Variazione di bilancio, ma anche tanta fantapolitica tra i corridoi di Palazzo dei Normanni. Superato lo scoglio delle amministrative non si parla già d’altro. Le regionali del 2027 sono ormai all’orizzonte e il puzzle delle alleanze inizia a prendere forma giorno dopo giorno.
Se nel campo largo c’è chi rivendica la leadership, come Controcorrente, e chi deve ancora trovare un’unità al suo interno, come il Partito Democratico, nel centrodestra le interlocuzioni sono state avviate. Tra i tanti attori protagonisti, uno in particolare, in questi giorni, sta attirando l’attenzione per il suo peso attuale, ma anche quello che in ottica futura può apportare all’interno della coalizione.
La Democrazia Cristiana, infatti, giunti a pochi passi dalla fine della legislatura, resta una delle forze politiche più attenzionate. Come raccontato nei giorni scorsi da ilSicilia.it, i democristiani sarebbero uno dei tre vertici di un particolare triangolo che vedrebbe coinvolti anche Sud chiama Nord e Lega (CLICCA QUI). Le voci hanno iniziato così a rincorrersi e una domanda ha iniziato a rimbalzare: quale futuro attende la DC?
Poche sono ancora le risposte. I caldi mesi estivi potrebbero portare consiglio. Intanto si parte dalle certezze: Carmelo Pace e Ignazio Abbate. I due deputati regionali, il capogruppo del partito all’Ars e il presidente della I Commissione Affari Istituzionali, incarnano le due colonne portanti del partito. Fautori, ad oggi, dell’unità e della credibilità del gruppo parlamentare, anche dopo il terremoto politico di fine 2025. In questi mesi avrebbero rafforzato, ancor di più, l’asse che li unisce. Un vero e proprio patto di ferro e soprattutto un cospicuo bacino di voti che farebbe gola a diversi pezzi del centrodestra.

Se qualcosa è mancato nell’ultima chiamata alle urne è certamente il radicamento nei territori. Il fattore X capace di determinare una variabile non indifferente. E in tal senso Pace e Abbate sono tra i pochi, tra le fila del centrodestra, a poter dirsi soddisfatti dopo le amministrative. Il primo è stato eletto sindaco di Ribera al primo turno con il 54,92% delle preferenze, trainando la Democrazia Cristiana, primo partito al 20,69%.
Il secondo si è speso per la candidatura Pierenzo Muraglie, eletto primo cittadino a Ispica, quadro limpido di uno stato di salute precario della politica siciliana, con ben cinque candidati diversi, tre per il centrodestra, due per il campo progressista. A spuntarla, al ballottaggio, è stato alla fine Muraglie con il 56,71%, sostenuto dal mondo civico centrista molto vicino al presidente della I Commissione Affari Istituzionali, come laboratorio politico ispirato dalle ultime elezioni provinciali legate al progetto Radici iblee. Le due liste “Lista civica Pierenzo Muraglie sindaco” e “Libera e forte” sono risultate le più votate, rispettivamente con il 20,57% e l’11,96%.
Agrigento e Ragusa. Due province chiave, soprattutto considerando che l’asse Pace-Abbate assicurerebbe un bacino importante di circa 30mila voti. Numeri da non sottovalutare e che potrebbero rivelarsi ago della bilancia in due territori complessi come l’Agrigentino e il Ragusano. I confronti tra le parti sono stati appena avviati. L’intento appare chiaro: non svendere la storia politica e l’esperienza che li hanno accomunati in questi quattro anni di legislatura, ma al contempo tracciare la via da percorrere, da soli o a braccetto con altre realtà, per trovare un punto di raccordo che possa garantire con scioltezza la famigerata soglia del 5%, oggi non scontata per diversi partiti.



