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Vaccini e seconde dosi: ritardare la seconda può avere effetti negativi?

venerdì 19 Marzo 2021
vaccino coronavirus

Parliamo di vaccini e seconde dosi. Perché questi spesso si somministrano in 2 dosi? Quanto si è protetti nel periodo tra la prima e la seconda inoculazione? Ritardare la seconda dose può avere effetti negativi sulla diffusione delle varianti o sull’organismo stesso?

Come sappiamo i vaccini servono per creare una memoria immunologica del patogeno senza che l’organismo abbia, di fatto, esperienza dell’infezione. La prima dose fa conoscere all’organismo l’antigene, ovvero la molecola del virus, oppure (come accade con i vaccini Pfizer ad esempio) offre all’organismo la capacità di trovarselo da solo, l’antigene. La seconda dose, invece, serve per rafforzarne il ricordo e far fare all’organismo le prove generali per la difesa contro il virus.

I vaccini realizzati in due dosi quindi propongono più volte gli antigeni virali all’organismo. Questo consente al sistema immunitario di produrre, oltre agli anticorpi, anche maggiori quantità di linfociti (cellule della memoria): questi resistono più a lungo e ricordano come agire durante il contagio. Ecco spiegato perché i vaccini di Pfizer, Moderna e AstraZeneca raggiungono il massimo dell’efficacia dopo la seconda dose.

Gli Stati Uniti hanno delineato delle ‘linee guida’ sul tempo massimo consentito tra la prima dose e la seconda. I Centers for Disease Control and Prevention (CDC) hanno analizzato i vaccini di Pfizer e Moderna, considerando la tempistica massima dai 21 – 28 giorni a 42 giorni.

Le sperimentazioni di Pfizer e Moderna mostrano un picco delle difese immunitarie dal 14esimo giorno dalla prima dose. Una singola inoculazione offre quindi già una considerevole protezione dalle forme più gravi di Covid. Per prevenire, invece, il contagio è al 50% circa dopo la prima dose di Pfizer e l’80% dopo la prima di Moderna. Durante le sperimentazioni, quasi tutti i volontari hanno ricevuto la seconda dose a 21 e 28 giorni dalla prima, rispettivamente. Resta comunque da considerare che ancora, per mancanza di tempo, non è stato possibile capire quanto a lungo duri la protezione offerta dai vaccini.

Al contrario degli altri vaccini, AstraZeneca funziona esattamente all’opposto. Più si ritarda la seconda dose più aumenta l’efficacia del vaccino. Il tempo comunque consigliato è di 12 settimane tra la prima e la seconda inoculazione, al massimo 3 mesi.

Per quanto riguarda le varianti, il ritardo, secondo gli scienziati, nelle dosi può sicuramente favorirne la diffusione. Come spiega Paul Bieniasz a Scientific American, esperto di retrovirus della Rockefeller University (New York): “Il virus evolverà in risposta agli anticorpi indipendentemente da come gestiamo i vaccini. La domanda è: finiremo con l’accelerare questa evoluzione, creando intere popolazioni di individui con un’immunità parziale?”.

Per altri ricercatori è più prudente immunizzare il prima possibile la fetta più ampia possibile di popolazione. La spinta per il virus a mutare non è causata unicamente dalla diffusione degli anticorpi, ma soprattutto dalla diffusione del virus.

 

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