Si o no? A Palermo si discute della riforma della giustizia. Si è tenuto questo pomeriggio nel capoluogo siciliano un evento, organizzato dalla Fondazione Chiazzese, a proposito del tema della separazione delle carriere. Un dibattito che ha visto la partecipazione di diversi esponenti politici. Dal ministro Carlo Nordio all’ex premier Giuseppe Conte. Dall’esponente di Noi Moderati Maurizio Lupi all’alfiere del PD Giuseppe Provenzano.
Ghisleri: “Affluenza prevista in Sicilia fra il 31 e il 35%”
Ognuno di loro ha presentato le proprie ragioni rispetto ad un turno referendario, quello del 22 e del 23 marzo, che non sembra appassionare molto i siciliani. I numeri parlano chiaro. Secondo i dati presentati dalla sondaggista Alessandra Ghisleri, nell’Isola è prevista al momento un’affluenza fra il 31 e il 35%. “I cittadini avvertono questi temi come lontani dalla loro quotidianità“, ha detto Ghisleri durante il convegno. Numeri che, se confermati, sarebbero ben al di sotto della media nazionale prevista.
Le ragioni del “si”
Fra gli angusti spazi messi a disposizione della stampa a Villa Igiea, a spiegare le ragioni del “si” è l’esponente di Noi Moderati Maurizio Lupi. “Dopo la riforma Vassalli, c’era bisogno di attuare questo processo. La separazione delle carriere porta terzietà. Chi indaga farà il suo mestiere e chi deve giudicare non deve essere amico fraterno del PM. Ancor più importante è l’estrazione a sorte. Fatto che permette di premiare il merito e non il peso delle correnti. C’è poi lo strumento dell’Alta Corte. Se sbagli, devi pagare. Ma soprattutto devi essere giudicato da soggetti terzi“.
Fronte sostenuto dal palco anche dal ministro Carlo Nordio. “L’unità delle carriere in magistratura comporta che i pm, al Csm o nei consigli giudiziari, diano i voti ai giudici e questo gli anglosassoni non lo capiscono. Il pm che sta sotto ai giudici topograficamente nelle aule di giustizia quando sta al Csm o a al consiglio giudiziario vota il giudice al quale la mattina, magari, ha fatto istanze. E il cittadino che sa che il giudice terzo viene giudicato dal suo accusatore non sta certo tranquillo“.
Le ragioni del “no”
Parole alle quali ha risposto, a stretto giro di posta, l’ex premier Giuseppe Conte. “Perché non l’avete fatto in Parlamento il confronto con le opposizioni invece di blindare la riforma? Ora ci volete far credere che in fase attuativa della legge, semmai dovesse vincere il si al referendum, vi confronterete con le opposizioni? La verità è che questa riforma non garantisce l’efficienza, voi volete solo una giustizia addomesticata“.
A pizzicare il ministro Nordio, prima dell’evento, è stato anche l’esponente del PD Giuseppe Provenzano. “Siamo qui per un referendum costituzionale che altera gli equilibri fra i poteri dello Stato e che si sta accompagnando ad una volontà punitiva nei confronti della magistratura da parte del Governo. Nei giorni scorsi abbiamo assistito ad una crisi istituzionale accaduta dopo le parole pronunciate dal ministro Nordio. Credo che non siano arrivate delle scuse su parole molto gravi. Parlare di un sistema para-mafioso con riferimento a un potere dello Stato, il più esposto nella lotta alla mafia. Oggi potrebbe essere l’occasione giusta per il ministro Nordio per scusarsi per quanto detto“.



