Il mese di dicembre rappresenta da sempre un banco di prova fondamentale per l’economia locale. Tra festività, mobilità dei fuorisede e picchi di consumo, l’andamento dei prezzi a Palermo offre uno spaccato della salute economica della città e del potere d’acquisto dei suoi cittadini.
I dati definitivi rilasciati dall’Ufficio Statistica del Comune di Palermo per dicembre 2025 delineano un quadro di sostanziale stabilità congiunturale, ma con segnali di pressione inflazionistica persistente in settori chiave come i servizi e i trasporti.

Il quadro generale
A Palermo, l’Indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività nazionale (NIC) ha chiuso l’anno con una variazione congiunturale (rispetto a novembre 2025) pari a -0,1%. Questo dato indica che, nonostante le festività natalizie, il livello generale dei prezzi è rimasto pressoché invariato, mostrando anzi una lieve flessione rispetto al calo dello 0,3% registrato nel mese precedente.
Tuttavia, è l’analisi tendenziale — ovvero il confronto con dicembre 2024 — a rivelare la reale dinamica dei prezzi. Su base annua, l’inflazione a Palermo è cresciuta del +1,3%. Sebbene questa cifra possa sembrare contenuta se confrontata con i picchi inflazionistici degli anni precedenti (come il +10,1% del 2022 o il +6,2% del 2023), essa segna un’accelerazione rispetto al +1,0% registrato a novembre 2025.
Palermo si allinea così quasi perfettamente alla media nazionale, che per lo stesso periodo ha mostrato un incremento del +1,2%.
Il divario tra beni e servizi
Uno degli aspetti più interessanti del rapporto riguarda la divergenza tra i prezzi dei beni materiali e quelli dei servizi. Questa “forbice” è fondamentale per comprendere dove si stia annidando il rincaro.
–Beni: L’indice relativo ai beni ha registrato una variazione tendenziale modesta, pari al +0,5%. Questo dato è influenzato positivamente dal calo dei beni energetici, che hanno visto i prezzi scendere del -3,7% su base annua. Senza questo effetto mitigatore, il costo della vita percepito sarebbe stato certamente più alto.
-Servizi: Al contrario, il comparto dei servizi ha subito un’impennata significativa, con una variazione annua del +2,7%. A novembre la crescita era stata del +2,1%, segnalando quindi una chiara accelerazione nell’ultimo mese dell’anno.
Questa dinamica suggerisce che, mentre i prezzi dei prodotti fisici si stanno stabilizzando grazie alla normalizzazione dei costi energetici, il settore terziario (ristorazione, trasporti, servizi legati all’abitazione) continua a ritoccare i listini verso l’alto.
Settori di spesa: chi sale e chi scende
L’analisi per divisioni di spesa permette di identificare con precisione i settori che pesano maggiormente sulle tasche dei palermitani. I dati generali:
I rincari: ristorazione e trasporti
La divisione “Servizi ricettivi e di ristorazione” si conferma la più critica, con un aumento tendenziale del +3,9%. All’interno di questa categoria, spiccano sia i ristoranti e bar (+3,9%) che i servizi di alloggio (+3,7%), segno di una forte tenuta della domanda turistica e dei consumi fuori casa nonostante i prezzi più alti.
I “Trasporti” hanno registrato l’aumento congiunturale più marcato (+1,0% in un solo mese). Questo balzo è trainato quasi interamente dal settore del trasporto aereo, che a dicembre ha visto i prezzi lievitare del +32,5% rispetto a novembre. Si tratta di un fenomeno tipico del periodo natalizio, legato alla forte richiesta di voli per il rientro in Sicilia, che porta la variazione tendenziale del trasporto aereo a un +3,0% annuo.
I cali: comunicazioni ed energia
Sul fronte opposto, la divisione “Comunicazioni” continua la sua parabola discendente con un calo del -3,9% su base annua. Questo trend è alimentato dal crollo dei prezzi degli apparecchi telefonici (-14,1% rispetto a dicembre 2024), riflettendo l’agguerrita concorrenza tecnologica e le offerte di fine anno.
Anche il settore “Abitazione, acqua, elettricità e combustibili” mostra una flessione congiunturale del -1,6%, principalmente dovuta al calo dell’energia elettrica (-7,4% annuo) e del gas (-5,4% annuo), che compensano ampiamente i rincari subiti in altri ambiti come la raccolta rifiuti (+12,4%).
L’inflazione di fondo e il “carrello della spesa”
Un dato importante per l’economia cittadina è la cosiddetta inflazione di fondo (core inflation), calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, ovvero le componenti più volatili.
A Palermo, l’inflazione di fondo a dicembre è risultata pari al +1,9%, in leggera crescita rispetto al +1,8% di novembre. Questo valore, essendo superiore all’indice generale (+1,3%), indica che la componente strutturale dei prezzi sta crescendo più velocemente di quella legata alle materie prime energetiche.
Parallelamente, l’indice dei prodotti acquistati con maggiore frequenza (il cosiddetto “carrello della spesa”) ha segnato un +2,4% rispetto all’anno precedente. All’interno di questo paniere, spiccano alcuni aumenti specifici nei prodotti alimentari:
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Carni: +6,4% su base annua.
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Latte, formaggi e uova: +4,9%.
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Caffè, tè e cacao: un impressionante +14,1%.
Interessante notare, invece, il crollo dei prezzi per Oli e grassi (-8,3%) e una lieve diminuzione per la Frutta (-2,3%).
La frequenza d’acquisto: un impatto differenziato
Il report del Comune suddivide i prodotti anche in base alla frequenza con cui vengono acquistati dai consumatori, offrendo una chiave di lettura psicologica dell’inflazione:
-Alta Frequenza (cibo, carburante, affitti): +2,4% annuo. È qui che il cittadino percepisce maggiormente il “caro vita”, poiché si tratta di esborsi quotidiani o settimanali.
-Media Frequenza (abbigliamento, tariffe, medicinali): +0,3% annuo. Un settore sostanzialmente stabile.
-Bassa Frequenza (elettrodomestici, acquisto auto): +0,8% annuo.
Il fatto che l’inflazione più alta si concentri sui prodotti ad alta frequenza spiega perché la percezione dei cittadini sia spesso peggiore rispetto a quanto indicato dall’indice generale NIC.
Palermo nel contesto nazionale
Guardando alla prospettiva storica fornita dall’Ufficio Statistica, Palermo ha attraversato una fase di grande turbolenza tra il 2022 e il 2023, per poi stabilizzarsi nel corso del 2024 e 2025.
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2022: +10,1% (picco inflazionistico post-pandemia e crisi energetica).
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2023: +6,2%.
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2024: +1,0%.
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2025: +1,3%.
Il confronto con l’Italia, mostra come Palermo abbia seguito fedelmente il trend nazionale. Dopo un rallentamento estivo che aveva portato l’indice sotto l’1% a settembre, gli ultimi due mesi dell’anno hanno visto una risalita, culminata appunto nel +1,3% di dicembre.
I dati di dicembre 2025 consegnano una Palermo che ha superato la fase acuta dell’emergenza prezzi, ma che deve fare i conti con un settore dei servizi ancora in forte fibrillazione. Se da un lato il calo delle bollette energetiche offre ossigeno alle famiglie, dall’altro l’aumento dei costi nel settore alimentare, della ristorazione e dei trasporti aerei erode il potere d’acquisto, specialmente nei periodi di alta stagionalità.
La sfida per l’amministrazione comuale e per il sistema economico locale nel 2026 sarà quella di monitorare questa inflazione “strisciante” nei servizi, che rischia di diventare strutturale se non supportata da una crescita equivalente dei redditi medi.
Il 2025 si chiude con un segnale di cautela: l’inflazione è sotto controllo rispetto al passato, ma il “carrello della spesa” continua a pesare in modo sproporzionato sul bilancio dei palermitani.









