Il presidente dell’Ordine dei medici di Palermo Toti Amato, e il consiglio direttivo aderiscono all’appello di Medici per i diritti umani (Medu) a sostegno dell’iniziativa promossa da Physicians for human rights Israel (Phri) per la liberazione immediata di 14 medici palestinesi di Gaza.
L’appello “Curare non è un crimine” pubblicato da Medu su Change.org, richiama il ricorso presentato da Phri davanti alla Corte suprema israeliana, chiedendo una presa di posizione della comunità medica e sanitaria italiana.
Secondo le due organizzazioni, i 14 professionisti sono detenuti senza accuse formali e senza adeguate garanzie processuali. La richiesta è estesa anche alla tutela di tutti gli operatori sanitari palestinesi di Gaza detenuti illegalmente o arbitrariamente. Le autorità penitenziarie israeliane respingono le accuse di maltrattamenti, mentre Phri e altre organizzazioni internazionali hanno sollevato gravi preoccupazioni sulle condizioni di detenzione.
“L’Ordine dei medici di Palermo si unisce all’appello di Medu e Phri perché la protezione di chi cura non può essere sospesa nei conflitti – affermano Amato e il consiglio direttivo – l’atto medico non può essere criminalizzato. Ogni sanitario deve poter assistere feriti, malati e persone fragili nel rispetto del diritto internazionale umanitario, senza essere esposto a detenzioni arbitrarie, persecuzioni o violazioni dei diritti fondamentali”.
L’Omceo esprime “solidarietà e vicinanza ai colleghi palestinesi e a tutto il personale sanitario impegnato a Gaza in condizioni estreme, richiamando i principi fondanti della professione: tutela della vita, diritto alla salute, inviolabilità della missione sanitaria e rispetto della dignità della persona”.
“Non si tratta di una posizione politica o identitaria – aggiungono Amato e il consiglio direttivo – ma della difesa dei valori universali della medicina e della deontologia. Medici e sanitari sono i veri ambasciatori di pace. Per questo chiediamo alle istituzioni italiane, europee e internazionali competenti di sostenere ogni iniziativa utile alla liberazione dei medici detenuti, alla verifica indipendente delle condizioni di detenzione e alla protezione degli operatori sanitari nei contesti di guerra e di crisi umanitaria”.



