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La Chiesa della Martorana, un gioiello multiculturale

giovedì 6 Agosto 2020

La Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, conosciuta soprattutto col nome di Chiesa della Martorana, è uno dei più grandi capolavori dell’architettura arabo-normanna di Sicilia. L’edificio nel 2015 è stato riconosciuto dall’Unesco patrimonio dell’umanità, e fa parte del percorso arabo-normanno di Palermo insieme alle cattedrali di Monreale e Cefalù.

La Chiesa della Martorana, consacrata nel 1143, venne costruita per volere di Giorgio di Antiochia, ammiraglio di re Ruggero II, che la utilizzò come cappella privata. Si ha certezza di tutto ciò grazie ad un diploma greco-arabo, a un’iscrizione greca collocata all’esterno della facciata meridionale dell’edificio e dal mosaico di Dedicazione. Giorgio di Antiochia, oltre ad essere stato un abile comandante, fu un uomo che aveva avuto esperienze cosmopolite: nacque in Siria, di fede greco-ortodossa e visse per diverso tempo a Mahdia, una delle città più importanti della Dar-al-islam (dell’impero islamico), affacciata sulla costa tunisina. In seguito prestò servizio a favore del sovrano normanno, nonché cattolico-latino, Ruggero II.

Un multiculturalismo che emerge pure nella Chiesa della Martorana, la quale ha una pianta a croce greca inscritta in un quadrato, prolungata col nartece e l’atrio. I bracci della croce sono coperti con volte a botte. Al centro dominano 4 colonne collegate da archi ogivali che sostengono un tamburo ottagonale con pennacchi a nicchie rientranti, sul quale si erge la cupola emisferica. L’edificio si sviluppa ed è decorato in molte sue parti come una Chiesa greco-orientale, invece, gli archi a sesto acuto, i pennacchi della cupola e la cupola stessa calcano la tradizione islamica. Inoltre, alla fine del XII secolo, precisamente nel 1193, Goffredo e Aloisia de Marturano fondarono nei pressi della Chiesa un monastero benedettino, che prese il loro nome, cioè “la Martorana”. Secondo la leggenda, furono proprio le monache dell’abbazia a creare la celeberrima frutta di marzapane, chiamata appunto frutta Martorana.

Nel XV secolo la Chiesa della Martorana abbracciò il rito latino, mentre in precedenza si era osservato il rito greco-orientale. Quest’ultimo fu reintrodotto nel 1937 per volontà della comunità albanese siciliana e su concessione dell’arcidiocesi di Palermo. Per cui, attualmente la Chiesa è sede della parrocchia “San Nicolò dei Greci” e il nome “Greci” si riferisce al rito osservato e alla lingua utilizzata: infatti, le liturgie, le cerimonie nuziali, il battesimo e le festività religiose sono scandite dal calendario greco-ortodosso e dalla tradizione albanese delle comunità dell’Eparchia di Piana degli Albanesi.  Le lingue liturgiche sono il greco antico, che è l’idioma usato nelle Chiese orientali, e l’albanese, la lingua della comunità parrocchiale.

La Chiesa della Martorana è un capolavoro dell’arte medievale, anche e soprattutto, per i preziosi mosaici che si trovano all’interno, vero fiore all’occhiello dell’edificio. Le rappresentazioni musive sono tra le più antiche che vi siano in Sicilia, ultimate probabilmente intorno al 1150, e in gran parte sopravvissute ai successivi rimaneggiamenti. Innanzitutto, bisogna ricordare la rappresentazione musiva della Dedicazione nella quale Giorgio di Antiochia è raffigurato in ginocchio, prostrato dinanzi alla Vergine Maria alla quale è dedicata la Chiesa. In questo mosaico l’ammiraglio siriaco rappresenta l’umanità che con reverenza e devozione si rivolge alla Vergine, per rivolgersi in realtà a Dio-Cristo. Quindi Maria diventa mediatrice tra l’umano e il divino.

Nella Cappella di San Simone possiamo ammirare l’incoronazione di Ruggero II, che viene incoronato da Cristo in persona raffigurato in posizione sopraelevata, sospeso in aria, che detiene nella mano sinistra il cartiglio della Creazione. Invece, il sovrano pone saldamente i piedi a terra, coperto da tessuti e vestiti da Basileus, come fosse un imperatore orientale e supremo detentore del potere temporale e spirituale. In questo mosaico la legenda in alto è scritta in greco ma la lettura è latina e così recita: “Rogerios rex”, cioè “re Ruggero”. Raffigurare Cristo che incorona in persona Ruggero II, era un modo per comunicare esplicitamente che il potere al sovrano era stato conferito direttamente da Dio Onnipotente, divenendone legittimo vicario sulla Terra, detentore di un potere assoluto e universale.

Sulla sommità della cupola viene raffigurato il Cristo Pantocratore benedicente, seduto sul trono e col mondo ai piedi. Sulla volta della calotta sono raffigurati quattro angeli prostrati, in adorazione di Cristo. Nelle nicchie dei pennacchi angolari troviamo i quattro evangelisti, invece, nel tamburo della cupola sono raffigurati otto profeti. Dell’articolata rappresentazione musiva della Chiesa della Martorana ricordiamo la raffigurazione dell’Annunciazione, della Natività, della Dormizione della Vergine e della Presentazione al Tempio.  A testimonianza dell’incredibile e rara convivenza di culture differenti in un edificio sacro, si deve guardare ad un fregio in legno di abete, ubicato alla base della cupola dove vi è una liturgia greco-ortodossa tradotta in arabo. Ricordiamo che nella Chiesa della Martorana non vi sono iscrizioni latine ma soltanto iscrizioni greche ed arabe. Il greco lo troviamo perché si trattava di un edificio sacro dove veniva (e viene) praticato il rito greco-ortodosso. L’arabo perché era la lingua madre di Giorgio di Antiochia e di molti suoi collaboratori così come di tanti collaboratori di re Ruggero II. Infine, degna di nota è la pavimentazione policroma a mosaici e a tarsie marmoree: uno stupendo spettacolo per gli occhi.

La Chiesa della Martorana è un vero e proprio gioiello della cristianità. La struttura architettonica, le decorazioni e le iscrizioni sono testimonianza di un edificio sacro pensato e realizzato in un contesto multiculturale e multietnico dove l’incontro di civiltà e culture differenti hanno favorito la nascita di luoghi il cui linguaggio poteva essere compreso contemporaneamente da latini, greci e musulmani. La Chiesa della Martorana è un gioiello di Palermo e della Sicilia tutta che con le sue bellezze continua ad arricchire il mondo.

 

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