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Il “Made in Sicily” si fa strada in Corea del Sud

mercoledì 7 Febbraio 2018
scaglione-bordonaro

Molti si ricordano dell’arbitro, molti meno, della squadra che ci fece fuori agli ottavi di finale del Mondiale del 2002 (noi eravamo l’Italia di Trapattoni, con Maldini, Nesta, Cannavaro, Vieri, Totti, Del Piero e l’imperituro Buffon). In politica internazionale, invece, gli fa ombra la sorella-nemica del Nord, e il suo scellerato Kim Jong-un.

Stiamo parlando della Corea del Sud, paese a volte trascurato nel dibattito pubblico e dalle nostre aziende, spesso accecate dal miraggio cinese. Eppure, almeno il 50% di noi possiede qualcosa di coreano. Guardate nelle vostre tasche o di fronte ai vostri divani. Se c’è scritto Samsung, c’è scritto Corea del Sud.

I coreani ci apprezzano molto. Negli ultimi dieci anni le esportazioni italiane verso Seul e dintorni sono aumentate del 85%. Il vino, in particolare, ha registrato un bel +100%. A dimostrazione di questo successo, a marzo 2017, la nostra capitale del barocco, Noto, ha ospitato una delegazione sudcoreana di Yeongcheon, la città più importante per la produzione del vino, per un primo importante scambio di professionalità e di informazioni sugli aspetti pratici del settore vitivinicolo.

Quando, appunto, approfondiamo le relazioni tra Italia e Corea del Sud fino al livello regionale, lì comincia il bello. La Sicilia, infatti, è stata scelta da una delle maggiori reti televisive della Corea del Sud come set per un reality show sul modello di Pechino Express, con due gruppi di star coreane che devono percorrere la Sicilia a tappe. Lo show è andato in onda gli scorsi ottobre e novembre e per settimane la parola ‘Sicilia’ è stata tra le più cercate sui motori di ricerca coreani.

L’interesse per il Made in Sicily, quindi, è un dato di fatto per i coreani, ma anche il contesto generale è ben assestato. Dal 2011 è in vigore un accordo di libero scambio tra Unione Europea e Corea del Sud. L’accordo ha determinato l’eliminazione di tutte le barriere tariffarie sui prodotti industriali e parzialmente sui beni agricoli, e si è provveduto anche alla cancellazione di importanti barriere non tariffarie. Già nel 2015 era evidente un aumento delle esportazioni verso la Corea del Sud del 35% rispetto al 2011. Nel 2013, l’UE ha, per la prima volta, registrato un surplus della bilancia commerciale con il partner asiatico. Se, infatti, le esportazioni europee sono cresciute velocemente, le importazioni dalla Corea sono rimaste stabili.

E quindi, per esempio, le esportazioni di aceto italiano verso la Corea del Sud sono passate da €900.000 nel 2007 a €3,7 milioni nel 2014. Oppure, la Corea del Sud è oggi il quarto mercato a livello mondiale per i violini italiani e l’esportazione di questi prodotti verso il Paese asiatico è lievitato del 65% tra il 2010 e il 2015.

Se vi va di scrivere assieme una nuova storia di successo, questa volta siciliano, in Corea del Sud, contattateci a ms@nearco.eu.

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