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Messina, il centrodestra nel caos e la tempesta perfetta

sabato 9 Aprile 2022

Se fosse stato studiato a tavolino il caos del centrodestra messinese sarebbe venuto persino impreciso rispetto alla traiettoria che invece è stata intrapresa in modo netto.

E’ vero, le elezioni sono il 12 giugno, ma del 2022,  ed ormai la situazione è talmente aggrovigliata da apparire insanabile. Qualora tra una settimana o ancor di più si dovesse trovare la famosa “quadra” sul nome del candidato sindaco, le ferite e i rancori accumulati finora peserebbero sull’esito della campagna elettorale in modo definitivo. Recuperare il terreno perso si può, ma le premesse per vendette trasversali, malumori e accordi inconfessabili ci sono tutte.

L’unità del centrodestra è sulla bocca di tutti ma nei tavoli di nessuno. Ognuno intende l’unità a modo suo e nel frattempo Federico Basile accumula liste su liste, che saranno pure “deboli” rispetto ad alcuni carro armati elettorali, ma sono fatte di persone (e per di più arrabbiate e deluse dalla politica tradizionale). Paradossalmente nonostante 4 anni di gestione di De Luca, non certo un novellino della politica, a suon di strali social, pernacchie e diktat, oggi viene visto un po’ come i 5stelle di un tempo: l’antisistema. Il che può far sorridere ma è così che viene percepito.

Frattanto anche il centrosinistra è al lavoro e per di più su un nome che ha unito tutte le anime, comprese quelle accorintiane. Franco De Domenico se la vuol giocare tutta e lo sta facendo con grande determinazione e pazienza.

Il centrodestra è  ancora al punto di partenza ma in una situazione di veti incrociati, silenzi, polemiche e ritardi. Ci sono i 5 partiti che hanno confermato quella che è stata la posizione sin dal principio: Maurizio Croce.

Secondo i due sponsor principali Genovese e Picciolo (Ora Sicilia e Sicilia Futura) è proprio il commissario per il dissesto idrogeologico il candidato ideale del centrodestra e su questa posizione hanno registrato il sì di Miccichè per Forza Italia, dell’Udc (che ha un accordo con Picciolo in chiave regionali) e di Democrazia Liberale. Inizialmente sia Nino Beninati che Antonio Catalfamo (coordinatori della Lega) erano pronti a sposare la candidatura Croce, ma a rompere gli schemi ci ha pensato Nino Germanà, con il sostegno del coordinatore regionale Nino Minardo. Il duello è andato avanti per un po’ in attesa di schiarite romane e della posizione di Fratelli d’Italia e Diventerà Bellissima, che ancora oggi non arriva.

Strada facendo però le rispettive posizioni si sono irrigidite, l’invito di Germanà a fare tutti un passo indietro a favore di un nome terzo non è stato accolto e si è arrivati al gelo che nei fatti è l’anticamera della rottura.

Da Fratelli d’Italia-Diventerà Bellissima nessuna risposta definitiva, sebbene in riva allo Stretto sembri più difficile la strada di una corsa solitaria come sta accadendo a Palermo. Si è preso ancora tempo, ma il pressing del gruppo dei 5 si fa sentire e potrebbe far pendere l’ago della bilancia sul sì a Croce (incassando così una lista il cui peso è rilevante ai fini del Consiglio comunale).

In questo quadro si è inserito Cateno De Luca che ha incontrato Salvini mettendogli sotto il naso la sua tesi sull’asse Genovese-Navarra, solo apparentemente su due fronti contrapposti e invece d’accordo con finestra sul ballottaggio. Cateno insiste, neanche velatamente: l’unico modo per dire basta al vecchio sistema politico è dare del filo da torcere o anche far vincere al primo turno Basile.

Comunque vada a finire il centrodestra è un vaso i cui cocci difficilmente saranno componibili. Se anche la Lega trovasse la convergenza su Maurizio Croce le “scorie” degli scontri di queste settimane resterebbero sul tappeto e peserebbero sulle urne. Che farà Germanà a quel punto? Offrire l’altra guancia non se ne parla, oltretutto dopo aver varcato il Rubicone ed aver scritto chiaramente che lui “con i poteri forti che hanno governato Messina e che faranno perdere in un colpo solo destra e sinistra” non ci vuol stare. Né è pensabile che Genovese, diretto destinatario di queste ed altre dichiarazioni, ci passi sopra e finisca con un “volemose bene”.

I conti infatti si farebbero direttamente nelle urne ed a pagarne le conseguenze sarà il candidato sindaco. A meno che non esca dal cilindro, ma è ormai assai improbabile, il Batman che risolva le liti pure interne alla Lega con chi non vede l’ora di “liberarsi” politicamente di Germanà e quest’ultimo che ha diversi sassolini dalla scarpa da togliersi nei confronti di alcuni compagni di partiti. Il 12 giugno insomma diventerà il giorno della resa dei conti nel centrodestra. Tutto questo in attesa che Fd’I sciolga le riserve.

Il domandone finale però è: se il centrodestra spaccato arriva terzo cosa accadrà al ballottaggio? Nella logica del tutti contro Cateno gli elettori di centrodestra dovrebbero, almeno nelle intenzioni della classe dirigente, dirottare i voti su Franco De Domenico che è il segretario cittadino del Pd. Ma è così scontato questo esito? A chiederselo sono soprattutto i candidati nelle liste del centrodestra che guardano timorosi ai rischi delle urne. A chiederlo è anche chi proprio al ballottaggio non vedrà l’ora di “vendicarsi” rispetto a quanto accaduto finora. L’elettorato di centrodestra peraltro è meno incline a recarsi alle urne nei ballottaggi (figuriamoci a fine giugno con il primo sole) ed infine quei candidati che risultano eletti in consiglio comunale hanno molto meno interesse a tirare la carretta per un candidato sindaco che non è stato neanche il loro.

Insomma una tempesta perfetta che sta vedendo Cateno De Luca soffiare forte in queste ore per alimentare il vento.

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