Numeri da pandemia e una battaglia, quella contro le dipendenze, che nelle parole del sottosegretario Alfredo Mantovano prende il nome di una “guerra” da combattere non da soli, ma insieme.
Un dato nazionale su tutti: uno studente minorenne su quattro, nel 2025, ha provato almeno una sostanza illegale. Se nel 2024 la percentuale si attestava intorno al 20%, quest’anno l’indicatore evidenzia una ripresa, salendo fino al 23% tra i giovanissimi under 18, e toccando il picco del 26% nella fascia d’età compresa tra i 15 e i 19 anni.
La relazione al Parlamento 2026: il quadro generale e il focus sulla Sicilia
La pubblicazione della Relazione al Parlamento 2026 (con dati consolidati relativi all’anno 2025) del Dipartimento delle Politiche contro la Droga e le altre dipendenze offre per la prima volta una scomposizione geografica e analitica che accende i riflettori anche sulle profonde specificità della Sicilia.
L’isola mostra un profilo epidemiologico e assistenziale nettamente differenziato rispetto alla media del Mezzogiorno e del territorio nazionale, caratterizzato da uno spostamento epocale della domanda di cura e da dinamiche di mercato illecitamente mature.
Il mercato delle sostanze e il primato della cocaina e del crack

Nel complesso, in Italia, la cocaina si conferma una delle sostanze con il maggiore impatto sanitario e sociale e rappresenta un terzo dei decessi per droga. Inoltre il 28% degli utenti SerD risulta in carico per uso primario di questa sostanza/crack. Mentre l’eroina – che per la prima volta fa registrare meno decessi rispetto a quelli attribuiti al consumo di cocaina – continua a rappresentare la sostanza principale per il 57% delle persone attualmente in carico.
Se a livello nazionale la cannabis si conferma per diffusione complessiva e l’eroina continua a mantenere sotto trattamento storico una quota rilevante della popolazione adulta (57% degli utenti in carico a livello italiano), in Sicilia lo scenario assume connotazioni del tutto peculiari.
Insieme alla Lombardia, la Sicilia fa registrare una delle percentuali più basse in assoluto a livello nazionale per quanto riguarda l’utenza in cura primaria per oppiacei. Al contrario, l’isola è al centro di una vera e propria esplosione nei consumi e nella richiesta di assistenza per la cocaina e, in particolar modo, per il suo derivato a bassissimo costo e ad altissimo impatto marginale: il crack.
I flussi regionali indicano che in contesti metropolitani siciliani (come Palermo e Catania) l’uso primario di cocaina e crack, spesso legato al fenomeno della poli-assunzione (ossia il consumo contemporaneo di più sostanze psicotrope combinate con alcol e farmaci), ha assunto un rilievo drammatico. La Relazione 2026 evidenzia come la richiesta di presa in carico legata a queste specifiche sostanze sfiori nell’isola livelli di assoluta emergenza sanitaria. Questo cambiamento ha imposto una riconversione strategica dei protocolli dei SerD (Servizi per le Dipendenze) siciliani, che storicamente erano nati e strutturati per rispondere alle crisi d’astinenza da eroina tramite trattamenti farmacologici sostitutivi (come il metadone).
Un altro indicatore critico per l’isola riguarda l’autoproduzione e le reti di approvvigionamento. Le attività di contrasto condotte dalle Forze dell’Ordine evidenziano che la Sicilia – complici le caratteristiche climatiche e le ampie aree rurali interne – si posiziona ai vertici delle classifiche italiane per il rinvenimento e il sequestro di coltivazioni illecite di cannabis sul territorio nazionale, una filiera che condivide con regioni come la Calabria e la Sardegna. Questo dato sottolinea una forte capacità di penetrazione e radicamento dei mercati criminali locali, capaci di integrare le rotte internazionali del narcotraffico con canali di produzione autoctoni ad alta resa e con un’elevata concentrazione di principio attivo (THC).
Prevalenza dei consumi studenteschi e l’efficacia dei programmi di prevenzione nell’isola
Se i dati nazionali evidenziano una ripresa generalizzata del consumo di sostanze illegali tra i minorenni (passato dal 20% al 23% in un anno), la scomposizione geografica della Regione Siciliana mostra indici di prevalenza studentesca che meritano un’analisi disaggregata.
A fronte di questa esposizione, il report analizza l’architettura dei piani di prevenzione scolastica. In Sicilia, l’attuazione dei progetti accreditati dal Dipartimento si scontra con la complessa governance della rete territoriale. Nonostante la copertura teorica dei progetti di “Peer Education” (educazione tra pari) e di potenziamento delle Life Skills copra circa il 68% degli istituti scolastici aderenti nelle province di Palermo, Catania e Messina, nelle aree interne e nei comuni a elevato indice di vulnerabilità sociale ed economica la continuità di questi interventi scende sotto il 40%.
La forte collaborazione richiesta tra gli uffici scolastici regionali (USR) e i dipartimenti di salute mentale (DSM) delle singole ASP siciliane risulta spesso frammentata a causa di carenze burocratiche. Il report evidenzia tuttavia una nota positiva: i rari progetti regionali integrati a lungo termine che associano la prevenzione del consumo di sostanze al contrasto del cyberbullismo hanno mostrato un tasso di efficacia superiore dell’11% nel medio periodo rispetto agli interventi spot di una singola giornata, confermando la necessità di stanziare fondi strutturali e non straordinari.
L’impatto sanitario, accessi al Pronto Soccorso e decessi droga-correlati
I dati sulle conseguenze acute dei consumi restituiscono l’indicatore più drammatico dell’emergenza legata alla tossicodipendenza in Sicilia. La mappa delle ospedalizzazioni e degli accessi droga-correlati nei Pronto Soccorso dell’isola fotografa una situazione di forte sofferenza per i presidi di prima emergenza, in particolare nelle aree metropolitane.
Mentre a livello nazionale i ricoveri legati all’eroina mostrano una flessione storica, i Pronto Soccorso della Regione Siciliana registrano un incremento significativo di accessi urgenti dovuti a crisi psicotiche acute, arresti cardiocircolatori e stati di grave alterazione psicomotoria direttamente riconducibili all’assunzione di crack e cocaina in modalità combinata.
Molti di questi interventi urgenti coinvolgono giovani e giovanissimi non ancora registrati o presi in carico dai SerD territoriali, configurando il fenomeno dell’emersione tardiva della dipendenza solo in fase acuta di shock sanitario.
Sul fronte tragico dei decessi per overdose da stupefacenti, la Sicilia mostra un inversione di tendenza epidemiologica rispetto al passato. Se storicamente la mortalità era legata quasi esclusivamente all’eroina da strada tagliata male o all’assunzione concomitante di metadone e alcol, i registri tossicologici forensi regionali integrati nel report 2026 documentano che oltre il 40% dei decessi per droga registrati sul territorio siciliano nell’ultimo anno è attribuibile alla tossicità acuta da cocaina/crack e alla presenza letale di miscele contenenti nuovi oppioidi sintetici non identificati dai consumatori al momento dell’acquisto.
Questo dato sottolinea l’urgenza di potenziare la rete di rilevamento tossicologico rapido in dotazione alle strutture ospedaliere dell’isola e alle terapie intensive, per consentire ai medici di identificare tempestivamente le molecole responsabili e somministrare i protocolli di rianimazione e gli antidoti specifici prima del collasso delle funzioni vitali.
Il carico di lavoro straordinario sui SerD e le prestazioni psicosociali
L’evoluzione dei consumi si riflette in modo diretto sulla pressione che grava sulle strutture sanitarie regionali. La rete ambulatoriale siciliana per le dipendenze si trova a gestire una platea di utenti estremamente variegata, dove all’invecchiamento cronico degli ex tossicodipendenti da oppiacei si affianca l’ingresso massiccio di giovanissimi con gravissimi quadri di alterazione comportamentale legati all’uso di stimolanti e crack.

La mappa nazionale dell’assistenza contenuta nella Relazione mostra un dato organizzativo molto indicativo: la Sicilia è tra le regioni italiane con la più alta percentuale di prestazioni di tipo psicosociale e di supporto territoriale erogate dai propri servizi. Mentre in altre parti d’Italia l’intervento si concentra prevalentemente sulla somministrazione farmacologica o sullo screening prettamente sanitario, nell’isola la quota di prestazioni psicosociali sul totale degli interventi regionali supera sistematicamente la media nazionale, attestandosi stabilmente intorno al 30%.
Ciò dimostra come il disagio legato alle dipendenze in Sicilia sia profondamente interconnesso a fattori di vulnerabilità socio-economica, alla dispersione scolastica e alla marginalità urbana, richiedendo un imponente lavoro di mediazione, sostegno alla famiglia e inserimento lavorativo da parte di assistenti sociali, psicologi ed educatori professionali.
Inoltre, la Sicilia spicca a livello nazionale per l’implementazione di servizi specialistici di primo livello e interventi a elevato contenuto clinico, in particolare attraverso le unità mobili (i camper e i presidi di strada). Secondo le rilevazioni ministeriali, oltre il 75% dei servizi siciliani garantisce, tramite queste unità di prossimità, attività cruciali quali:
-
Lo screening tempestivo dei disturbi psichiatrici associati all’uso di sostanze (la cosiddetta doppia diagnosi);
-
La presa in carico integrata e a bassa soglia di soggetti fortemente marginalizzati che difficilmente si recherebbero spontaneamente presso le sedi istituzionali dei SerD.
Questo approccio di “medicina di strada” rappresenta l’argine principale contro il degrado sanitario nei quartieri caldi delle grandi città dell’isola.
Le dipendenze comportamentali: l’allarme del gioco d’azzardo e del digitale
Il report del Dipartimento dedica una sezione corposa alle dipendenze non correlate all’uso di sostanze, esplorando l’universo delle abitudini digitali e del gioco d’azzardo tra i minori.

Tra le nuove tendenze nei comportamenti a rischio tra gli studenti minorenni, ci sono le forme legate al digitale: quasi 230mila giovani hanno mostrato un utilizzo problematico di Internet e il 47% ha riferito di essere stato vittima di episodi di cyberbullismo.
Anche in questo macro-ambito, i dati relativi alla Sicilia tracciano un quadro di forte esposizione al rischio: l’incidenza di questo fenomeno è amplificata da fattori culturali e da una capillarità diffusa di punti scommesse fisici che si sommano all’offerta online. Gratta&Vinci e scommesse sportive (principalmente calcistiche) rappresentano le porte d’accesso preferite dai ragazzi. L’alta prevalenza di profili di gioco giudicati “a rischio” o già parzialmente “problematici” ha spinto le istituzioni isolane a correre ai ripari.
Per contrastare la diffusione del Disturbo da Gioco d’Azzardo (DGA), la Regione Siciliana ha dovuto strutturare e finanziare un apposito Piano regionale triennale per il contrasto al gioco d’azzardo e alle dipendenze patologiche. Questo piano è focalizzato sul potenziamento dei controlli nei pressi degli istituti scolastici, sulla formazione dei medici di medicina generale per il riconoscimento precoce dei sintomi e su campagne di sensibilizzazione rivolte alle famiglie.
Parallelamente, l’uso problematico di Internet, l’esposizione al cyberbullismo (che a livello nazionale tocca la cifra monstre del 47% degli studenti) e il fenomeno dell’isolamento sociale volontario (Hikikomori) vedono la scuola siciliana fortemente impegnata in progetti di prevenzione. Gli interventi di prevenzione ambientale e universale nell’isola cercano di fare rete con i Comuni e con gli enti del Terzo Settore per offrire alternative ricreative, sportive e culturali ai giovani, nel tentativo di contrastare la tendenza alla reclusione digitale e al policonsumo compensativo.
Investimenti e potenziamento delle infrastrutture sanitarie in Sicilia
A fronte di questo scenario complesso, la risposta istituzionale si sta muovendo sia sul piano del rafforzamento del personale sia su quello strutturale, sfruttando i canali di finanziamento nazionali e i piani di riorganizzazione sanitaria.
Sul piano strutturale, la Sicilia è stata inserita ufficialmente tra le regioni italiane che hanno fatto registrare un trend di crescita e di progressiva attivazione per quanto riguarda gli Ospedali di Comunità.
Queste strutture sanitarie territoriali di ricovero breve, a gestione prevalentemente infermieristica, sono destinate a svolgere un ruolo chiave anche nel sistema delle dipendenze. Esse permetteranno di alleggerire i Pronto Soccorso generali dell’isola dagli accessi impropri legati a intossicazioni acute non letali o a crisi d’astinenza gestibili sul territorio, garantendo una continuità assistenziale protetta e un canale di comunicazione diretto con le comunità terapeutiche e i servizi di riabilitazione sociosanitaria.
In conclusione, la Relazione al Parlamento 2026 consegna alla Sicilia la consapevolezza di una sfida a tutto campo: una “guerra” non solo contro i trafficanti e le piazze di spaccio di crack, ma contro una fragilità sociale diffusa che richiede risposte tempestive, risorse certe e una costante capacità di fare squadra tra sanità pubblica, scuola e reti familiari.
Il sottosegretario Mantovano ha ribadito che la complessità di questa “guerra” richiede una straordinaria capacità di fare squadra, chiedendo il concorso attivo di Regioni, Comuni, scuole, terzo settore e delle famiglie.
Per sostenere le azioni di contrasto e prevenzione, il sistema nazionale contro le dipendenze può contare su uno stanziamento di oltre 160 milioni di euro per l’anno corrente, finanziamento richiamato anche dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel confermare che l’esecutivo è attivamente al lavoro per il varo definitivo del nuovo “Piano nazionale sulle dipendenze”.
FONTE DATI: relazione al parlamento diffusa dal dipartimento delle politiche contro la droga e le altre dipendenze
Nota metodologica
La Relazione al Parlamento 2026 sul fenomeno delle dipendenze in Italia rappresenta il principale strumento di monitoraggio epidemiologico, sociosanitario e di contrasto a livello nazionale. I dati presentati si riferiscono principalmente alle rilevazioni consolidate nel corso dell’anno 2025.
La metodologia di raccolta ed elaborazione dei dati si basa sull’integrazione di flussi informativi multidimensionali, provenienti da diverse fonti istituzionali e amministrative regolarmente attive sul territorio italiano:
-
Flusso epidemiologico e sanitario: I trend sui consumi di sostanze, sull’abuso della tecnologia e sulle dipendenze comportamentali (come il gioco d’azzardo) tra la popolazione giovanile derivano da indagini campionarie standardizzate condotte annualmente nelle scuole secondarie di secondo grado. I dati relativi alla presa in carico e ai trattamenti si basano sui flussi ufficiali del Ministero della Salute (Sistema Informativo Nazionale Dipendenze – SIND), che raccolgono le attività dei SerD territoriali e delle strutture del privato sociale accreditato, integrati con i registri dei ricoveri ospedalieri e degli accessi droga-correlati nei Pronto Soccorso.
-
Flusso di contrasto e offerta di mercato: Le statistiche su sequestri, arresti e dinamiche del narcotraffico illecito sono elaborate attraverso i dati ufficiali forniti dal Ministero dell’Interno e dalle Forze dell’Ordine, coordinati dalla Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (DCSA).
-
Nuove Sostanze Psicoattive (NPS): L’identificazione delle nuove molecole sul territorio avviene tramite le segnalazioni e le analisi tossicologiche di laboratorio inviate in tempo reale dalle strutture sanitarie e dalle autorità giudiziarie al Sistema Nazionale di Allerta Precoce (SNAP).






