Dalle 12 camera ardente alla caserma Lungaro, a Palermo, per Vincenzo Agostino, padre dell’agente Nino, ucciso da Cosa nostra assieme alla moglie, incinta, Ida Castellucci, il 5 agosto 1989.
Vincenzo Agostino si è spento ieri a 87 anni senza aver saputo la verità che ha cercato per 35 anni sulla fine del figlio e della nuora. I funerali si terranno domani in cattedrale. A darne notizia è la figlia di Vincenzo Agostino, Flora, che con un post su Facebook ha voluto ringraziare anche tutte le persone che in questo momento si stanno stringendo attorno alla sua famiglia.
E ha voluto sottolineare: vi chiediamo di non portare fiori ma di devolvere qualcosa alle associazioni.
Le esequie di Vincenzo Agostino saranno celebrate domani, alle ore 11, nella Chiesa Cattedrale, a Palermo. Il rito sarà presieduto dall’Arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice
IL RICORDO
“Il mio ricordo è di un nonno guerriero, un nonno che non ha mai smesso di fino alla fine e che ho accompagnato in tutta Italia in questo percorso di verità giustizia e di lotta. Io l’ho detto a mio nonno che avrei continuato a lottare per lui. In questi due giorni abbiamo ricevuto attestati di affetto da ogni parte d’Italia. Tutto questo fa capire che non sono solo e che la mia famiglia non è sola in questa lotta“. Lo ha detto Nino Morana nipote di Vincenzo Agostino.
“Nonno purtroppo non è riuscito ad avere questa giustizia per cui ha lottato per tutti questi anni – ha aggiunto il nipote – A fine giugno o i primi di luglio avremmo avuto questa sentenza. Non immaginavano di doverlo seppellire con la barba e i capelli lunghi“.
Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha reso omaggio nel pomeriggio a Vincenzo Agostino. Il governatore è stato alla camera ardente allestita alla Caserma Lungaro a Palermo.
“Era doveroso rendere omaggio – ha detto Schifani – a un uomo che ho incontrato spesso negli anni della mia attività politica e con il quale ho sempre avuto un forte legame di affetto e rispetto e di cui a volte ho raccolto anche gli sfoghi. Sono passato dalla camera ardente per dire una preghiera per un uomo che ho molto ammirato.
“Una testimonianza, una denuncia, una presenza che abbiamo tutti conosciuto, frequentato, rispettato per il dolore, ma anche per ciò che ha voluto attraverso la sua presenza denunciato. L’incertezza che era collegata ha animato la perdita di un figlio, di una nuora e di un nipote che stava per arrivare. Credo che sia un uomo che vada rispettato per quello che è stato per la testimonianza che ci ha offerto, ma anche e soprattutto per il dolore un dolore atroce che ha sofferto“. Lo ha detto il sindaco di Palermo Roberto Lagalla alla camera ardente.
“Sin dal mio arrivo a Palermo ho stretto un rapporto di amicizia e di reciproca stima con Vincenzo e Augusta Agostino, attratto dalla loro indefettibile rettitudine umana e dalla sobrietà della loro salda fede. La lunga barba bianca di Vincenzo Agostino ha rappresentato per noi tutti il segno di un impegno di cittadinanza responsabile e attiva. Ma soprattutto un pungolo e uno sprone alle istituzioni per giungere alla verità – non ancora arrivata nella sua interezza – sull’assassinio del figlio Nino e della moglie incinta Ida Castelluccio, uccisi nel 1989 dalla perfidia mafiosa ma anche oltraggiati dai subdoli tentativi di insabbiamento e depistaggio messi in atto dopo il tragico e drammatico evento”. Così l’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, ricordando Vincenzo Agostino, papà di Nino, l’agente di polizia assassinato dalla mafia, assieme alla moglie incinta Ida Castelluccio, l’8 agosto del 1989.
“La sua ricerca della verità, sospinta anche dall’amore di padre e di nonno, è stata condivisa da tutti coloro che ogni giorno si impegnano – proprio sulle orme dei tanti martiri della giustizia e della legalità – a resistere alla tracotanza e alla violenza del menzognero potere mafioso – aggiunge -. In una città che ha assistito al sacrificio di tanti uomini e donne delle istituzioni, della società civile e della Chiesa palermitana, possa la sua credibile e costante testimonianza continuare ad essere uno sprone nella costruzione di una città degli uomini giusta e solidale, libera dalle ‘strutture di peccato’ – come la mafia -, che generano scarti umani e seminano sofferenza, sopruso, collusioni, oppressione e morte”.
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