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l'iniziativa dell'Oipa

Stop alle pellicce: al via la campagna dei Cittadini Europei

giovedì 20 Ottobre 2022

L’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa) ha lanciato nei suoi canali web l’iniziativa dei cittadini europei (Ice) Fur Free Europe – Basta pellicce in Europa, una raccolta di firme per chiedere all’Unione Europea di vietare gli allevamenti di animali da pelliccia e di bandire il commercio e l’importazione di pellicce e prodotti associati dal mercato europeo. Si può firmare fino al 18 maggio 2023.

Una volta raggiunto e convalidato un milione di firme, la Commissione Europea sarà obbligata a prendere in considerazione la richiesta e agire. Si può firmare al link https://www.oipa.org/italia/fur-free-europe.

Perché porre fine all’allevamento di animali da pelliccia e il commercio derivante da questa atroce produzione. La breve vita degli animali sfruttati per la loro pelliccia è vissuta in allevamenti intensivi che si compongono di lunghe file di minuscole gabbie metalliche spoglie, talvolta senza neppure un piano d’appoggio, in cui gli animali – spesso in sovrannumero – restano confinati senza mai uscirne. Animali che patiscono una sofferenza tale da provocarsi gravi ferite e automutilazioni. Possono addirittura giungere ad azioni di cannibalismo. Quella della pelliccia è un’industria ormai del tutto fuori moda, un’inutile crudeltà che non tiene minimamente conto del benessere animale e, come abbiamo potuto constatare dalla recente pandemia, neppure del benessere dell’uomo.

L’allevamento di animali da pelliccia è:

Non etico. I complessi bisogni etologici di animali appartenenti a specie selvatiche, come per esempio volpi e visoni, allevati e sfruttati per la loro pelliccia non possono essere assolutamente soddisfatti all’interno degli allevamenti. Tenere gli animali reclusi in piccole gabbie e ucciderli esclusivamente o principalmente per il valore della loro pelliccia non può essere legittimato, ovviamente, nemmeno per specie domestiche come conigli e cincillà. L’allevamento di animali da pelliccia non è etico, non importa dove avvenga, proprio per questo chiediamo anche di vietare la vendita di pellicce derivate dalla produzione intensiva.

Non sicuro. Gli allevamenti di animali da pelliccia rappresentano un rischio per la salute sia degli animali sia dell’uomo. Durante la pandemia di COVID-19, centinaia di allevamenti di visoni sono stati colpiti da focolai di coronavirus e si è scoperto che nuove varianti del virus SARS-CoV-2 erano state trasmesse agli esseri umani dagli animali.

Non sostenibile. L’allevamento di animali da pelliccia ha un impatto ambientale notevole e rappresenta una seria minaccia per la biodiversità autoctona. Il visone americano, a seguito della fuga di alcuni esemplari dagli allevamenti e che oggi è ampiamente diffuso in tutta Europa, ha impattato negativamente sulla fauna selvatica autoctona europea. La concia e la lavorazione delle pellicce comporta l’utilizzo di sostanze chimiche tossiche che causano un grave inquinamento del suolo, classificando questa industria tra le cinque con la più alta intensità di inquinamento.

«Speriamo che in tempi brevi l’allevamento di animali da pelliccia e il commercio di prodotti da questo derivati diventino soltanto un brutto ricordo del passato: ora è il momento di un’Europa fur-free» spiega il presidente dell’OipaMassimo Comparotto. «Oggi abbiamo un’opportunità senza precedenti per realizzare nell’Unione Europea questo obiettivo perché l’industria delle pellicce sta affrontando una crisi economica e un’emergenza sanitaria a dovuta al COVID-19; perché 12 paesi dell’UE (Italia compresa) hanno recentemente chiesto alla Commissione Europea di esaminare le opzioni per il divieto permanente dell’allevamento di animali da pelliccia nell’UE e di presentare una proposta legislativa per raggiungere questo obiettivo; perché la Commissione Europea sta rivedendo la legislazione sul benessere degli animali, revisione che offre l’opportunità d’introdurre un divieto sia sulla produzione che sul commercio di pellicce d’allevamento; infine, perché centinaia di brand sono diventati fur-free, rispondendo alle esigenze etiche dei loro clienti»,

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