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Barzellette, incompatibilità e memoria corta,
da Sgarbi a Micari dov’è finita la politica?

giovedì 14 Settembre 2017
fabrizio micari

Che Vittorio Sgarbi non stia facendo sul serio sembra chiaro. Pensare ad una Sicilia governata da Morgan, Chiambretti e Vladimir Luxuria è, non soltanto poco più che una barzelletta, ma un’offesa all’intelligenza di milioni di Siciliani. Ma forse Sgarbi ha ragione nell’avanzare questa provocazione, perché è un po’ come dire, “visto che vi siete fatti governare per cinque anni da uno come Crocetta, a questo punto siete messi così male che vi piazzo Morgan e Luxuria, perché è questo che vi meritate”.

Detto questo, pensare che il critico d’arte voglia davvero candidarsi è difficile da credersi. E allora a cosa serve tutta sta caciara? A fare confusione, appunto. Forse per “costringere” Berlusconi e i suoi ad addivenire a più miti consigli e concedere qualcosa a qualcuno, magari in occasione delle prossime elezioni politiche. E d’altronde, l’ idillio fra Vittorio Sgarbi e l’ex presidente Cuffaro ha il sapore di qualcosa di strano. Che rapporto hanno la proposta di far della Sicilia un paradiso per turisti gay (come avanzato da Sgarbi) e la matrice fortemente cattolica che è un po’ la bandiera di Cuffaro?

Misteri della fede, direbbe qualcuno… Così come è un mistero come possa Fabrizio Micari, rettore dell’Università degli studi di Palermo, candidarsi a presidente della Regione. In quanto rettore, infatti, è presidente dell’azienda Policlinico e una simile funzione comporterebbe la sua ineleggibilità. Inoltre, da tempo i suoi avversari ricordano che per potersi candidare, il prof si sarebbe dovuto dimettere da Rettore lo scorso 27 luglio. E non solo non lo ha fatto, ma Micari ha annunciato che si dimetterà solo in caso di vittoria elettorale: della serie, soddisfatti o rimborsati. Infine, come ricorda Il Fatto quotidiano, ci sarebbero difficoltà procedurali anche nell’ottenere l’aspettativa da lui annunciata per proseguire la campagna elettorale.

Peraltro, il “rifugio Micari” sembra agli occhi di chi conosce bene fatti e questioni di Sicilia come il tentativo del centrosinistra di restare a galla, proponendo un nome nuovo, al solo scopo di far dimenticare cinque anni di presidenza Crocetta.

E se è vero che Renzi lo blinda, è verissimo che più di un colonnello del Pd starebbe meditando di lasciare l’allegra brigata Dem, per transitare nelle fila della sinistra di Claudio Fava.  Scelte dovute – pare – agli ultimi sondaggi, che non darebbero il Pd messo molto bene. E d’altronde, un partito che fin dall’inizio ha fatto la voce grossa contro Crocetta, mantenendo al contempo assessorati, sottogoverni e incarichi vari, non è che abbia tantissime speranze di ottenere il plauso degli elettori siciliani.

 

 

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