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L'intervista

Autonomia differenziata, Mannino: “La Sicilia rischia di perdere risorse e lavoro”

lunedì 1 Luglio 2024

Alfio Mannino, segretario generale della Cgil in Sicilia, in quale settore a suo avviso, l’Autonomia differenziata determinerà i maggiori danni per la Sicilia?

“I maggiori danni saranno su istruzione e sanità, ma anche su infrastrutture e servizi. Per quanto riguarda la scuola ci saranno meno risorse e questo inciderà sui processi di innovazione, sulle strutture rendendo impossibili ad esempio i necessari interventi sull’edilizia. L’autonomia sarà anche di natura didattica e organizzativa con la creazione di una discrasia culturale e formativa con le altre parti del Paese. La scuola in Sicilia avrebbe bisogno di investimenti e invece si va nella direzione opposta. Inoltre, se i contratti del personale della scuola non saranno gli stessi in tutto il Paese, si rischia anche che molti docenti decidano di non tornare in Sicilia, determinando una povertà anche dal punto di vista delle figure professionali che devono portare avanti istruzione e progetti formativi. Sulla sanità è presto detto: i problemi del settore sono tanti, il diritto alla salute non viene garantito e con l’autonomia differenziata ci saranno ancora meno risorse, quindi la forbice con Centro Nord in tema di qualità del sevizio si allargherà. Noi abbiamo calcolato che nell’immediato la Sicilia avrà un taglio di risorse disponibili di 1,3 miliardi e questo inciderà su tutte le infrastrutture e sulla qualità di tutti i servizi”.

Non pensa che la disaffezione per la politica con il forte astensionismo alle ultime Europee, possa confinare l’argomento in un limbo di poco interesse?

“Il rischio c’è ma noi ci auguriamo un sussulto di dignità e di consapevolezza dell’opinione pubblica. La disaffezione è determinata dal fatto che non avendo risposte dalla politica in molti è cresciuto il sentire che la partecipazione democratica non sia lo strumento per cambiare le proprie condizioni di vita. E’ invece questo lo strumento che abbiamo a disposizione. Bisogna partire proprio dalla consapevolezza dello scarto tra il dibattito politico, le scelte istituzionali e i bisogni reali per un colpo di reni, una reazione che faccia sentire forte che questa situazione non passa in sordina. Un esempio: il presidente della Regione in recenti interviste non fa che parlare di rimpasto e qualità dei suoi assessori. SI è accorto dell’emergenza rifiuti, dell’emergenza siccità e di tutte le altre? Solo il voto democratico può ridare senso alla realtà di una Sicilia e di un Paese che vogliono risposte e che non ci stanno ad abdicare sui diritti e sulle prospettive della propria terra e delle future generazioni. E’ necessario che la battaglia contro l’Autonomia differenziata, misura alla quale paradossalmente e per meri equilibri politici Schifani ha acconsentito, diventi battaglia di massa, condivisa dal più ampio numero di persone”.

Secondo alcuni, l’Autonomia differenziata è un’arma di distrazione di massa. Quali argomenti convincenti possono valere per dimostrare che non è così?

“Non credo che sia un’arma di distrazione di massa. E’ una misura destinata a incidere negativamente sulle prospettive di sviluppo della nostra regione, facendo peggiorare le condizioni di vita della popolazione. Non è un tema astratto. Abbiamo bisogno di maggiori risorse e di progetti di sviluppo e non avremo nessuna di queste due cose. Se sul piano nazionale vedremo una “confusione”, determinata dalle sovrapposizioni che si creeranno nel momento in cui ogni regione deciderà il proprio ambito di autonomia, su quello più strettamente regionale c’è da chiedersi che fine farà l’autonomia speciale”.

La Sicilia sempre con la valigia in mano, è una terra spopolata dove le aspettative trovano spesso cittadinanza altrove. C’è una promessa che si sente di fare per dare voce alle aree interne e a chi rischia ulteriori penalizzazioni?

Quello che ci preoccupa è la qualità dello spopolamento. Vanno via i giovani, la parte più dinamica della società, quella da cui può partire un’iniziativa di riscatto. Quello che ci conforta è il fatto che proprio in questa fascia crescono i fermenti progettuali e di iniziativa di tanti giovani che non intendono subire scelte destinate a incidere così profondamente sulla loro vita e che chiedono altro. Come Cgil da un anno abbiamo intrapreso un percorso con associazioni giovanili che pretendono di potere restare nella propria terra e di ritornarci, avendo qui e non altrove prospettive. Continueremo a sostenerle, a stare dalle parte di quei giovani che non ci stanno a vedere affondare la propria terra e che hanno ben chiaro il valore della partecipazione democratica. Stare dalla loro parte significa dire un forte No all’autonomia differenziata, che si senta in tutte le sedi in cui è possibile esprimersi, a partire dalle urne. Un no anche alla deriva antidemocratica che rischia di travolgerci trascinando con sé diritti fondamentali affermatisi con la lotta e il sacrificio di tanti”.

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