“La prospettiva di un possibile spegnimento del forno e dello stop delle tre linee produttive dello stabilimento ex Sicilvetro di Marsala, oggi gestito da O-I Manufacturing Italy, rappresenta una notizia di estrema gravità che non può essere ignorata”, questa la segnalazione del deputato regionale del Pd Dario Safina, che la settimana scorsa aveva posto l’attenzione sull’argomento critico dello stabilimento del Trapanese che mette a rischio la vita di cento lavoratori.
Il futuro dello stabilimento vetrario di Marsala della multinazionale O‑I Glass è stato al centro di un’audizione che si è svolta oggi all’Ars in III Commissione Attività produttive, presieduta da Gaspare Vitrano. L’incontro, convocato per fare chiarezza sulle prospettive industriali e occupazionali del sito produttivo, ha riunito rappresentanti dell’azienda, istituzioni regionali, amministratori locali e organizzazioni sindacali.
Il confronto ha rappresentato un passaggio importante per valutare lo stato di salute di uno dei principali poli manifatturieri della Sicilia occidentale da decenni punto di riferimento.
Lo stabilimento
Lo stabilimento O-I Manufacturing Italy di Marsala è una delle principali industrie del vetro della Sicilia e l’unica vetreria per bottiglie presente sull’isola. La sua storia è strettamente legata allo sviluppo del settore vinicolo siciliano, in particolare del vino Marsala.
Nel 1951 viene costituita la società Sicilvetro, fondata dai principali produttori e imbottigliatori di vino Marsala. L’obiettivo era uno, ovvero avere una produzione locale di bottiglie, perché l’insularità della Sicilia rendeva costosi e complessi i trasporti dal continente.
Questa iniziativa rappresentò uno dei primi tentativi di creare una filiera industriale locale legata al vino, riducendo la dipendenza dalle forniture esterne.
Lo stabilimento industriale attuale viene costruito nel 1967 con l’intervento dell’ESPI (Ente Siciliano per la Promozione Industriale). Da quel momento la fabbrica diventa il punto di riferimento per la produzione di bottiglie destinate soprattutto al vino Marsala e ai vini siciliani in generale.
Nel corso dei decenni lo stabilimento attraversa diversi cambiamenti societari, seguendo l’evoluzione del settore del vetro industriale. Alla fine, nel 2006, il sito viene acquisito da O‑I Glass, multinazionale statunitense leader mondiale nel packaging in vetro. Da allora lo stabilimento entra nella rete globale del gruppo, che in Italia gestisce diversi impianti produttivi.
Oggi l’impianto di Marsala è una realtà industriale significativa per la Sicilia perché ricopre una superficie di oltre 21 ettari con circa 100 addetti, 1 forno fusorio, una produzione di circa 75.000 tonnellate di bottiglie l’anno e oltre 50 modelli di bottiglie per vino e bevande.
Più del 90% della produzione è destinato al settore vinicolo, in gran parte ai produttori siciliani.
Le preoccupazioni per la produzione
Nel corso dell’audizione sono state affrontate le criticità emerse negli ultimi mesi riguardo all’andamento produttivo dell’impianto. Al centro delle criticità vi è la prospettiva di uno spegnimento del forno e dello stop delle tre linee produttive, una decisione particolarmente delicata perché la riattivazione di un forno fusorio richiede tempi lunghi e investimenti rilevanti. A questa eventualità si aggiunge il rischio concreto di cassa integrazione per oltre cento lavoratori, con ripercussioni significative non solo sull’occupazione diretta ma anche sull’economia del territorio. Secondo quanto emerso da interlocuzioni e incontri informali, l’azienda starebbe affrontando difficoltà nella vendita del prodotto finito e un aumento delle giacenze di bottiglie nei magazzini, segnali di un mercato in rallentamento che potrebbero portare a scelte drastiche sul piano produttivo.
La preoccupazione riguarda inoltre l’intera filiera del vetro, poiché un rallentamento o un fermo dell’impianto avrebbe effetti a catena sulle aziende dell’indotto locale, tra cui la Sarco, realtà strategica nel settore del riciclo del vetro in Sicilia e partecipata dalla stessa O-I. Un rallentamento produttivo che avrà effetti a catena difficilmente sostenibili.
Difficoltà che quindi sono legate alle dinamiche della concorrenza internazionale e alle politiche industriali globali, che rischiano di penalizzare territori e lavoratori.
L’audizione
Questo significa pagare il prezzo dell’insularità, un prodotto di altissima qualità che non trova spazio in Sicilia.
“Abbiamo preso l’impegno con l’assessore di attivare un tavolo tecnico per cercare di capire come aiutare questa azienda, a partire dalla retribuzione dei lavoratori, delle tutele sociali e dal punto di vista occupazionale. C’è ampia disponibilità da parte di tutte le forze politiche, della Commissione e anche del Governo, per cui credo la prossima settimana ci sarà in assessorato un tavolo tecnico e lì proveremo ad affrontare la questione“.
Trenta giorni di tempo. “Loro ci hanno dato 30 giorni di tempo, altrimenti dovranno spegnere il forno“. Cosa succederà?
Esistono due posizioni differenti sulla questione. Secondo alcuni, lo spegnimento totale del forno, quindi il passaggio a forno freddo, non rappresenterebbe un problema per una successiva riattivazione. I sindacati, invece, sostengono il contrario, l’esperienza dimostrerebbe che ogni volta che un forno viene spento completamente, la ripartenza risulta molto difficile e spesso non avviene più, con il rischio che l’impianto resti fermo definitivamente.
Il tavolo di confronto
I prossimi giorni saranno dunque decisivi per il futuro dello stabilimento marsalese. Il tavolo tecnico annunciato dovrà cercare soluzioni concrete per evitare lo spegnimento del forno e garantire continuità produttiva e occupazionale. In gioco non c’è soltanto il destino di oltre cento lavoratori, ma anche quello di un presidio industriale storico per il territorio e per l’intera filiera vitivinicola siciliana.




