Il 4 novembre 2026 sarà una data “storica” per la città di Palermo. Sarà il giorno in cui le fermate “Porto” e “Politeama” dell’anello ferroviario apriranno i battenti. Un open day a cui parte della politica comunale e regionale è pronta a presentarsi con le forbici in mano e con il classico sorriso d’ordinanza da favorire ai fotografi. In realtà, c’è davvero poco da essere contenti. Soprattutto guardando al passato.
Dodici anni di attesa, non c’è nulla da festeggiare
I lavori sono partiti nel lontano 2014. Anno nel quale commercianti e residenti dell’area fra piazza Castelnuovo e via Amari hanno iniziato la loro personale via crucis fatta di disagi e chiusure. Il cantiere, secondo le previsioni iniziali, avrebbe dovuto concludersi entro 1089 giorni, più precisamente a luglio 2017. Ma la storia è andata diversamente. Fra la politica siciliana e il completamento dei lavori si sono frapposti alcuni ostacoli difficili da superare. Prima il fallimento di Tecnis, ditta incaricata inizialmente dell’esecuzione delle opere. Poi l’emergenza pandemica fra il 2020 e il 2021, la quale ha limitato l’attività nei cantieri. Successivamente, l’aumento dei costi dei materiali edili causato dalla guerra in Ucraina. Solo con l’avvento nei cantieri della ditta D’Agostino, azienda subentrata nell’esecuzione del progetto, le fermate “Porto” e “Politeama” hanno avuto un’accelerazione tangibile. Fatto che porta ai giorni nostri, con l’arrivo del tanto atteso taglio del nastro.
Cosa riceveranno i palermitani dopo oltre un decennio?
Da mercoledì 4 novembre i palermitani dovrebbero ricevere le tanto agognate fermate dell’anello ferroviario di Palermo. Già, chiamiamo le cose con il loro nome. Quanto si sta per inaugurare non è una metropolitana. Sono stazioni a servizio di un sistema differente, con frequenze e strutture diverse. E qui si pone il primo punto all’ordine del giorno. I mezzi a disposizione per la cittadinanza. Ad oggi, su anello e passante ferroviario transitano mediamente mezzi ogni 30 minuti. Troppo poco per la potenziale utenza della quinta città d’Italia. Un problema già noto da anni. Da tempo infatti si parla di un possibile tavolo di confronto fra RFI e Regione Siciliana per rivedere gli accordi attualmente in essere sui servizi di trasporto ferroviari del capoluogo siciliano. Ad oggi però non si hanno notizie ufficiali in merito.
Frequenza ed intermodalità: i dubbi sull’anello ferroviario
La questione non è di lana caprina. Soprattutto al netto di un altro tema che riguarda l’opera, ovvero l’intermodalità. Anello e passante ferroviario sono due strutture interne al capoluogo siciliano attualmente connesse da una sola fermata, ovvero “Notarbartolo”. Peraltro soltanto in una direzione. Fino al completamento del semianello superiore e della fermata “Turrisi-Colonna”, l’utenza potrà spostarsi in una sola direzione con l’attuale traffico ferroviario. Dopodiché, per procedere verso l’aeroporto o la Stazione Centrale, dovrà prendere un altro treno. Un cambio che potrebbe avere tempi di percorrenza superiori a quelli che oggi, almeno a livello cittadino, può garantire Amat con i mezzi su gomma e, in un futuro prossimo, attraverso il tram.
Fatto non da poco visto gli eventi che il capoluogo siciliano si propone di ospitare, a cominciare da Euro 2032. Stante le informazioni disponibili sull’app Trenitalia, un utente impiega mediamente 37 minuti per raggiungere la Stazione Centrale dalla Stazione Giachery (con un cambio a Palermo Notarbartolo). Da Giachery a De Gasperi, fermata più vicina allo stadio Renzo Barbera, è previsto invece un tempo medio di percorrenza di 22 minuti. Tutto al prezzo di 2 euro a tratta, contro un prezzo medio del biglietto Amat fissato ad oggi a 1,40 euro (prossimamente potrebbe salire a 1,60 euro). In alternativa, è possibile sottoscrivere un biglietto giornaliero da 6 euro con cui circolare eventualmente anche sui mezzi Amat. La domanda è legittima: alle attuali condizioni di mezzi ed orari, l’anello ferroviario si propone come alternativa competitiva alle auto o agli altri mezzi del trasporto pubblico locale? Oppure rischia di trasformarsi presto in una cattedrale vuota?
Domande legittime. Le risposte, prima o poi, arriveranno.



