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Rapporto FABI: calcolatrice alla mano si muove il capitale

Il risparmio delle famiglie italiane vale quasi 6.500 miliardi: non più solo liquidità, ora si investe

mercoledì 15 Luglio 2026

Al termine di un quinquennio caratterizzato da shock globali, fiammate inflazionistiche e repentine inversioni delle politiche monetarie, il patrimonio finanziario complessivo delle famiglie italiane ha raggiunto il record assoluto di 6.487,7 miliardi di euro, sfiorando la soglia psicologica e macroeconomica dei 6.500 miliardi.

Il nuovo rapporto pubblicato dalla FABI (Federazione Autonoma Bancari Italiani) scatta la fotografia di un’Italia finanziaria straordinariamente solida, resiliente e protagonista di una svolta strategica senza precedenti.

Un’analisi che certifica un incremento della ricchezza privata di oltre 1.600 miliardi di euro (+35%) nell’arco di sei anni (2020-2025) e un’accelerazione eccezionale nel solo ultimo anno, con un balzo di 446,3 miliardi rispetto al 2024.

Al di là della cifra astronomica, il report FABI svela un profondo mutamento antropologico e finanziario: la fine dell’era del risparmio passivo e della liquidità “parcheggiata” sui conti correnti a tasso zero.

Spinte dalla necessità di difendere il potere d’acquisto dall’inflazione e attratte dai rendimenti dei mercati azionari e dal rinato appeal dei Titoli di Stato, le famiglie italiane hanno operato una massiccia rotazione dei propri portafogli.

Come sottolineato dal Segretario Generale della FABI, Lando Maria Sileoni, questa enorme massa di capitale si conferma “la più grande risorsa strategica del Paese”.

Il report analizza nel dettaglio questa transizione, tracciando le rotte di un fiume di denaro che si è riversato sulle azioni (più che raddoppiate dal 2020), sui titoli di debito pubblico e sul risparmio gestito, ridefinendo gli equilibri tra la sicurezza statica del deposito e la crescita dinamica dell’investimento.

L’EVOLUZIONE DEL RISPARMIO PRIVATO E IL CONTESTO MACROECONOMICO IN ITALIA

L’evoluzione del risparmio privato in Italia negli ultimi sei anni rappresenta uno dei fenomeni più complessi e significativi della storia economica recente del Paese. Per comprendere appieno la portata dei dati pubblicati nel report FABI, è necessario calare queste cifre nel contesto socio-economico che ha caratterizzato il periodo compreso tra il 2020 e il 2026.

L’inizio di questo ciclo è stato segnato dal trauma della pandemia da Covid-19, un evento che ha imposto un congelamento forzato dei consumi e ha alimentato una gigantesca ondata di risparmio precauzionale. In quella fase di profonda incertezza sul futuro della salute pubblica e dell’occupazione, accumulare denaro era l’unica risposta razionale per milioni di cittadini.

Successivamente, la ripresa economica del biennio 2021-2022 è stata bruscamente interrotta dalle tensioni geopolitiche internazionali, dalla crisi energetica e dal conseguente ritorno in grande stile dell’inflazione, un fenomeno che le economie occidentali non sperimentavano con tale intensità da quasi quarant’anni.

In questo scenario apparentemente sfavorevole, il patrimonio finanziario delle famiglie italiane non solo non è arretrato, ma ha agito come un formidabile scudo protettivo, dimostrando una capacità di adattamento e di rigenerazione straordinaria.

Tradizionalmente, la ricchezza privata in Italia viene considerata il contrappeso storico all’elevato debito pubblico dello Stato; una riserva di stabilità che garantisce al sistema Paese una credibilità internazionale unica, specialmente nel contesto dell’Eurozona.

Se il debito sovrano rappresenta una vulnerabilità, la solidità dei bilanci familiari costituisce la vera cassaforte della nazione.

Tuttavia, tra il 2020 e il 2026 si è assistito a un profondo cambio di paradigma: il patrimonio non è stato solo uno scudo passivo contro le avversità, ma si è trasformato in un motore attivo di crescita. Le famiglie hanno smesso di subire passivamente le dinamiche macroeconomiche e hanno iniziato a sfruttare i mercati finanziari come uno strumento di emancipazione e protezione.

La ricchezza complessiva che sfiora i 6.500 miliardi di euro non è quindi il frutto di una congiuntura fortuita, bensì il risultato di una gestione consapevole e di una profonda ristrutturazione delle scelte di allocazione del capitale da parte dei risparmiatori, supportati e indirizzati dal sistema bancario e dalle reti di consulenza finanziaria.

L’ANALISI DEI MACRO-DATI: LA CRESCITA IN SEI ANNI

L’analisi del report FABI offre una panoramica dettagliata di una crescita patrimoniale che ha assunto dimensioni storiche. Il confronto  tra il 2020 e il 2025 mostra una progressione in cui la ricchezza finanziaria totale delle famiglie è passata da poco meno di 4.900 miliardi di euro agli attuali 6.487,7 miliardi.

Questo incremento del 35% in soli sei anni rappresenta una performance straordinaria, specialmente se rapportata alla crescita del Prodotto Interno Lordo nello stesso periodo, evidenziando una forte disparità tra l’andamento dell’economia reale e l’accumulazione di valore finanziario.

Per comprendere le radici di questo boom, è fondamentale scindere l’apporto del risparmio netto – ovvero il denaro fresco derivante dal surplus tra redditi e consumi che le famiglie accantonano mese dopo mese – dall’effetto combinato della rivalutazione degli asset, comunemente definito capital gain.

Negli anni della pandemia, la crescita del patrimonio è stata alimentata principalmente dal risparmio forzato: gli italiani non potevano spendere e accumulavano liquidità. A partire dal 2023, invece, il baricentro si è spostato con decisione verso la performance dei mercati.

Le borse mondiali, trainate dal comparto tecnologico e dalla resilienza delle grandi imprese europee e americane, hanno vissuto una stagione di rialzi eccezionali.

Di conseguenza, i capitali precedentemente investiti in strumenti azionari e fondi comuni si sono rivalutati a ritmi vertiginosi, generando un effetto ricchezza che ha gonfiato il valore complessivo dei portafogli senza richiedere necessariamente un ulteriore sacrificio in termini di consumi correnti.

Questa imponente rivalutazione ha ridefinito la percezione che gli italiani hanno dei mercati finanziari. Il tabù del rischio, che storicamente ha tenuto il risparmiatore medio lontano dalle borse, è andato progressivamente sgretolandosi di fronte all’evidenza di rendimenti che surclassavano qualunque forma di deposito tradizionale.

Il passaggio da una ricchezza statica a una ricchezza dinamica ha permesso al sistema Paese di capitalizzare al meglio la liquidità accumulata nei decenni passati, trasformando un capitale improduttivo in una massa monetaria capace di generare valore a cascata, a beneficio sia dei singoli nuclei familiari sia degli intermediari finanziari che gestiscono queste enormi masse.

LA TRASFORMAZIONE: IL CROLLO RELATIVO DELLA LIQUIDITÀ E LA RIFORMA DEI CONTI CORRENTI

Per decenni, il conto corrente bancario ha rappresentato per le famiglie italiane una sorta di comfort zone finanziaria incorruttibile, una cassaforte psicologica in cui rifugiarsi di fronte alle tempeste dei mercati o all’incertezza del futuro economico. Questo approccio, caratterizzato da un accumulo passivo e statico di capitale, ha toccato il suo apice storico durante le fasi più acute dell’emergenza pandemica, quando la paura e le restrizioni ai consumi hanno forzatamente congelato immense masse di denaro sui depositi infruttiferi.

Tuttavia, il quinquennio successivo ha innescato una metamorfosi senza precedenti nei comportamenti dei risparmiatori italiani.

I dati aggregati dal report FABI evidenziano una svolta epocale in cui la liquidità pura, pur rimanendo una componente gigantesca e fondamentale dell’architettura finanziaria nazionale, ha subito una drastica riduzione in termini di peso percentuale sul portafoglio complessivo, perdendo la sua centralità assoluta a favore di strumenti d’investimento dinamici.

L’evidenza numerica di questa trasformazione emerge chiaramente analizzando l’evoluzione dello stock di biglietti e depositi complessivi nel medio periodo. Tra il 2020 e il 2025, questa macro-categoria è passata da 1.556,5 miliardi di euro a 1.603,2 miliardi di euro. A prima vista, l’incremento assoluto di 46,7 miliardi potrebbe sembrare un segno di continuità nell’accumulo, ma una variazione percentuale di appena il 3% spalmata su sei anni indica, in realtà, un forte rallentamento.

Rispetto a un patrimonio totale cresciuto del 35%, la liquidità ha smesso di correre, venendo progressivamente marginalizzata e declassata da prima scelta a cuscinetto d’emergenza.

Per comprendere a fondo le dinamiche interne a questo comparto, è necessario scindere il dato macroeconomico nelle sue componenti essenziali: i conti correnti puri da un lato e gli altri depositi a risparmio dall’altro.

I conti correnti hanno registrato una progressione del 4,8% in sei anni, traducendosi in un aumento di 53,7 miliardi di euro. Una crescita modesta, quasi asfittica se paragonata ai ritmi del passato, che testimonia come le famiglie abbiano attivamente prelevato denaro dai propri conti per destinarlo altrove.

Ancora più emblematico è il comportamento registrato dagli altri depositi, come i libretti di risparmio tradizionali o i depositi vincolati meno competitivi, che hanno subito una contrazione netta dell’1,6%, con una perdita di 7 miliardi di euro in termini di consistenza. Questa flessione è la diretta conseguenza di una clientela bancaria diventata molto più esigente, informata e reattiva rispetto alle condizioni di rendimento offerte dagli istituti di credito.

Il principale motore di questo storico cambio di rotta ha un nome ben preciso: inflazione.

La fiammata dei prezzi al consumo che ha caratterizzato la prima metà del decennio ha agito come una tassa occulta e spietata sui capitali lasciati improduttivi. Il risparmiatore italiano, tradizionalmente avverso al rischio ma dotato di un forte pragmatismo finanziario, ha compreso rapidamente che mantenere il denaro fermo sul conto corrente spiegava accettarne l’erosione quotidiana del potere d’acquisto.

In un contesto in cui il costo della vita aumentava a doppia cifra nel biennio 2022-2023, la scelta di lasciare somme eccedenti le normali necessità di spesa su un conto a tasso zero è diventata insostenibile. La spinta psicologica a difendere il valore reale del proprio lavoro ha così superato la paura del mercato finanziario.

Parallelamente, l’accelerazione dei canali digitali e una maggiore capillarità dell’educazione finanziaria – spesso veicolata dalle reti di consulenza delle stesse banche – hanno ridotto le barriere d’accesso agli investimenti. La transizione non è stata priva di frizioni psicologiche, ma l’evidenza dei fatti dimostra che la massa di liquidità “parcheggiata” è stata trasformata in un carburante prezioso.

Le famiglie hanno iniziato a pianificare la propria gestione finanziaria dividendo i capitali in compartimenti stagni: una quota minima e strettamente necessaria destinata alla gestione delle spese correnti sul conto corrente, e il restante surplus canalizzato verso il mercato dei capitali.

Questa razionalizzazione ha ridefinito il concetto stesso di sicurezza economica in Italia, spostando l’asse dalla stabilità statica del deposito bancario alla crescita resiliente e diversificata del portafoglio investito.

L’APERTURA VERSO IL MERCATO: BOOM DEL COMPARTIMENTO AZIONARIO E IL RITORNO DEGLI INVESTIMENTI IN TITOLI

Se il comparto della liquidità ha vissuto una fase di sostanziale stasi e ristrutturazione, i veri motori che hanno spinto il patrimonio delle famiglie italiane verso la soglia record dei 6.500 miliardi di euro vanno ricercati nei mercati finanziari.

Il report FABI scatta la fotografia di un’Italia che ha riscoperto una forte vocazione per l’investimento mobiliare, registrando tassi di crescita straordinari in due macro-aree specifiche: i titoli di debito, trainati dal grande ritorno dei titoli di Stato, e soprattutto il comparto azionario, che ha vissuto un’autentica stagione d’oro.

Questa tendenza delinea una maturazione del risparmiatore medio, capace di cogliere le opportunità offerte dalle performance dei mercati azionari globali e dalle mutate politiche monetarie delle banche centrali.

Il dato di gran lunga più d’impatto e rivoluzionario dell’intero rapporto riguarda il valore delle azioni e delle partecipazioni detenute direttamente dai privati. Nel 2020, lo stock complessivo di questa voce si attestava a 973,9 miliardi di euro; alla fine del 2025, la cifra ha raggiunto la sbalorditiva quota di 2.077,2 miliardi di euro. Si tratta di un incremento monstre di 1.103,3 miliardi di euro, che corrisponde a una crescita percentuale del 113%.

In soli sei anni, la ricchezza investita in capitale di rischio è più che raddoppiata. Questa progressione verticale ha trovato una spinta eccezionale nell’ultimo biennio: nel solo passaggio tra il 2024 e il 2025, il valore delle azioni ha fatto registrare un balzo in avanti di ben 293 miliardi di euro. Un fenomeno trainato sia dall’effetto del capital gain (il formidabile rialzo dei listini azionari mondiali ed europei) sia da una scelta strategica e deliberata delle famiglie di allocare una parte crescente dei propri flussi finanziari nell’equity, a caccia di rendimenti strutturali di lungo periodo.

Titoli di Stato

Accanto all’esplosione dell’azionario, il report FABI documenta un altro fenomeno macroeconomico di grande rilievo: il ritorno in grande stile delle obbligazioni e dei titoli di Stato, come i BTP, che sembravano ormai destinati a un declino irreversibile nell’era dei tassi d’interesse negativi.

Il comparto dei titoli a reddito fisso ha vissuto un raddoppio speculare a quello delle azioni, passando da 247,6 miliardi di euro nel 2020 a 523,6 miliardi di euro nel 2025, con un guadagno assoluto di 275,9 miliardi (+111%). Anche l’analisi dell’ultimo anno conferma la solidità di questa tendenza, evidenziando una crescita ulteriore di 28 miliardi di euro (+5,6%) nel solo 2025.

Christine Lagarde – Bce

La spiegazione di questa rinascita risiede nelle decisioni di politica monetaria della Banca Centrale Europea. Il repentino innalzamento dei tassi d’interesse per contrastare l’inflazione ha bruscamente rialzato i rendimenti dei titoli di Stato. Lo Stato italiano ha saputo intercettare questa fame di rendimento sicuro emettendo strumenti dedicati specificamente al pubblico retail (come i BTP Italia o BTP Valore), che hanno riscosso un successo clamoroso tra i piccoli risparmiatori, attratti da cedole sostanziose e premi di fedeltà.

Non meno importante è stato il ruolo del risparmio gestito e del settore assicurativo, che hanno agito come intermediari istituzionali capaci di assorbire l’enorme flusso di capitale in uscita dai conti correnti. I fondi comuni d’investimento hanno visto le proprie masse salire a 901,9 miliardi di euro, mettendo a segno un progresso del 30,8% rispetto al 2020 e crescendo di 58 miliardi nel solo ultimo anno.

I fondi hanno offerto ai risparmiatori la possibilità di accedere a portafogli diversificati e professionalmente gestiti, mitigando il rischio intrinseco degli investimenti diretti. Parallelamente le riserve assicurative e i fondi pensione hanno confermato la loro natura di pilastro della previdenza complementare e della protezione patrimoniale: questa componente ha raggiunto quota 1.174,4 miliardi di euro, registrando un solido incremento annuale di 46 miliardi di euro.

La combinazione di questi fattori descrive una profonda ricomposizione dell’asset allocation delle famiglie italiane. L’architettura del risparmio non è più piramidale, con una base schiacciata sulla liquidità, ma si è trasformata in una struttura dinamica e bilanciata. I risparmiatori hanno dimostrato di saper osare e hanno mostrato una flessibilità inaspettata, muovendosi con destrezza tra la protezione del capitale garantita dai nuovi titoli di Stato e la ricerca di valore offerta dai mercati azionari.

Questa importante migrazione di miliardi di euro verso strumenti finanziari evoluti non solo ha arricchito i bilanci delle famiglie, ma ha anche creato le condizioni per un maggiore coinvolgimento del capitale privato nel finanziamento del sistema economico, ponendo le basi per le sfide future del sistema Paese.

“La ricerca di performance migliori non sostituisce la prudenza – si legge nel rapporto -, ma si inserisce all’interno di una strategia di maggiore diversificazione del patrimonio”.

FOCUS SULL’ULTIMO ANNO: IL CONFRONTO 2024-2025

 

L’analisi del trend di brevissimo termine, focalizzata sul passaggio tra il 2024 e il 2025, permette di comprendere la velocità e la veemenza con cui si sta realizzando questa fase di passaggio per le famiglie italiane. L’incremento annuo di 446,3 miliardi di euro rappresenta una netta accelerazione.

In soli dodici mesi, le famiglie italiane hanno generato o visto rivalutarsi una massa di ricchezza pari a quasi un quarto dell’intero PIL nazionale. Questo dato indica che le dinamiche di portafoglio descritte in precedenza hanno raggiunto la loro piena maturazione proprio nell’ultima parte del periodo analizzato.

Analizzando la velocità di rotazione delle varie componenti patrimoniali in questo singolo anno, emerge una gerarchia chiarissima delle preferenze dei risparmiatori.

Il gradino più alto del podio spetta indiscutibilmente alle azioni, capaci di assorbire o generare da sole un valore di 293 miliardi di euro in un anno. Si tratta della dimostrazione plastica di come il tessuto dei risparmiatori italiani si sia ormai globalizzato, legando i propri destini finanziari alle performance dei grandi indici internazionali.

Subito dopo troviamo i comparti del risparmio istituzionale e previdenziale: i fondi comuni hanno registrato un afflusso e una rivalutazione netta di 58 miliardi di euro, seguiti a ruota dalle polizze assicurative con un incremento di 46 miliardi.

I titoli di debito hanno continuato la loro marcia positiva con 28 miliardi di euro di incremento, a conferma del fatto che la finestra dei tassi alti ha continuato a esercitare una forte forza d’attrazione fino alla fine del 2025.

Al contrario, la liquidità pura (conti correnti e depositi) ha segnato un progresso di appena 23,5 miliardi di euro. Questo modesto incremento della liquidità, se confrontato con i 293 miliardi delle azioni, certifica in modo inequivocabile che ogni singolo euro di nuova ricchezza generato dal lavoro o dai redditi delle famiglie, insieme a ampie quote di capitale preesistente, è stato sistematicamente indirizzato verso l’investimento attivo, lasciando sui conti solo il minimo indispensabile per la gestione della quotidianità operativa.

 

SILEONI (FABI): “IL RISPARMIO DELLE FAMIGLIE RESTA LA PIÙ GRANDE RISORSA STRATEGICA DEL PAESE”

 

“Le famiglie italiane continuano a rappresentare uno dei principali fattori di stabilità economica del Paese. In cinque anni hanno incrementato la propria ricchezza finanziaria di oltre 1.600 miliardi di euro, raggiungendo livelli mai registrati prima. È un patrimonio costruito nel tempo, frutto del lavoro, della capacità di programmare il futuro e di una cultura del risparmio che continua a rappresentare una delle caratteristiche più solide dell’Italia”, dichiara Lando Maria Sileoni, segretario generale della FABI.

Lando Maria Sileoni – FABI

Che aggiunge: “L’aspetto più interessante che emerge dai dati non riguarda soltanto la crescita della ricchezza, ma la sua evoluzione e diversificazione. La liquidità continua a occupare un ruolo centrale nelle scelte delle famiglie, ma aumenta anche il peso degli investimenti e degli strumenti assicurativi. È il segnale di un patrimonio che diventa progressivamente più articolato e diversificato, nel quale convivono l’esigenza di mantenere risorse immediatamente disponibili e quella di valorizzare il capitale nel medio-lungo periodo”.

“Una ricchezza di queste dimensioni aumenta anche la responsabilità del sistema bancario. Quando milioni di famiglie affidano alle banche il proprio patrimonio, diventa ancora più centrale il valore della consulenza, fondata sulla professionalità, sull’esperienza e sulle competenze delle lavoratrici e dei lavoratori del settore. Il rapporto di fiducia con i clienti rappresenta un elemento essenziale nella gestione del risparmio. La tecnologia potrà offrire strumenti sempre più evoluti, ma non potrà sostituire la capacità di interpretare i bisogni delle persone e di accompagnarle nelle scelte più importanti per il futuro delle loro famiglie”, sottolinea.

“Questa fotografia dimostra come il risparmio privato continua a rappresentare una delle principali risorse strategiche del Paese. È una ricchezza che sostiene l’economia, alimenta gli investimenti e contribuisce alla stabilità del sistema. Per questo deve essere tutelata con politiche capaci di favorire la crescita, rafforzare la fiducia e valorizzare il ruolo delle banche come presidio economico e sociale dei territori”, conclude Sileoni.

LA CASSAFORTE DEGLI ITALIANI: UNA RISORSA NATA DAI SACRIFICI E RIVOLTA AL FUTURO

Dietro la vertiginosa cifra di quasi 6.500 miliardi di euro del risparmio privato non ci sono formule algebriche, grafici di borsa o freddi automatismi di mercato, ma le storie reali di milioni di famiglie italiane. C’è il lavoro quotidiano, la rinuncia a un acquisto superfluo, il sogno di garantire un percorso di studi a un figlio o la ricerca di sicurezza per gli anni della pensione.

Questa immensa montagna di risparmi è, prima di tutto, un monumento alla previdenza e alla straordinaria capacità di resistenza del nostro Paese. Nei momenti più bui dell’incertezza globale, gli italiani non si sono lasciati scoraggiare: hanno protetto i propri cari e hanno saputo reinventare con grande pragmatismo il proprio modo di gestire il denaro.

Questo capitale di fiducia costituisce un pilastro essenziale per la stabilità del Paese. È un’infrastruttura invisibile ma potentissima che assicura stabilità all’intero sistema economico nazionale, fungendo da ammortizzatore sociale autonomo e privato laddove il welfare pubblico fatica ad arrivare.

Tuttavia, per il futuro che stiamo costruendo, questo tesoro non può e non deve rimanere una risorsa puramente difensiva, un semplice scudo per proteggersi dalle tempeste. La grande scommessa è riuscire a trasformare questa formidabile energia finanziaria in un motore di crescita, di innovazione e di opportunità per le nuove generazioni.

Perché questo passaggio avvenga con successo, serve “un patto di fiducia” indissolubile. Le famiglie hanno bisogno di sentire che i loro sacrifici sono rispettati, tutelati da un fisco equo e valorizzati da un mercato trasparente.

In questo scenario, il sistema bancario e le reti di consulenza finanziaria assumono un ruolo profondamente umano ed educativo: non si tratta semplicemente di proporre prodotti finanziari, ma di camminare a fianco delle persone, comprendendone le paure e interpretandone i bisogni reali.

Solo guidando questo immenso fiume di risparmio verso investimenti sani, legati al territorio, alle nostre imprese e ai nostri giovani, potremo davvero dire che il “salvadanaio degli italiani” ha assolto al suo compito più nobile: non solo conservare la sicurezza del presente, ma anche di finanziare con coraggio il domani del Paese.

FONTE DATI: Report FABI 2026 Risparmi Famiglie

 

NOTA METODOLOGICA

I dati quantitativi sulla ricchezza finanziaria analizzati nel rapporto FABI derivano dalle elaborazioni statistiche condotte dal proprio Ufficio Studi a partire dalle fonti istituzionali ufficiali.

La fonte primaria per la quantificazione e la mappatura della ricchezza mobiliare è Banca d’Italia, attraverso le serie storiche dei Conti Finanziari e le rilevazioni del Bollettino Statistico. Queste matrici consentono di monitorare le variazioni di portafoglio del settore “Famiglie consumatrici”, isolando i flussi di liquidità, obbligazioni, azioni e fondi comuni raccolti tramite le segnalazioni di vigilanza degli istituti di credito.

Per i confronti internazionali e l’analisi dell’impatto inflazionistico sul potere d’acquisto e sui rendimenti dei depositi, i modelli di calcolo integrano le banche dati di Eurostat e gli indicatori macroeconomici dell’Istat.

Il monitoraggio delle variazioni percentuali e volumetriche prende come benchmark (punto di riferimento) l’anno 2020, fotografando la storica rotazione della liquidità verso forme di investimento attivo nel quinquennio 2020-2025.

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