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L'analisi dei dati di Openpolis

Il difficile futuro dell’idrogeno verde nel PNRR: fondi, cantieri e incognite della transizione energetica in Sicilia

lunedì 8 Giugno 2026

L’idrogeno verde non è una semplice scommessa tecnologica, ma il fulcro attorno a cui l’Italia e la Sicilia possono ridisegnare il proprio destino economico e ambientale. Per il Paese rappresenta la chiave per ridurre la dipendenza dalle fossili, tutelare il clima e salvaguardare l’industria pesante.

In questo scenario, la Sicilia potrebbe smettere di essere periferia e diventare avanguardia: grazie al suo sole e al suo vento, l’isola ha il potenziale genetico per trasformarsi in una gigantesca centrale di energia pulita e in un hub strategico nel Mediterraneo.

Investire oggi nell’idrogeno significa radicare sul territorio occupazione qualificata, risanare storici complessi industriali e trasformare la transizione ecologica in un motore di ricchezza concreto e duraturo.

In questo ambito la piattaforma di monitoraggio civico OpenPNRR, gestita e curata dalla Fondazione Openpolis ha realizzato un’analisi che si focalizza in modo specifico sullo stato di avanzamento, le criticità contabili e burocratiche e le repentine rimodulazioni delle risorse pubbliche dedicate alla filiera dell’idrogeno all’interno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) italiano.

I dati presi in esame riflettono con precisione la situazione amministrativa, contabile e operativa aggiornata alla data del 26 febbraio 2026, incrociando i dataset governativi aperti con i rilievi emersi nella settima relazione sullo stato di attuazione del PNRR e con i complessi dossier parlamentari redatti dal Servizio Studi della Camera dei Deputati.

Il periodo temporale coperto dall’indagine abbraccia l’intero ciclo di vita delle misure dedicate a questo specifico vettore energetico, a partire dall’approvazione iniziale del piano nel 2021 sino ai primi mesi del 2026, una fase storica cruciale che precede di pochi mesi la scadenza perentoria e finale fissata dall’Unione Europea per il giugno del 2026.

L’obiettivo è analizzare la complessa transizione dall’allocazione teorica dei fondi europei alla loro effettiva “messa a terra” nei cantieri locali. Attraverso questa ricognizione si intende verificare non solo il rispetto formale dei traguardi (milestone) e degli obiettivi (target) concordati con la Commissione Europea, ma anche misurare il livello di attrattività che tali investimenti pubblici esercitano sul tessuto economico privato, individuando tempestivamente i divari geografici ed i nodi amministrativi che rallentano l’efficacia delle riforme energetiche.

In questo quadro di transizione nazionale, un ruolo di straordinaria rilevanza è ricoperto dalle regioni del Mezzogiorno e, in particolar modo, dalla Sicilia. L’isola da un lato, ha l’esigenza di superare storici ritardi infrastrutturali e di mobilità; dall’altro, l’opportunità di capitalizzare le proprie straordinarie risorse ambientali e climatiche.

Proprio per la sua naturale esposizione ai fattori climatici e per la presenza di vasti distretti industriali nati nel secolo scorso che oggi necessitano di una radicale e urgente decarbonizzazione, si configura come un laboratorio ideale per la sperimentazione dell’idrogeno verde.

La transizione energetica siciliana non rappresenta soltanto un tassello per il raggiungimento dei target ambientali europei, ma si inserisce in una più ampia visione che vede la regione candidarsi a naturale ponte energetico nel centro del Mediterraneo.

Tuttavia, la situazione generale dell’isola riflette fedelmente le medesime tensioni e difficoltà programmatiche e organizzative che l’intero piano nazionale sta registrando. Alle enormi potenzialità di sviluppo e alla forte attrattività per i progetti di innovazione tecnologica si contrappongono gli storici ritardi delle strutture amministrative locali, le incertezze del tessuto imprenditoriale di fronte a investimenti ad alto rischio e la complessità di coordinare i tempi stringenti dell’Europa con le risposte burocratiche del territorio.

Comprendere l’andamento delle misure sull’idrogeno in Sicilia permette quindi di idnividuare e valutare il successo o il parziale fallimento dell’intera strategia nazionale soprattutto in tema ambientale ed energetico, offrendo uno specchio fedele delle reali capacità di attuazione del sistema Italia davanti alla più grande sfida economica del secolo.

Stato dell’arte della strategia Pnrr dell’idrogeno in Italia

Negli ultimi anni, lo scenario energetico globale ha subito mutamenti radicali che hanno riportato il tema dell’approvvigionamento e della sostenibilità al centro assoluto del dibattito pubblico, sia in Italia sia a livello internazionale. I conflitti bellici ai confini dell’Europa, la persistente instabilità geopolitica nelle aree di produzione dei combustibili tradizionali e la conseguente volatilità dei prezzi delle materie prime hanno evidenziato con drammatica forza la fragilità del sistema economico continentale, storicamente sbilanciato verso una profonda dipendenza dalle fonti fossili e dai paesi esportatori. In questo contesto macroeconomico, accelerare la transizione ecologica e diversificare il paniere energetico non risponde più soltanto a un’urgenza climatica e ambientale, ma si configura come un imperativo strategico di sicurezza nazionale e di autonomia industriale.

Primo rifornimento di un tir a idrogeno a Bolzano

Da questo punto di vista, l’idrogeno è stato individuato come uno strumento tecnologico fondamentale e insostituibile per traguardare gli obiettivi europei di decarbonizzazione, in particolare per quei settori industriali particolarmente complessi o tecnicamente impossibili da elettrificare direttamente.

Si fa riferimento specifico ai comparti cosiddetti hard-to-abate, quali la siderurgia, l’industria chimica, la produzione del vetro e della ceramica, nonché al comparto del trasporto pesante stradale e ferroviario su linee non elettrificate.

Riconoscendo la valenza strategica di questa tecnologia, l'Unione Europea ha progressivamente potenziato i propri strumenti di sostegno, introducendo a seguito della crisis energetica del 2022 il capitolo aggiuntivo denominato REPowerEU, volto proprio a rafforzare la resilienza energetica e a incrementare la produzione interna di vettori puliti.

Il PNRR italiano ha recepito appieno tali indicazioni strutturali, includendo originariamente un pacchetto corposo di investimenti e riforme volto a gettare le basi della filiera nazionale dell'idrogeno. Dal punto di vista scientifico e industriale, l'idrogeno non costituisce una fonte energetica primaria, bensì un vettore: esso deve essere prodotto attraverso processi chimico-fisici che richiedono a loro volta un consumo di energia.

Il metodo produttivo oggi considerato ecologicamente sostenibile e coerente con i parametri europei del principio "non arrecare danno significativo all'ambiente" (DNSH) è l'elettrolisi dell'acqua. Questo processo consiste nella separazione delle molecole di acqua in ossigeno e idrogeno mediante l'utilizzo di energia elettrica; qualora tale elettricità provenga interamente da impianti di generazione da fonti rinnovabili (como il solare fotovoltaico o l'eolico), l'idrogeno ottenuto viene classificato come "idrogeno verde".

Una volta generato, l'idrogeno verde può essere stoccato a elevate pressioni, trasportato tramite reti gas dedicate o carri bombolai e successivamente riconvertito in energia elettrica e termica attraverso l'impiego di celle a combustibile (fuel cells), un processo che genera come unico sottoprodotto il vapore acqueo, azzerando le emissioni locali di gas serra.

Nonostante le enormi potenzialità teoriche, lo stato dell'arte della filiera evidenzia criticità strutturali profonde che ne frenano la diffusione commerciale di massa.

I costi iniziali di investimento per la costruzione degli impianti di elettrolisi, lo sviluppo delle reti di trasporto e la progettazione dei sistemi di stoccaggio sicuro rimangono estremamente elevati. Di conseguenza, il mercato si presenta ancora immaturo e l'offerta di idrogeno verde risulta caratterizzata da prezzi non competitivi rispetto ai combustibili fossili tradizionali o all'idrogeno grigio prodotto da reforming del metano.

Questa immaturità commerciale ha impattato pesantemente sull'espletamento dei progetti del PNRR. L'analisi della spesa e l'andamento dei bandi pubblici evidenziano risultati disomogenei e ampie sacche di ritardo.

Caro Prezzi

Molte misure, inizialmente disegnate su presupposti di mercato ottimistici, si sono rivelate poco appetibili per gli operatori privati, spaventati dall'alto livello di rischio finanziario a fronte di ritorni economici incerti e di una domanda di mercato ancora debole.

Questa carenza strutturale della domanda e l'onerosità della componente di cofinanziamento richiesta alle imprese hanno generato una serie di fallimenti delle procedure di gara, contrassegnate da bandi andati deserti, frequenti rinvii delle scadenze e, in molti casi, da rinunce formali ai finanziamenti già assegnati da parte dei soggetti aggiudicatari. Di fronte a tale scenario, il governo italiano è stato costretto a intervenire con profonde e ripetute revisioni del piano, approvate in sede comunitaria, per rimodulare gli obiettivi fisici e riallocare i capitali verso le misure dotate di maggiore capacità di assorbimento della spesa.

La mappa degli investimenti

L'attuale architettura del PNRR dedicata allo sviluppo dell'idrogeno si articola su 5 misure di investimento attive, le quali mettono a disposizione del sistema produttivo e della ricerca risorse finanziarie complessive per circa 1,5 miliardi di euro. L'allocazione dei fondi riflette la strategia riveduta dall'esecutivo per superare le strozzature di mercato e concentrare le risorse sui segmenti della filiera giudicati più pronti o strategici sotto il profilo dell'innovazione tecnologica.

La misura quantitativamente più rilevante in termini di bilancio è rappresentata dall'investimento per la produzione di idrogeno in aree industriali dismesse, comunemente noto come il piano per le Hydrogen Valleys. Questa linea di intervento dispone di una dotazione finanziaria complessiva pari a 590 milioni di euro, cifra che include anche l'integrazione di risorse derivanti dal capitolo REPowerEU.

L'obiettivo primario risiede nel favorire la nascita di ecosistemi energetici locali che colleghino la produzione di idrogeno verde da impianti rinnovabili dedicati direttamente al consumo industriale e logistico del medesimo territorio, minimizzando così i complessi costi di trasporto a lungo raggio.

Al secondo posto per volume finanziario si colloca l'investimento unificato per la sperimentazione dell'idrogeno nei settori del trasporto ferroviario e del trasporto stradale, che vanta attualmente uno stanziamento di circa 345 milioni di euro (inserito in un budget complessivo di misura di 300 milioni PNRR integrati da altre fonti).

Questa configurazione scaturisce dall'accorpamento e dal forte ridimensionamento di due linee di spesa originariamente distinte che cubavano 530 milioni di euro complessivi, tagliate e rimodulate a causa dei numerosi bandi deserti registrati soprattutto sul fronte delle stazioni di rifornimento per i mezzi pesanti stradali.

Una dinamica speculare, contrassegnata da un successo superiore alle aspettative iniziali, caratterizza la misura dedicata alla Ricerca e Sviluppo (R&S) sull'idrogeno. Questa linea di spesa ha visto la propria dotazione finanziaria quasi raddoppiare, passando dai 160 milioni di euro della stesura originaria del piano agli attuali 300 milioni di euro.

L'incremento di 140 milioni è stato deciso dal governo per far scorrere le graduatorie dei progetti giudicati scientificamente ammissibili ma rimasti inizialmente esclusi per l'esaurimento dei fondi, a testimonianza di una forte vivacità del comparto accademico e dei centri di ricerca nazionali.

Troviamo infine la misura denominata Idrogeno (IPCEI - Importanti Progetti di Comune Interesse Europeo), finalizzata a sostenere la nascita di una catena di fornitura industriale domestica attraverso la costruzione di fabbriche per la produzione di elettrolizzatori e componenti tecnologici. Questo investimento ha subito un drastico ridimensionamento finanziario durante la revisione del piano di fine 2025, vedendo i propri fondi crollare da 450 milioni di euro a circa 259,9 milioni di euro, pur mantenendo invariato l'obiettivo industriale di garantire una capacità produttiva aggregata di elettrolizzatori pari ad almeno 890 MW all'anno.

I dati sulla spesa effettiva erogata mostrano che questa misura è la più arretrata, con uno stato di avanzamento finanziario fermo ad appena lo 0,32%, un ritardo parzialmente compensato dal fatto che i progetti fanno capo a grandi gruppi privati (come Ansaldo Green Tech e De Nora) che procedono anticipando i flussi di cassa con risorse proprie.

Focus Sicilia: Hub Strategico per le Hydrogen Valleys del Sud

La distribuzione territoriale dei progetti PNRR legati all'idrogeno mostra una forte polarizzazione geografica e l'applicazione rigorosa dei vincoli di coesione territoriale imposti dall'Unione Europea.

Il piano prevede infatti che una quota pari ad almeno il 44% delle risorse complessive dedicate alle Hydrogen Valleys sia tassativamente indirizzata verso le regioni del Mezzogiorno. In questa geografia dell'innovazione energetica, la Sicilia si colloca in una posizione di assoluta centralità strategica.

L'isola dispone di condizioni climatiche e strutturali straordinarie per candidarsi a hub dell'idrogeno verde nel Mediterraneo: una disponibilità di irraggiamento solare e di ventosità tra le più elevate d'Europa e una fitta rete di aree industriali che necessitano di una radicale riconversione ecologica.

L'analisi territoriale dei dati evidenzia come l'Isola rappresenti uno dei principali laboratori per la transizione energetica del Mezzogiorno, attraendo quote significative di finanziamento pubblico.

L'analisi dei progetti siciliani nel dettaglio

Entrando nel dettaglio della pianificazione regionale, la Regione Siciliana, in attuazione dei decreti del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), ha espletato le procedure selettive per l'assegnazione dei fondi destinati alla produzione di idrogeno in aree industriali dismesse.

La graduatoria dei progetti approvati fotografa l'attivazione di interventi localizzati nei principali nodi industriali e manifatturieri dell'isola:

  • L'Hub di Carlentini (Siracusa): Questo cantiere rappresenta l'intervento più emblematico della strategia regionale. Situato a ridosso del triangolo industriale di Priolo-Augusta-Melilli, uno dei poli petrolchimici e di raffinazione più grandi e impattanti d'Europa, il progetto mira a installare una centrale di elettrolisi per la produzione di idrogeno verde alimentata da un parco fotovoltaico dedicato di nuova costruzione. L'obiettivo strategico è duplice: generare un vettore pulito e distribuirlo direttamente, tramite idrogenodotti locali o sistemi di trasporto dedicati, alle grandi industrie petrolchimiche limitrofe per avviare la prima sostituzione dell'idrogeno grigio nei processi di desolforazione e sintesi chimica, aggredendo direttamente una delle principali fonti di emissione climalterante della regione.

  • La Riconversione del Polo di Termini Imerese (Palermo): L'ampia area industriale dismessa che un tempo ospitava gli stabilimenti automobilistici ex-Fiat è stata al centro di specifici piani di reindustrializzazione verde. I progetti approvati prevedono l'utilizzo dei capannoni e dei terreni industriali non più utilizzati per la localizzazione di elettrolizzatori modulari. L'energia pulita necessaria al processo di scissione molecolare verrà garantita da impianti solari integrati nelle strutture esistenti o posizionati nelle aree limitrofe. L'infrastruttura punta a servire non solo le aziende manifatturiere dell'area metropolitana palermitana, ma anche a proporsi come baricentro per la logistica pesante e la mobilità sostenibile della Sicilia occidentale.

  • I Progetti nei Comprensori di Gela e Milazzo: Altri interventi significativi della mappatura regionale interessano le aree industriali di Gela e Milazzo. In questi territori, storicamente segnati dalla presenza di grandi raffinerie e centrali termoelettriche, lo sviluppo delle Hydrogen Valleys locali mira a supportare la transizione energetica interna dei siti produttivi. L'idrogeno verde generato in loco è concepito come un tassello fondamentale per la produzione di biocarburanti di nuova generazione e per l'abbattimento dell'impronta carbonica delle attività industriali di raffinazione che non possono essere facilmente elettrificate.

Accanto alle iniziative sulle aree dismesse, la Sicilia risulta parzialmente intercettata anche dalle altre linee di finanziamento del piano. Sul fronte delle infrastrutture di trasporto, la regione ha pianificato interventi per l'ammodernamento delle linee ferroviarie regionali non elettrificate, guardando alla futura introduzione di treni a trazione pulita alimentati a idrogeno, una misura considerata vitale per colmare lo storico deficit di mobilità dell'isola.

Sotto il profilo della ricerca, i dipartimenti scientifici delle Università di Palermo, Catania e Messina, in collaborazione con i laboratori del CNR (in particolare l'Istituto di Tecnologie Avanzate per l'Energia "Nicola Giordano" di Messina, centro di rilievo internazionale nello studio delle celle a combustibile), partecipano attivamente ai progetti di ricerca finanziati dal PNRR per incrementare l'efficienza degli elettrolizzatori e sviluppare materiali innovativi per lo stoccaggio dell'idrogeno a bordo dei mezzi.

Le criticità rilevate nei rapporti ufficiali

Nonostante l'ampia dotazione finanziaria e l'elevato valore strategico dei piani approvati, l'analisi dei dati e l'esame dei rapporti della Corte dei Conti e di Openpolis mettono in luce criticità profonde e allarmanti che rischiano di compromettere la reale esecuzione delle opere entro i vincoli temporali del 2026.

La prima grande criticità risiede nello scarto drastico tra l'assegnazione formale dei fondi e la spesa effettivamente sostenuta sul territorio. Come evidenziato a livello generale dai dati di OpenPNRR, l'avanzamento dei pagamenti è estremamente lento. In Sicilia, questa dinamica è esacerbata dalle fragilità strutturali della pubblica amministrazione regionale e locale.

Gli uffici tecnici dei comuni e della Regione Siciliana si trovano a gestire procedure burocratiche di straordinaria complessità con organici ridotti, spesso privi delle competenze ingegneristiche e finanziarie specialistiche necessarie per valutare i progetti sull'idrogeno e per rilasciare le complesse autorizzazioni ambientali (VIA/VAS) e di sicurezza.

Questo deficit amministrativo ha provocato forti ritardi nella chiusura degli iter autorizzativi, dilatando i tempi del cronoprogramma.

Una seconda e decisiva criticità riguarda il comportamento degli operatori privati. L'architettura del PNRR prevede che il finanziamento pubblico copra solo una quota del costo totale dell'opera (fissata generalmente al 50% per le stazioni di rifornimento e per molti impianti produttivi), lasciando la restante metà a carico delle imprese.

A causa dell'esplosione dei costi delle materie prime, dell'inflazione galoppante che ha eroso i margini di profitto stimati e dell'incertezza legata a un mercato dell'idrogeno ancora debole e privo di una domanda consolidata, molti soggetti privati inseriti nelle graduatorie siciliane hanno manifestato forti ripensamenti.

Il rischio reale, paventato dai monitoraggi ufficiali, è che l'elevato livello di capitale iniziale richiesto spinga le imprese a formalizzare rinunce dell'ultimo minuto, come già avvenuto in altre regioni italiane (Lombardia, Campania, Liguria), costringendo l'amministrazione regionale a continue e affannose riprogrammazioni delle graduatorie che allontanano la data di fine lavori.

Infine, si registrano serie problematiche sul fronte della gestione dei flussi di cassa e del monitoraggio informatico. La Corte dei Conti ha formulato severi richiami circa la lentezza nei rimborsi centrali delle spese anticipate e l'alimentazione difficoltosa della piattaforma ministeriale ReGiS, lo strumento ufficiale su cui le amministrazioni devono registrare l'avanzamento dei cantieri.

La mancanza di un flusso informativo fluido e in tempo reale impedisce una governance efficace e non permette di comprendere con esattezza quanti degli impianti siciliani pianificati abbiano effettivamente aperto i cantieri e quanti, invece, rischino di rimanere unicamente sulla carta, determinando una perdita definitiva delle risorse europee per l'isola.

Capacity building, incentivare domanda di mercato e incidere sui prezzi dell'energia

L'analisi  dello stato di attuazione degli investimenti del PNRR nel comparto dell'idrogeno offre una lezione macroeconomica di fondamentale importanza: lo sviluppo di un settore tecnologico di frontiera, caratterizzato da un elevato livello di rischio, costi iniziali monumentali e ritorni finanziari incerti nel breve periodo, non può essere delegato esclusivamente alle dinamiche spontanee del mercato privato.

Le profonde difficoltà operative incontrate dalle misure del piano, evidenziate dai bandi deserti e dalle rinunce degli operatori, dimostrano come il capitale privato necessiti di un quadro di certezze pubbliche di lungo termine per potersi mobilitare in modo efficace.

Palazzo D'Orléans

In questa fase storica, l'intervento dello Stato e degli enti pubblici non deve limitarsi alla mera erogazione di sussidi a pioggia, ma deve configurarsi come una vera e propria regia strategica capace di sostenere l'intera infrastruttura di base e di mitigare il rischio di impresa attraverso politiche coordinate.

Per superare i blocchi emersi e garantire che gli investimenti avviati non si trasformino in cattedrali nel deserto al termine del ciclo del PNRR, è necessario implementare con urgenza una serie di proposte e interventi strutturali.

In primo luogo, risulta indispensabile varare un piano straordinario di potenziamento della capacità amministrativa (capacity building) degli enti locali e regionali, specialmente nel Mezzogiorno. Gli uffici tecnici devono essere stabilmente dotati, tramite task force dedicate o l'ausilio di agenzie pubbliche nazionali come Invitalia ed Enea, di competenze specialistiche in materia di ingegneria energetica, transizione ecologica e finanza di progetto, per accelerare in modo decisivo i procedimenti autorizzativi e di collaudo delle opere.

In secondo luogo, occorre intervenire sul lato della domanda di mercato. Produrre idrogeno verde è inutile se non vi sono soggetti economici pronti ad acquistarlo a prezzi sostenibili. Lo Stato deve stimolare la nascita di un mercato di sbocco stabile attraverso l'introduzione di incentivi fiscali strutturali a favore delle industrie hard-to-abate e delle aziende di trasporto pesante che scelgono di riconvertire i propri processi produttivi e le proprie flotte all'utilizzo del vettore pulito.

Strumenti come i contratti per differenza sui prezzi dell'energia (Carbon Contracts for Difference) potrebbero colmare efficacemente il divario di costo ancora esistente tra l'idrogeno verde e i combustibles fossili, garantendo agli acquirenti una stabilità di prezzo nel medio periodo.

Infine, è vitale adottare una visione infrastrutturale di rete a livello nazionale ed europeo. Gli impianti di produzione locale, come le Hydrogen Valleys siciliane, devono essere progressivamente interconnessi attraverso lo sviluppo di idrogenodotti dorsali capaci di trasportare il vettore dai centri di produzione del Sud Italia, ricchi di energia rinnovabile, verso i grandi distretti industriali di consumo del Nord Italia e del cuore dell'Europa, inserendo stabilmente il paese all'interno del corridoio europeo dell'idrogeno (SoutH2 Corridor).

Solo unendo la ricerca scientifica, la semplificazione burocratica, lo stimolo della domanda e la pianificazione delle grandi reti di trasporto, l'idrogeno potrà trasformarsi da una promessa tecnologica costosa a un pilastro concreto della sovranità energetica e della decarbonizzazione nazionale.

Nota Metodologica 

Il presente articolo d'inchiesta e approfondimento è stato redatto applicando le metodologie e i principi rigorosi del giornalismo basato sui dati (data-journalism), al fine di offrire una rappresentazione oggettiva, trasparente e verificabile dei fenomeni analizzati.

La fonte primaria ed essenziale dell'indagine è costituita dai dataset e dalle elaborazioni statistiche presenti all'interno della piattaforma indipendente OpenPNRR, ideata e costantemente aggiornata dalla Fondazione Openpolis.

Questa infrastruttura digitale aggrega, ripulisce e rende accessibili in formato aperto i dati ufficiali rilasciati periodicamente dal Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF) attraverso il sistema informativo centrale ReGiS, lo strumento deputato alla rendicontazione e al controllo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza da parte delle amministrazioni pubbliche.

I dati quantitativi sulla spesa sostenuta, sul numero di progetti attivi, sulle rinunce e sulle dotazioni finanziarie delle singole misure descritte nel testo sono aggiornati alla data del 26 febbraio 2026. Al fine di garantire la massima accuratezza e aderenza al contesto normativo e amministrativo vigente, i dati numerici estratti da OpenPNRR sono stati sottoposti a un processo di validazione e triangolazione logica con fonti ufficiali di secondo livello. Nello specifico, sono stati analizzati i testi integrali della settima relazione sullo stato di attuazione del PNRR presentata dal Governo al Parlamento e i dossier specialistici elaborati dal Servizio Studi della Camera dei Deputati.

L'analisi focalizzata sul territorio della Regione Siciliana ha preso in esame i decreti direttoriali e le graduatorie definitive pubblicate sul portale del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) relativamente ai bandi per la produzione di idrogeno in aree industriali dismesse, permettendo così di mappare con precisione geografica i singoli soggetti attuatori e la natura tecnologica degli impianti finanziati sull'isola.

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