Il centrodestra palermitano non ha ben digerito la colomba di Pasqua. I mal di pancia all’interno della coalizione del sindaco Roberto Lagalla continuano ad aumentare. Un fatto fisiologico. Una gastrite nervosa che monta con l’avvicinarsi delle elezioni amministrative, presenti e future. Il traguardo per il capoluogo siciliano è ancora lontano. Se ne parlerà a giugno 2027. Di sicuro c’è che il primo cittadino uscente vuole presentarsi ai cancelletti di partenza. Qualche sponda l’ha già trovata. Altri mantengono un atteggiamento attendista. Altri ancora non hanno mancato di far sentire la propria voce rispetto a presenze poco gradite nella coalizione. Insomma, servirà un bel gastroprotettore al sindaco per lenire gli spasmi degli alleati. In tal senso, un aiuto è arrivato da Roma. Dal Governo Nazionale, ieri sera, è infatti arrivato l’ok per disinnescare gli aumenti dell’addizionale IRPEF.
Addizionale IRPEF, aumenti evitati in extremis
Una questione, fino all’ultimo, rimasta in sospeso nelle commissioni consiliari. Luogo nel quale c’è stato un certo malcontento per la diserzione di un esponente della Giunta Comunale. Dalla presidenza del Consiglio Comunale, ieri mattina, erano arrivate rassicurazioni circa un’interlocuzione positiva, seppur informale, fra il Comune di Palermo e la commissione parlamentare che si stava occupando del caso. Ma di ufficialità non c’era l’ombra. Almeno fino all’ora di pranzo. Tanto che, nel pomeriggio, tre esponenti delle opposizioni (Mariangela Di Gangi, Ugo Forello e Carmelo Miceli) avevano chiesto copia di questa comunicazione. Ufficialità che è arrivata solo in serata, ovvero a poco più di 24 ore dal termine ultimo per potere approvare la delibera sull’addizionale IRPEF. Niente incremento quindi, con un impatto economico di circa 30 milioni di euro. Fatto salutato con favore dal presidente del Consiglio Comunale Giulio Tantillo. “Si tratta di una buona notizia per la città – ha commentato – dal momento che si scongiura definitivamente l’ipotesi di aumento dell’IRPEF“.
I mal di pancia in casa Forza Italia
L’ok definitivo alla delibera arriverà nella seduta odierna di Consiglio Comunale. Un mal di testa in meno a cui pensare per il sindaco. Anche se, le emicranie provocate dal risultato referendario e dai dissidi interni dettati dalle elezioni amministrative fanno sentire i loro effetti. C’è poi da considerare un altro aspetto, ovvero le frizioni fra le correnti dei grandi partiti. Ne è un esempio quanto avvenuto ieri in aula fra due esponenti di spicco di Forza Italia a Palermo, ovvero Gianluca Inzerillo e Leopoldo Piampiano. Un duello tutto interno agli azzurri che ha vagamente ricordato quanto successo nel weekend in terra etnea. Anche lì, infatti, si sono scontrate due correnti contrapposte: quella del deputato regionale Salvo Tomarchio e quella dell’eurodeputato Marco Falcone. Vicino, quest’ultimo, proprio a Giorgio Mulè. Riferimento politico anche del sopracitato Gianluca Inzerillo.
Motivo del contendere fra i due esponenti palermitani del partito è stato il progetto del Collettore Fognario Nord Occidentale. In realtà però, la frattura fra i due affonda le radici nel passato. In uno storico legato, inevitabilmente, ai capi-corrente dei due esponenti azzurri, ovvero il sopracitato Giorgio Mulè per Inzerillo ed Edy Tamajo per Piampiano. Un botta e risposta tutto politico innescato dalla provocazione, lanciata nei giorni scorsi, dal mondo delle opposizioni. E’ stato infatti l’ex capogruppo del M5S Antonino Randazzo, insieme ai due consiglieri della VII Circoscrizione Simone Aiello e Giovanni Galioto, ad accendere la miccia alla polemica mediatica sul futuro del mare di Sferracavallo. Un affondo che ha trovato terreno fertile nelle perplessità di una cittadinanza non troppo convinta dell’attuale schema proposto dal Governo Regionale. Il resto, come si suol dire, è storia.
FI vs Lega: lo scontro sulla V Circoscrizione
Lo è anche quanto successo fuori da Sala Martorana. Ad essere coinvolta, ancora una volta, è proprio la compagine di Forza Italia. Non per una diatriba interna. Bensì in un dialogo politico abbastanza acceso con la Lega. Motivo del contendere è stata la mozione di sfiducia presentata in V Circoscrizione nei confronti del presidente Andrea Aiello. Alfiere azzurro in quel di Borgo Nuovo e dintorni. Cinque i firmatari. Fra questi c’è soprattutto Marco Figuccia. Fratello del capogruppo del Carroccio al Comune di Palermo Sabrina Figuccia.
Quest’ultima, appoggiando la decisione presa a livello locale, ha definito il lavoro di Aiello come caratterizzato “da una scarsissima presenza, da evidenti limiti di condivisione, da una incapacità di coinvolgimento e da un’impostazione spesso percepita come autoreferenziale, personalistica e politicamente arrogante“. Subito dopo, l’ex assessore allo Sport si è premurata di ricordare la propria appartenenza al centrodestra e alla maggioranza del sindaco Roberto Lagalla. Tuttavia, non è la prima volta che il presidente della III Commissione usa la formula della “critica costruttiva” per farsi sentire. Un modo per tastare il polso anche agli avversari. I salviniani, infatti, stanno provando a misurarsi in altre aree della Sicilia. Come nell’area Sud-Orientale, dove si è venuto a creare un certo asse fra il Carroccio e il gruppo locale della DC.
Le parole della Figuccia non sono state ben accolte dal coordinatore cittadino di Forza Italia Domenico Macchiarella. “Polemiche strumentali non rendono giustizia al lavoro quotidiano dei nostri amministratori, non contribuiscono a dare valore al percorso troppo spesso sottovalutato di un intero consiglio di circoscrizione e risultano ancor più incomprensibili quando provengono da forze di maggioranza che dovrebbero sostenere, e non delegittimare, l’azione di governo della città“. A margine della presentazione della mozione di sfiducia, è stato lo stesso Andrea Aiello a replicare in prima persona, chiedendo l’intervento addirittura del sindaco Roberto Lagalla.
Il sindaco resta alla finestra nonostante le spallate di FdI
E che ha fatto Roberto Lagalla di fronte a questa richiesta? Ha preferito mantenere la sua solita linea. Amministrare la cosa pubblica piuttosto che scendere nell’arena politica, prestando il fianco ad affondi da parte di alleati con il dente avvelenato. Un atteggiamento più “democristiano” che “berlusconiano”, già proposto in passato quando il termometro della politica palermitana segnava temperature pericolosamente elevate.
La stessa strategia intrapresa nel caso nato, nelle ultime settimane, fra la corrente renziana di Lavoriamo Per Palermo e il gruppo di Fratelli d’Italia. I meloniani, dopo il referendum, hanno più volte manifestato il proprio malessere per come stanno andando le cose in città. Ad aprire le danze è stato l’intervento dell’ex vicesindaco Carolina Varchi. La parlamentare nazionale, riferimento politico di fiducia della premier Giorgia Meloni, aveva chiesto al primo cittadino di eseguire un tagliando del centrodestra.
Proposta divenuta presto lettera morta. Stesso destino è toccato all’appello del capogruppo di FdI al Comune di Palermo Giuseppe Milazzo. L’europarlamentare aveva chiesto al sindaco con decisione di cacciare i “renziani travestiti da uomini del centrodestra” dalla maggioranza. Al momento però, tutti restano al tavolo dei commensali della coalizione. Renziani dichiarati o meno compresi. Le sfide del futuro però, a cominciare dalle nomine delle Partecipate e passando sulla nuova convenzione dello stadio Renzo Barbera, impongono alla maggioranza del sindaco un cambio di passo. Per una delle tre colonne di Grande Sicilia c’è la solita scelta: aspettare che le acque si calmino o prendere in mano la situazione. La risposta, come al solito, la scopriremo solo vivendo.




