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L'intervista al presidente Abbate

Manovrina e non solo: focus su Enti locali, Zes e Ipab in I Commissione CLICCA PER IL VIDEO

giovedì 24 Settembre 2026

La variazione di bilancio non ferma i lavori della I Commissione Affari Istituzionali. Nonostante l’esame della manovrina sia entrato nel vivo in II Commissione Bilancio, la Commissione presieduta da Ignazio Abbate si è riunita anche nella giornata di ieri. All’ordine del giorno provvedimenti importanti e pronti ad incidere sul tessuto economico e sulla macchina amministrativa della Sicilia: dalla Zes alle Ipab, fino agli Enti locali.

Ignazio Abbate

“Abbiamo messo in campo tutte le procedure per votare i provvedimenti che ci sono stati proposti dal Governo e dalla Presidenza della Regione. Interventi che ricoprono un ruolo importante per il sociale, le imprese e la macchina amministrativa. Un’attività quella della nostra Commissione che va al pari di quella che sta portando avanti l’Assemblea e la Commissione Bilancio“. Ha spiegato il presidente Abbate, con il quale abbiamo fatto un focus degli argomenti passati sotto la lente d’ingrandimento della Commissione, che ha espresso il parere positivo sui decreti approvati in giunta e relativi alla Zes e alle Ipab e avviato il percorso del disegno di legge riguardante le Autonomie locali.

Le novità sulla Zes

La Super Zes è stata una delle norme più chiacchierata nell’ultimo anno, divenendo un’assoluta protagonista dell’ultima Finanziaria. Materia che ha visto il coinvolgimento dell’assessore all’Economia Alessandro Dagnino e dell’assessore alle Attività Produttive Edy Tamajo. Tra i banchi della Commissione è così giunto il decreto che mette nero su bianco la bozza di protocollo-convenzione fra la Regione Siciliana e la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per il Sud, con la quale verranno individuate le procedure necessarie per fornire adeguato supporto alle imprese già insediate o che si intendano insediare, che intendono promuovere interventi attraverso lo Sportello unico digitale Zes.

In tal senso la Regione si impegna a “promuovere lo sviluppo economico, incrementare gli investimenti nel territorio regionale, incentivare la crescita occupazionale e favorire l’innovazione tecnologica, garantendo idonei presidi di legalità e l’integrità dell’azione amministrativa, deve stipulare una convenzione-protocollo con la Presidenza del Consiglio dei Ministri“. Accordo “finalizzato ad individuare le procedure oggetto di semplificazione, le norme di riferimento, le Amministrazioni interessate, nonché l’implementazione di sistemi che garantiscono idonei presidi di legalità e controlli“.

Il protocollo pone come obiettivi: la semplificazione amministrativa dei procedimenti; l’implementazione di una piattaforma dedicata alle imprese che consenta di visualizzare i siti di interesse e tutte le informazioni utili che consentano di poter promuovere con consapevolezza il proprio investimento; l’implementazione di strumenti che assicurino adeguati presidi di legalità; la disponibilità di risorse per la previsione di incentivi da utilizzare per una attività di informazione-formazione dedicata alle imprese per accelerare il percorso amministrativo e fornire un supporto economico all’investimento.

Semplificazione in vista per le Ipab

Il parere positivo è stato incassato anche dallo schema di decreto con oggetto la semplificazione dell’iter amministrativo in materia di approvazione di atti relativi alle Ipab. Ma di cosa si tratta nello specifico? La Sicilia, in tal senso, si accinge ad adeguarsi alle disposizioni normative applicate nel resto della Penisola.

Secondo la legge, datata 1997, in Italia non è più necessario per gli enti, ivi comprese le Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza acquisire l’autorizzazione per acquisto di immobili o per accettazione di donazioni, eredità e legati, inoltre non risulta più necessaria l’acquisizione del parere del Cga. La nuova disposizione, avanzata su proposta dell’assessore regionale per la Famiglia, le Politiche sociali e il Lavoro Nuccia Albano, non comporta alcun onere finanziario aggiuntivo per il bilancio regionale, trattandosi di uno snellimento dell’attività amministrativa regionale, con l’eliminazione di un passaggio procedurale, la richiesta di parere al Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana. La proposta andrebbe così ad abrogare le disposizioni previste dallo Statuto siciliano.

Via al percorso del Cal

Si torna a parlare anche di una vecchia conoscenza. Tra fine aprile e inizio maggio si era tanto discusso sulla possibilità di introdurre anche in Sicilia il Consiglio delle Autonomie locali dopo l’apertura del Governo regionale, con l’approvazione in giunta del disegno di legge. La proposta è stata così assunta come testo base dalla Commissione guidata da Ignazio Abbate. Intanto sono arrivate anche altre iniziative dalle quali poter prendere spunto per migliorare o ampliare il testo: un ddl a prima firma del capogruppo di Fratelli d’Italia Giorgio Assenza e uno a prima firma del deputato del Partito Democratico Dario Safina.

La proposta varata dall’amministrazione regionale nasce dalla collaborazione e dall’accoglimento delle istanze di Anci Sicilia e delle altre associazioni rappresentative degli Enti locali ed è finalizzata a rafforzare il coinvolgimento nei processi decisionali regionali “assicurando una partecipazione qualificata e strutturata dei territori alla formazione delle politiche pubbliche regionali“.

Il Consiglio delle Autonomie locali è stato introdotto nell’ordinamento italiano nel 2001, con un’apposita legge per intervenire e modificare l’articolo 123 della Costituzione, prevedendo così all’interno dello Statuto di ogni Regione il Cal “quale organo di consultazione fra la Regione e gli Enti locali“.

Non si tratta certamente né di un esperimento o di un’improvvisazione. La Lombardia, in tal senso, può definirsi pioniere, con la sua nascita che risale alla fine degli anni ’80. Nel 2000 la larga diffusione, ma avvenuta a macchia di leopardo. La maggior parte delle Regioni iniziano ad allinearsi solo intorno al 2011, come Campania, Molise, Liguria, Piemonte o Trentino-Alto Adige. E la Sicilia? A circa 25 anni di distanza l’istituzione del Consiglio non si è mai realizzata. Nel 2021, durante il governo Musumeci, ci aveva provato l’Asael, l’Associazione siciliana amministratori Enti Locali, presentando un disegno di legge a Palazzo dei Normanni, ma non andò in porto. Sarà questa la volta buona? (CLICCA QUI)

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