articolo fa parte delle categorie:
Condividi
ilSiciliaNews24

Il prefetto di Agrigento e Arpa: “Collaboriamo per garantire l’ordine delle discariche in Sicilia” CLICCA PER IL VIDEO

Una riunione operativa con lo scopo di chiarire quali sono gli eventuali interventi da suggerire alla Regione per agevolare la rimozione dei pericoli per l’ambiente

BarSicilia

Bar Sicilia a Torre del Faro (ME): “Ecco il Ponte che verrà” CLICCA PER IL VIDEO

Maurizio Scaglione e Giuseppe Bianca con Bar Sicilia sono a Torre del Faro dove, insieme al presidente dell’ordine degli architetti Giuseppe Falzea e un altro tecnico messinese, l’ingegnere Peppe Palamara, illustrano tutto quello che verrà per quanto riguarda la parte tecnica e le premesse logistiche sui luoghi nella vicenda che riguarda il ponte sullo Stretto…

La Buona Salute

La Buona Salute 63° puntata: Ortopedia oncologica

La 63^ puntata de La Buona Salute è dedicata all’oncologia ortopedica. Abbiamo visitato l’Ospedale Giglio di Cefalù, oggi punto di riferimento nazionale

Oltre il Castello

Castelli di Sicilia: 19 ‘mini guide’ per la sfida del turismo di prossimità CLICCA PER IL VIDEO

Vi abbiamo accompagnato tra le stanze di 19 splendidi Castelli di Sicilia alla scoperta delle bellezze dei territori siciliani. Un viaggio indimenticabile attraverso la storia, la cultura, l’enogastronomia e l’economia locale, raccontata dai protagonisti di queste realtà straordinarie.