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La Lega bussa alla porta del governo. Musumeci la farà entrare?

mercoledì 7 Marzo 2018

Chiede spazio al governo Lega di Sicilia. La richiesta portata avanti da Tony Rizzotto, eletto nelle liste all’Ars del movimento di Matteo Salvini, e oggi formalmente componente del gruppo misto, pone in ogni caso la questione del riflesso politico regionale all’interno delle dinamiche che invece regolano la vita del governo  a guida Musumeci.

Il risultato di Salvini, che anche ai siciliani è apparso un leader non  più separatista, come in passato, dotato della rendita di posizione, almeno fino a questo momento, di una spendibilità potenziale come uomo di governo, ha materializzato un importante 5 per cento.

Una rendita che può essere vista come un buon punto di partenza in una terra dove, da sempre, va fatto un importante distinguo tra il voto delle Regionali, che movimentano, ambienti e territori, e quello delle Politiche, più legato (1994 e 2001) a orientamenti, mode e tendenza che in Sicilia, o vengono percepite con largo anticipo, o arrivano fatalmente dopo. Quasi mai nel momento in cui accadono.

In questo caso invece, per il fenomeno Salvini, la Sicilia della disperazione che è passata dalla valigia sempre pronta, ai collegamenti Skype per tenersi in contatto con chi ha sistemato armi e bagagli dall’altra parte del continente europeo, ha colto con reattività il fatto nuovo elettorale del 2018.

I leghisti di Sicilia non sono solo autori di un voto di pancia. Anzi, spesso, pur venendo da contesti socio-economici più provati di altri, interni nei territori, vedono in Salvini uno con cui cambiare passo. Alessandro Pagano, che lasciò il mondo di Alfano, dopo aver preso atto che si era esaurita la sua spinta propulsiva, nell’Isola è l’uomo di punta.

Intepretare questo consenso attraverso un ruolo attivo e un posto in giunta attiene alle scelte di Nello Musumeci. Due considerazioni completano il quadro in un dettaglio che ancora deve mettere in fila molti pezzi che mancano.

La prima,  Musumeci, la vicenda Pierobon insegna, è abilissimo a condurre i tempi in queste situazioni,  differendoli e dilatandoli, la seconda il governatore siciliano non ama passare come uomo di continui rimpasti regionali. Non sarà da questo punto di vista, almeno ha dichiarato, un’estensione di quanto visto negli ultimi cinque anni.

E qui s’inserisce una considerazione ulteriore.  Aprire un dibattito  sul votio, ripesare i rapporti e riflettere in termini diversi da un consolidamento dell’attuale quadro politico, indebolisce l’esecutivo. Ne è convinto il presidente della Regione che vuole proteggere l’operato della sua squadra.

I leghisti, dunque, ambiranno pure a maggiori spazi, ma non sarà facile e automatico trovarli.

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