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Parte dei beni confiscati ritornano agli Agrò. La Corte d’Appello capovolge il giudizio di primo grado

venerdì 27 Gennaio 2017

Svolta decisiva nell’indagine che vede i due anziani fratelli di Racalmuto, Ignazio e Diego Agrò (78 e 70 anni), accusati di avere concluso loschi accordi con boss di Cosa Nostra negli anni ’90. I giudici della Sezione misure di prevenzione della Corte d’Appello di Palermo hanno revocato la confisca di una parte dei beni dell’impero commerciale dei due fratelli su smercio e produzione dell’olio alimentare.

Accolto quindi il ricorso dei legali difensori dei due fratelli, gli avvocati Salvatore Pennica, Angelo Mangione e Antonino Mormino. “II provvedimento di primo grado valorizzava degli indizi, che sono stati inceneriti dalle sentenze di assoluzione“, dichiara Pennica.

La confisca di beni pari a 54 milioni di euro avvenne due anni fa, proposta dal procuratore aggiunto di Palermo Bernardo Petralia, quando i due imprenditori, già condannati all’ergastolo nel 2007 con l’accusa di essere mandanti di omicidio di mafia e poi assolti in appello, vennero considerati vicini ad ambienti mafiosi; confisca che venne poi eseguita dalla Dia di Agrigento.

Nel 1992 venne infatti assassinato Mariano Mancuso, titolare di un market di Milena, e – in seguito alle dichiarazioni del pentito Maurizio Di Gali – i fratelli Agrò vennero accusati di essere mandanti dell’omicidio, commesso dal capo mafia Salvatore Fragapane.

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