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“Soldi alla mafia in cambio di voti”, ecco le accuse che hanno portato in cella l’ex deputato Raffaele Nicotra

mercoledì 10 Ottobre 2018
Nicotra

Gravi e pesanti le accuse mosse dai magistrati nei confronti dell’ex deputato regionale Raffaele ‘Pippo’ Nicotrafinito in manette nel corso dell’operazione dei carabinieri, denominata”Aquila”, che questa mattina all’alba ha portato all’arresto di 18 presunti mafiosi.

La procura distrettuale di Catania contesta i reati di concorso esterno all’associazione mafiosa, tentata estorsione aggravata e scambio elettorale politico mafioso.

Secondo l’accusa, “attraverso l’elargizione di somme di denaro per le elezioni Regionali del 2012, avrebbe determinato esponenti del ‘Gruppo di Aci Catena’ a promettere di procurare voti in occasione delle elezioni per l’Assemblea regionale Siciliana tenutasi in quegli anni, attraverso la forza di intimidazione e la conseguente condizione di assoggettamento ed omertà derivanti dall’appartenenza al gruppo mafioso“.

Sono due le campagne elettorali per la Regione Siciliana, quelle del 2008 e del 2012, al centro dell’inchiesta “Aquila”. Secondo la procura, nella prima, Nicotra avrebbe versato ai clan 50mila euro per avere il suo appoggio.

Gli investigatori hanno ricostruito, con intercettazioni e con l’ausilio delle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, il presunto scambio di denaro in cambio di raccolta di voti sul territorio che veniva fatta dalla mafia. Nicotra avrebbe avuto contatti qualificati con elementi del gruppo, primo fra tutti con Gaetano Mario Vinciguerra, già reggente del “gruppo” di Aci Catena che si è pentito e dal luglio 2015 collabora con la giustizia.

A beneficiare dei voti sarebbe stato solamente Nicotra, ma le indagini proseguono. A lui l’ex deputato si sarebbe rivolto sia per le regionali del 2008 che per quelle del 2102. Nel primo caso la somma pagata, prima delle elezioni, per l’appoggio del clan sarebbe stata di 50 mila euro “tutto compreso” e sarebbe stata versata, hanno rivelato i collaboratori di giustizia, in contanti. Nel caso delle elezioni del 2012 gli investigatori avrebbero ricostruito un costo “classico” del voto di 50 euro.

L’ex deputato regionale è stato condotto nell’istituto penitenziario di Bicocca.

 

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