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Vittoria (RG), appicca il fuoco alla casa con i familiari dentro: perde la vita la sorella dell’uomo

venerdì 14 Giugno 2024
foto d'archivio

E’ morta anche Sameh, 34 anni, nel rogo dell’abitazione di Vittoria (Ragusa) avvenuto ieri (CLICCA QUI). Ad appiccare il fuoco un uomo, originario della Tunisia, che ha dato alle fiamme l’abitazione uccidendo la madre Mariam di 55 anni, ustionando il padre Kamel Zaouali di 57 anni e le due sorelle Sameh e Oumaima di 19 e 36 anni che hanno dapprima riportato ustioni gravissime.

La sorella maggiore era ricoverata nel centro ustioni dell’ospedale Cannizzaro a Catania. Sono ancora ricoverati, in condizioni gravissime, il padre Kamel Zaouali, 57 anni (al Civico di Palermo) e la figlia più giovane, Omaima di 19 anni, che tra qualche giorno avrebbe dovuto sostenere gli esami di maturità nel liceo linguistico Mazzini di Vittoria. A causare l’incendio dell’abitazione sarebbe stato il figlio della famigli Zaouali, 29 anni, in stato di fermo.

Sono invece sempre gravissime le condizioni di Kamel Zaouai, 57 anni, e della figlia Oumaima, di 19. Il responsabile della tragedia deve rispondere di omicidio plurimo e tentato omicidio. La famiglia Zaouai da diverso tempo è residente a Vittoria, dove Kamel lavora in un’azienda agricola. L’uomo è ricoverato in terapia intensiva all’ospedale Civico di Palermo con ustioni sul 40% del corpo. 

Il suo intento era uccidere. Quando le sorelle sono uscite di casa, fuggendo e gridando, ormai avvolte dalle fiamme, lui ha continuato a inseguirle. Con una torcia rudimentale in mano per cercare di colpirle ancora, per cercare di aggiungere ancora fuoco a quel fuoco che ormai le stava divorando. Il racconto dei vicini è agghiacciante. Tutti hanno assistito alla tragedia che si è consumata mercoledì notte. Svegliati, intorno alle 2,30, dalle urla disumane. “Correvano nella piazza ed erano irriconoscibili – racconta una donna – erano delle torce umane che urlavano e chiedevano aiuto. Alcune persone sono scese in strada con le coperte per avvolgerle e spegnere le fiamme. Una coperta poi è rimasta attaccata al corpo. Dei giovani tunisini, con coraggio, sono entrati in casa tra le fiamme e hanno tirato fuori la madre, ormai irriconoscibile e l’hanno adagiata a terra. I soccorsi sono arrivati quasi subito. Ma nessuno di loro si era salvato dalle fiamme“.

Il trentenne aveva anche tagliato le ruote delle macchine di famiglia. Sameh, la sorella maggiore, aveva acquistato una seconda vettura con i soldi guadagnati con il suo lavoro. Era conosciuta e stimata, un rapporto speciale con la madre e con le sorelle. La famiglia Zaouali viveva lì da molto tempo. “Erano persone speciali, serene, tranquille – raccontano ancora i vicini – tutti li stimavano, le figlie avevano studiato, con ottimi risultati. Una delle sorelle stava frequentando l’università, altra avrebbe affrontato tra qualche giorno la maturità. Sapevamo però che c’erano problemi. L’unico maschio della famiglia aveva avuto degli anni difficili. Da piccolo era come gli altri, un bambino vivace e sorridente, che giocava con gli altri. Poi qualcosa era cambiato. Talvolta era agli arresti domiciliari. Spesso urlava e maltrattava la sua famiglia, era violento. Lo avevano denunciato più volte, non è servito a nulla, non è bastato“.

Dopo la tragedia l’uomo si è allontanato. È stato rintracciato dopo qualche ora grazie alle immagini delle telecamere della zona e al racconto di chi lo aveva visto e ha detto dove era diretto. Sembra che stesse progettando di fuggire, di lasciare Vittoria. Cosciente del fatto che non avrebbe avuto scampo. Condotto in commissariato è stato interrogato a lungo. In serata è stato emesso il fermo. Le accuse per lui saranno pesantissime,  omicidio volontario premeditato aggravato dalla crudeltà e dal vincolo familiare, tentato omicidio.

 

La raccolta fondi per aiutare Oumaima Zaouali da parte dei compagni di classe

I giovani di Vittoria (RG) lanciano una raccolta fondi sulla piattaforma gofundme per aiutare Oumaima Zaouali, la studentessa di origini tunisine che lotta tra la vita e la morte nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Cannizzaro di Catania.

L’iniziativa della raccolta fondi è nata nella classe della giovane, coinvolgendo tutto l’istituto. A sposare la causa, anche gli studenti di Radio Camurrìa. Ha aderito anche la Consulta scolastica giovanile con il presidente Giovanni Donato Busacca che ha inviato una lettera agli studenti delle altre scuole. Anche molti docenti e famiglie stanno aderendo.

La dirigente scolastica, Emma Barrera, spiega che “l’iniziativa è partita dai ragazzi. Nella scuola siamo tutti addolorati per questa vicenda. Siamo stati insieme a Omaima in pizzeria, per la festa di fine anno. Era gioiosa e allegra, come sempre. Omaima ha intelligenza volitiva e molti interessi, fa parte del coro della scuola”.

Le sue condizioni e quelle del padre Kamel, che si trova al Civico di Palermo, sono stabili ma gravissime. Il fratello omicida, Wajdi, rintracciato ieri dalla polizia, si trova rinchiuso in isolamento nel carcere di Ragusa.

Lunedì è prevista l’udienza di convalida del fermo.

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