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Palermo chiama Roma. Quando la politica corre su un filo sottile

sabato 24 Marzo 2018

Se veramente la politica nazionale dovesse svoltare verso un asse privilegiato Lega-5stelle, tagliando fuori partiti che hanno governato l’Italia negli ultimi 24 anni come Forza Italia e Pd, scenario comunque ibrido, aperto a fin troppe sfumature e variabili potenziali, i riflessi, a cascata, potrebbero arrivare sino alle singole regioni, non ultima la Sicilia.

Il ‘liberi tutti’, temuto anche da Giorgia Meloni in chiave sfaldamento del centrodestra da una parte, ma soprattutto il ruolo nuovo del M5s, potrebbero consigliare prudenza, ma anche, implicite, potenziali, sorprese.

All’Ars, nei giorni scorsi, il Pd su alcuni argomenti in comune con la coalizione che supporta il governo come lo scioglimento dell’Esa o su altri aspetti specifici non ha mostrato contrarietà e potrebbe rilanciare su altri temi. I 5stelle si sono invece riservati di affrontare all’interno del loro gruppo l’eventualità di una collaborazione su alcuni aspetti della finanziaria. I grillini chiedono di ragionare su fatti precisi, mentre si potrebbe aprire una fase di attesa per capire da Roma quali segnali possano nascere rispetto alle ipotesi di governi nazionali di salute pubblica. Un’attesa che, per forza di cose, dovrà sciogliersi in tempi brevi e rispetto a cui il M5s tende a mantenere il suo impatto di base.

Nello Musumeci ha chiarito che “i problemi sono della Sicilia non del governo”, e ha ribadito che su singoli temi di interesse comune, a partire dalla finanziaria, non disdegnerà il contributo delle opposizioni. Ma non c’è al momento aria di inciucio.

La crisi dei dissidenti di Forza Italia, dove potrebbero nascere le prime crepe dopo l’invito del capogruppo forzista Giuseppe Milazzo a ricomporre la situazione, è comunque ancora lontana dal sanarsi.

Sicilia Futura, componente del Pd con una solida identità filo renziana, potrebbe anche scegliere verso l’esecutivo regionale una lettura differenziata, a seconda degli argomenti, fungendo da soccorso armato indiretto, mentre è poco probabile alla fine, che, anche nascendo un governo pentastellato, simil-salviniano, in Sicilia ci possano essere vistosi e robusti cambiamenti.

Infine il Pd, che domenica dovrebbe celebrare la direzione regionale con Raciti, segretario regionale dimissionario, non intende derogare più del dovuto al suo ruolo di opposizione a Musumeci.

I leghisti di Sicilia, completano il quadro con micro-beghe interne (Rizzotto-Pagano sulle nomine dei dirigenti locali in Sicilia), ma attendono di capire fino a che punto sarà tecnico il profilo del successore di Sgarbi e fino a quanto potranno invece essere della partita.

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