Condividi
Parlano gli esperti

Malaria, allerta dopo Francoforte: dai controlli ai confini alla diagnosi senza viaggio

giovedì 27 Agosto 2026

I casi di malaria registrati all’aeroporto di Francoforte hanno spinto il Ministero della Salute ad allertare gli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera dopo la segnalazione arrivata dalla Germania attraverso l’Early Warning and Response System.

Il rischio per la popolazione italiana resta basso, ma l’episodio riporta comunque l’attenzione su una forma di trasmissione rara, ma possibile, e soprattutto sulla capacità di intercettarla in tempo.

Una zanzara infetta può infatti raggiungere un Paese non endemico viaggiando a bordo di aerei e navi o attraverso bagagli e merci. È proprio questa possibilità a rendere decisivi i controlli nei punti di ingresso e, sul piano sanitario, la capacità di riconoscere rapidamente la malaria anche quando il paziente non ha viaggiato in aree endemiche.

Su questi due fronti intervengono Claudio Pulvirenti, direttore dell’Ufficio di sanità marittima, aerea e di frontiera e Servizi di assistenza sanitaria ai naviganti (USMAF-SASN) Calabria e Sicilia del Ministero della Salute, e Antonio Cascio, professore ordinario di Malattie infettive dell’Università di Palermo e direttore dell’Unità operativa complessa di Malattie infettive e tropicali del Policlinico “Paolo Giaccone”.

La sorveglianza

Sul primo fronte, quello dei controlli ai punti di ingresso, la sorveglianza parte prima che emerga un caso e coinvolge porti, aeroporti, mezzi provenienti dall’estero e monitoraggio dei vettori.

“Nei punti di ingresso il controllo parte prima ancora che emerga un caso. In collaborazione con l’Istituto zooprofilattico sperimentale collochiamo trappole nelle aree più esposte degli aeroporti e dei porti per intercettare zanzare e altri artropodi che possono arrivare a bordo di aerei e navi, anche nelle stive, nei vani di carico e negli spazi destinati alle merci. Nei porti la vigilanza riguarda anche le navi provenienti dall’estero e le aree di attracco. La sorveglianza entomologica rientra tra le attività previste nei punti di ingresso internazionali e si modula in base al rischio”.

“L’Istituto zooprofilattico identifica e analizza gli esemplari catturati per stabilire quali specie siano presenti e valutare se servano ulteriori interventi. A questo si aggiungono la vigilanza igienico sanitaria sui mezzi provenienti dall’estero e il controllo delle condizioni ambientali delle aree di competenza, eliminando per quanto possibile ristagni e raccolte d’acqua che possono favorire la proliferazione delle zanzare. Anche l’Organizzazione mondiale della sanità indica la sorveglianza e il controllo dei vettori tra le capacità richieste nei porti e negli aeroporti internazionali”.

“Per gli aerei che hanno operato in Paesi nei quali circolano malattie trasmesse da vettori verifichiamo anche la documentazione relativa alla disinsettazione. Le procedure internazionali servono a ridurre la possibilità che una zanzara arrivi da un’area endemica fino al nostro territorio. Non riguarda soltanto la malaria, ma anche dengue, chikungunya e altre infezioni trasmesse da artropodi. L’International Civil Aviation Organization disciplina queste procedure per gli aeromobili e prevede anche la relativa documentazione sanitaria”.

“Per le navi il principio è analogo. La vigilanza riguarda i mezzi provenienti dall’estero e le condizioni che possono favorire la presenza o la diffusione di vettori. Nei porti e negli aeroporti assicuriamo quindi il presidio, ma il problema non finisce al cancello dello scalo”.

“In Sicilia le temperature elevate e la presenza di aree con ristagni d’acqua possono creare condizioni favorevoli alla proliferazione delle zanzare. Per questo serve anche l’intervento dei Comuni e degli altri enti competenti sul territorio, con attività di disinfestazione e bonifica delle aree più critiche. Noi possiamo intercettare il rischio nei punti di ingresso. Ma la prevenzione funziona soltanto se il controllo alla frontiera si accompagna a una gestione costante del territorio”.

Il rischio clinico

Sul secondo fronte il problema cambia. Se una persona contrae la malaria senza avere viaggiato in un’area endemica, il rischio è che il sospetto diagnostico arrivi più tardi proprio perché manca l’elemento che normalmente orienta il medico.

“La malaria aeroportuale rientra insieme alla cosiddetta malaria del bagaglio nella malaria ‘odissea’. Nel primo caso l’esposizione avviene nello scalo o nelle sue vicinanze, mentre nel secondo una zanzara infetta può essere trasportata anche all’interno di un bagaglio e pungere una persona più lontano dall’aeroporto. Restano fenomeni eccezionali: una revisione europea ha individuato 145 casi in oltre cinquant’anni, 105 dei quali classificati come malaria aeroportuale”.

“Questi episodi tendono infatti a concentrarsi negli aeroporti o nelle loro immediate vicinanze e soprattutto nei mesi più caldi, quando le temperature favoriscono la sopravvivenza delle zanzare. Questo non significa però che un singolo caso aeroportuale possa facilmente trasformarsi in una trasmissione diffusa. La malaria non passa direttamente da una persona all’altra e, perché si crei una catena stabile, servirebbero condizioni epidemiologiche e ambientali molto più complesse. Il rischio per la popolazione italiana resta basso proprio perché parliamo di eventi sporadici e circoscritti. In Europa i casi acquisiti localmente restano eccezionali rispetto a quelli importati da persone che hanno soggiornato in aree endemiche. A questo si aggiungono la sorveglianza, il controllo dei vettori, la diagnosi e il trattamento precoce, tutti elementi che rendono molto difficile l’instaurarsi di una trasmissione sostenuta”.

“Il problema maggiore è che, senza una storia di viaggio, la malaria può non essere presa subito in considerazione. A Francoforte era già accaduto nel 2022, quando tre dipendenti dell’aeroporto che non avevano soggiornato in aree endemiche contrassero una malaria da Plasmodium falciparum e due svilupparono una forma grave. Quando una persona torna da un Paese malarico, la febbre indirizza più facilmente il sospetto. Se invece non è mai partita, la diagnosi può essere meno immediata. Il sintomo principale è la febbre, spesso accompagnata da brividi, cefalea, dolori muscolari e forte malessere. Possono comparire anche nausea, vomito, diarrea e dolore addominale. Non bisogna aspettarsi necessariamente la classica febbre intermittente, perché nelle prime fasi il quadro può assomigliare a quello di molte altre infezioni”.

“L’assenza di un viaggio in un Paese endemico non basta quindi a escludere la malaria. Di fronte a una febbre senza una causa evidente bisogna considerare anche esposizioni meno comuni, soprattutto in chi lavora o vive nelle vicinanze di un aeroporto internazionale. Quando il sospetto esiste, bisogna arrivare rapidamente alla diagnosi attraverso gli esami specifici sul sangue, senza aspettare che il quadro clinico diventi grave. Con il Plasmodium falciparum, in particolare, la rapidità della diagnosi è fondamentale, perché una forma inizialmente non complicata può peggiorare molto rapidamente. Confusione, alterazione dello stato di coscienza, convulsioni, difficoltà respiratoria, insufficienza renale, anemia grave e ipoglicemia sono tra le complicanze più temibili. Il falciparum richiede quindi particolare attenzione proprio per la velocità con cui può evolvere verso una malaria grave”.

“In Sicilia esistono condizioni climatiche che possono favorire la presenza delle zanzare e sono ancora presenti specie di anofele potenzialmente capaci di trasmettere il parassita. Questo rende necessaria la sorveglianza, ma non significa che oggi esistano le condizioni per una trasmissione stabile della malaria. Il rischio principale resta quello dei casi importati da aree endemiche e, in via del tutto eccezionale, di episodi come quelli aeroportuali. Il clima può modificare nel tempo la distribuzione e la stagionalità dei vettori, soprattutto nel Sud Europa, ed è un elemento da seguire con attenzione. Ma oggi non abbiamo uno scenario di malaria autoctona sostenuta in Sicilia. Proprio per mantenerlo tale servono sorveglianza entomologica, attenzione clinica e capacità di riconoscere rapidamente anche quei casi che non presentano la classica storia di viaggio”.

Questo articolo fa parte delle categorie:
Condividi
ilSiciliaNews24

Sala d’Ercole approva la rottamazione, Abbate: “Norma importante per le famiglie siciliane” CLICCA PER IL VIDEO

Nel silenzio generale e nell’ondata di disegni di legge a carattere tecnico-finanziario, nella serata di martedì, tra le righe di uno dei tanti testi relativi ai debiti fuori bilancio spicca la rottamazione

BarSicilia

Bar Sicilia, a Ispica la sfida per il futuro passa dal nuovo governo della città CLICCA PER IL VIDEO

Attività produttive, infrastrutture, turismo, programma di interventi per risanare i bilanci del Comune, sono le priorità di questa nuova amministrazione

La Buona Salute

La Buona Salute 63° puntata: Ortopedia oncologica

La 63^ puntata de La Buona Salute è dedicata all’oncologia ortopedica. Abbiamo visitato l’Ospedale Giglio di Cefalù, oggi punto di riferimento nazionale

Oltre il Castello

Castelli di Sicilia: 19 ‘mini guide’ per la sfida del turismo di prossimità CLICCA PER IL VIDEO

Vi abbiamo accompagnato tra le stanze di 19 splendidi Castelli di Sicilia alla scoperta delle bellezze dei territori siciliani. Un viaggio indimenticabile attraverso la storia, la cultura, l’enogastronomia e l’economia locale, raccontata dai protagonisti di queste realtà straordinarie.

ilSicilia.it